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Mercoledì, 12 Settembre 2018 14:41

OFFESTIVAL di RETE 180 dell’anno 2018

di Barbara Baroni

A quarant’anni dalla Legge Basaglia Mi Riguarda-Rete 180 ha proposto vari eventi ed iniziative in occasione dell’OFFESTIVAL (7-9 Settembre 2018) durante il Festivaletteratura a Mantova in due luoghi prestigiosi quali La Cervetta (all’interno sono stati raccolti frammenti di decorazioni pittoriche d’atmosfera mantegnesca) e Piazza Canossa, annunciati da stendardi ed infine con squilli di tromba. Il 13 maggio 1978 il Parlamento approvò la legge 180 dal titolo “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari ed obbligatori” e poi incorporata nella Legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale.

La chiusura dei manicomi è inserita nel miglioramento della condizione femminile, riconoscimento dei diritti umani. Ricordiamo che decorre anche il sessantesimo della Legge Merlin 1956 per la chiusura delle case di tolleranza. Tutto è iniziato il giorno 7 settembre con gli amici di Modena che si dedicano al campo del fumetto, uno dei temi Festival di quest’anno. Il gruppo, diretto da Luca Bozzoli fumettista e infermiere, Maurizio, Silvano e Francesco ha spiegato la propria esperienza con chiarezza ed immediatezza lasciando piacevolmente coinvolto il pubblico. Perché inserire il Fumetto nell’ambito della salute mentale? È un modo gentile per trattare temi difficili e sdrammatizzare. Anche senza banalizzare ed evitando squilibri nel giovane. Le fasi lavorative comprendono prima l’idea e stesura di una storia, poi la scrittura del testo dei palloncini, tracce a matita realizzate dall’insegnante, l’inchiostratura con profili e riempimenti in nero sempre da parte del gruppo, sceneggiatura, inserimento dei balloon e rifinitura al computer.

Il tema trattato è quello delicato delle malattie mentali (ansia, depressione, ipocondria, bullismo, psicosi, disturbi dell’alimentazione e nuovi progetti, bipolarismo, uso compulsivo del cellulare, alcolismo ed azzardopatia, da distinguere dalla ludopatia) con umorismo e dove non manca una supervisione scientifica. Le opere realizzate con perizia fanno riflettere e sono destinate alle scuole medie e superiori, dove i Fumetti più richiesti sono quelli sull’ansia ed il bullismo legati al mondo di allievi ed insegnanti, date solo in omaggio. Sono diffusi sulla pagina facebook Fumetto collettivo. Per restare nell’ambito figurativo, anche se in un genere diverso, passiamo alla medaglistica con l’opera in argilla del maestro Andrea Jori, medaglia commemorativa realizzata su proposta d’Armando Araldi coll’immagine di Franco Basaglia ad emblema, in vendita presso Via Accademia, Mantova presso l’Atelier dello stesso scultore.

Questa medaglia rappresenta un volto che sembra rivolto a noi con grande umanità per pronunciare forse proprio quel “mi no firmo” rilevato da Adriano Sofri come frase rivoluzionaria per la riforma della psichiatria e trattamento umano soggettivo del paziente. Infatti l’artista ha saputo cogliere l’anima del protagonista Franco Basaglia per sottolineare come tutti possiamo aggiungere una goccia nel mare facendo nostre le sue idee, il suo spirito, la sua iniziativa, in un momento di parziale rallentamento nella riforma della salute mentale, come ha sottolineato Peppe Dell’Acqua. Un materiale povero e legato al territorio, l’argilla che fa pensare agli arredi, stoviglie, abiti, alle piccole cose che curate a Gorizia restituivano umanità ai pazienti.

Andrea Jori ha sottolineato “le origini antichissime della medaglistica, lo scopo dell’arte e di quest’arte in particolare di farci ricordare un episodio, un volto, un fatto storico, quando spesso le conquiste si dimenticano. Tradurre idee che appartengono alla collettività e trasmetterle ai contemporanei ed alle generazioni future. L’arte è un veicolo molto efficace perché va al cuore delle persone che è l’anticamera della mente”. Una medaglia da collezionare per gli appassionati e tenere per ricordo quando sono cari i temi della salute mentale. Emerge accanto a Basaglia la personalità d’Agostino Pirella innovatore che ha lavorato a Mantova quando c’era la rivista “Il neurone”, parlando già negli anni ‘50 di psicoanalisi e televisione.

Luigi Benevelli ha commentato la videointervista di Nico Casagrande curata da Paolo Serra, regia Stefano Dei dove si descrivevano e in parte contrapponevano le figure d’Agostino Pirella e Franco Basaglia l’uno teorico, l’altro pratico e diretto. Secondo il suo parere ci sono invece punti in comune tra i due “antipsichiatri”: l’umanità con i pazienti, la politica attiva, lo studio di fenomenologia, filosofia tedesca del soggetto, confermata dalla presenza di un’ampia biblioteca d’Agostino Pirella nella sua dimora presso il manicomio di Mantova (dove vivevano anche gli psichiatri con le famiglie) in condizioni modeste. Sono entrambe figure di medici che si tolgono il camice e rifiutano di “pesare i cervelli”, si oppongono alla cruda fisiologia imperante e per questo non possono fare la carriera universitaria.

La fase tra 1960 e 1969 attraversata dal’68, momento storico difficile, ma nel campo psichiatrico animato da questo personaggio instancabile Franco Basaglia che ha inventato assemblee dove i pazienti si riappropriavano della loro personalità alienata dai camici grigi, dai capelli rasati e tornavano soggetti pensanti, portatori di storie ed attivi per il cambiamento delle proprie sorti e di quelle degli altri “internati”. Un sogno pratico, cambiamento che si radica nell’esperienza del carcere affrontata da Basaglia a Venezia all’età di 17 anni durante la Resistenza. Una vita generosa spesa per gli altri, conclusasi tristemente a causa d’un tumore al cervello, ma senza lasciare fino all’ultimo il proprio lavoro e dopo un soggiorno a Mantova. Peppe Dell’Acqua e Adriano Sofri hanno presentato il libro d’Antonio Slavich “All’ombra dei ciliegi giapponesi”, grafica Ugo Pieri vignettista, Collana 180 (il figlio Carlo Slavich storico greco ha raccolto a più riprese il diario del padre su nastro). Potrebbe sembrare di nicchia, ma ha una chiave importante ossia che risveglia psichiatri stanchi ed è modello per i giovani nuovi psichiatri: ormai c’è superficialità dove non si scopre il Big Bang.

Basaglia viene da Padova, scopre in manicomio un orrore e si pone la domanda chi c’è intorno? 600 internati che non si vedono. La passione amorosa, invidia, desiderio d’amore si traducono in malattie mentali ed internati. Slavich e Basaglia non si basano sulla formazione in medicina ma su studi filosofici e ricerca del soggetto. In questa città vuota di frontiera devono scoprire cosa c’è sotto, uomini, donne, ragazzi, partigiani. Parlano con tutti e stilano un carnet. Comprendono che si può vedere nell’altro l’amore. Si parlano. Il potere mortale e la vergogna da eliminare. Non sono più malati, ma cittadini. Secondo Norberto Bobbio chiudendo i manicomi è stata “ridata la libertà”. Non si coglie un mondo fermo, deserto che non ci sono parole per descrivere. E qui ricordiamo l’episodio del raccogliere i sassi dell’Isonzo per riprendere a muoversi, che rammenta la poesia di Ungaretti I fiumi e “la muraglia” montaliana contro cui si va a sbattere secondo Adriano Sofri quando si affrontano queste dure realtà.

Nascono angosciose domande, si richiede una riflessione fenomenologica sull’Essere-con di Heidegger e Sartre, la necessità di un impegno costante per liberare i luoghi dove ancora in Italia e nel mondo si opera la “contenzione”. Non dimentichiamo come ci fossero persone legate ai letti, agli alberi, immobili sul cemento e ragazze anoressiche costrette ad alimentarsi col tubicino dal naso, senza dare loro altra assistenza. L’elettroshock è potenzialmente letale. L’evento si è concluso coll’Assemblea (che richiama il termine basagliano) in Piazza Canossa, dove oltre a 180 poltroncine la gente gremiva tutto intorno. Patrizio Roversi ha chiesto se gli psichiatri siano venuti a Canossa, ricordando la scelta emblematica di questa piazza.

Ha continuato parlando del libro di Giovanni Rossi “Due o tre cose che so di Lei”. Infatti secondo Rossi il sapere sulla salute mentale è formato “dalle due o tre cose che ognuno può aggiungere”. Erano tra l’altro presenti tante radio oltre alla nostra Rete 180, tra cui Radio Shock da Piacenza rappresentata da Lelia Zoppellari (nel lontano 2011 è nata grazie a lei la mia prima trasmissione Paroliamo), che ha intervistato in modo divertente Patrizio Roversi, Radio Scompiglio realtà veronese nascente con Debora Lucchetti, a cui si sono aggiunti Comip (Children of mentally ill parents-prima Associazione italiana figli di genitori con disturbi mentali) presidente e vicepresidente Stefania Buoni, Gaia Cusini autrice d’una interessante tesi di laurea sull’argomento, Carlo Miccio autore di “La trappola del fuorigioco”, l’Associazione Oltre la siepe ed altri. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato.

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Last modified on Mercoledì, 12 Settembre 2018 15:14

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