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Venerdì, 12 Ottobre 2018 05:10

Giornata mondiale della salute mentale

20181010 100805 width=Nella Giornata mondiale della salute mentale oggi 10 ottobre 2018 si è tenuto il convegno nell’Auditorium Monteverdi del Conservatorio Campiani di Mantova. Filmati sull’attività dell’ASST e Rete 180 hanno dato modo di avvicinarsi proprio alla Salute mentale attraverso le attività artistiche e l’ascolto. Poi sono intervenuti Beniamino Morselli Presidente della Provincia e Massimo Allegretti Presidente del Consiglio Comunale: “La persona al centro con la sua fragilità”, “nella difficoltà il legislatore non si chiude nei manicomi”.

20181010 111211Poi Giovanni Rossi ha illustrato la Legge 180 nel mondo, durante la proiezione di diapositive del manicomio della città, a Dosso del Corso, prima e dopo la chiusura. Basaglia nel 1961 si recò a Gorizia dove diede inizio ad una riforma morale e spirituale ed un cambiamento reale nella vita dei pazienti che ebbe un’eco forse in tutto il mondo attuale.

20181010 111211A Trieste fu al centro dei movimenti letterari psicoanalitici (tra cui Italo Svevo e Claudio Magris). La forza di Basaglia è la dimensione internazionale, così viaggiò molto e diffuse il suo pensiero soprattutto in Brasile. Sosteneva di scrutare verso il futuro. L’ex Presidente Lula incontrando psichiatri italiani disse “ci avete dato il coraggio”. Questa vicenda d’effetto domino dalla Bolivia al Venezuela sembra richiamare

20181010 112242Dagli Appennini alle Ande. Si possono aiutare gli altri oltre i propri confini angusti, ma pazienti e paesi dovrebbero collaborare autonomamente. Financo Cuba fu coinvolta in questo moto virtuoso, dopo la distruzione a causa d’un uragano, dopo la ricostruzione ottennero priorità le famiglie che ospitavano pazienti. Purtroppo sono aumentati nel tempo i casi dei bisognosi e malati. Un approccio globale, il germe messo da Basaglia si rivela risolutivo con la Legge 180 e continua ancora oggi soprattutto a Mantova, dove egli abitò nell’ultimo periodo. Il viaggio si sviluppa da qui a Leros, un’isola fino a qualche anno fa non amata. “Non andate a Leros” si diceva.

20181010 120517“È l’isola dei pazzi”. Perché qui, fino poco tempo fa, esisteva un manicomio vero e proprio. Il peggiore del mondo. Gli abitanti di Leros non amano parlare del manicomio. In moltissimi ci lavorarono. Erano agricoltori, pescatori, povera gente che in questa struttura si improvvisarono infermieri e guardiani. Fu grazie alla scuola di Trieste e all’antipsichiatria di Franco Basaglia che un giorno, verso la fine degli anni Novanta l’orrore finì. Era dal 1959 che a Leros arrivavano i disperati di tutta la Grecia. Nel dopoguerra l’allora Regina Federica esiliò nell’isola gli organi dei confinati ed esiliati per ragioni politiche. Un confino per centinaia di innocenti. Poi la deportazione continuò. Li portavano a Leros per “ragioni sociali” ha spiegato in un’appassionata intervista il Direttore Jannis Lukas. Bastava fossero diversi, emarginati, non omologati. Fra 1968 e 1974, sotto la dittatura dei colonnelli, arrivarono qui anche dissidenti politici. In alcuni periodi la struttura arrivò ad accogliere anche tremila persone. Anime senza nome e dignità che vagavano, spesso nudi, fra gli enormi e luridi stanzoni del manicomio. Quando, nei primi anni Ottanta, arrivarono gli psichiatri della scuola basagliana, trovarono l’inferno. E, con il cuore e gli occhi gonfi di pietà e orrore, cominciarono a lavorare nel nome della “libertà”, unica terapia di guarigione e rinascita. Aiutarono i pazienti ma soprattutto svolsero un’opera di denuncia. Il manicomio di Leros arrivò alla ribalta internazionale. Sull’isola sbarcarono i giornalisti di tutto il mondo. Il vaso di Pandora si era rotto.

20181010 120540E la verità di quel luogo era visibile al mondo intero. Alla fine degli anni Novanta il manicomio venne chiuso. Molti ex malati vennero introdotti in comunità, altri tornarono a casa, altri ancora formarono una cooperativa sociale che ancora oggi esiste. È per la presenza ancora forte del manicomio - rievocata recentemente dal romanzo di Simona Vinci, “La prima verità” - che Leros solo ultimamente è diventata una meta turistica, sebbene sia ancora poco frequentata.

20181010 120655Ci si arriva per mare da Atene (con il fast ferry ci si mette una notte) e in aereo. E’ un bella isola rocciosa Leros. Sta fra la più famosa Patmos e Calimno, isola delle spugne, a poche miglia dalla costa turca. Se ieri era l’isola del manicomio, oggi è una delle isole degli sbarchi. Qui, lungo la riva del porto, i profughi siriani aspettano la nave per raggiungere il Pireo dove si accamperanno in piccole tende improvvisate. In attesa di poter ripartire. Ricca tra baie, piccole insenature, villaggi di pescatori (come Panteli e Agi Marina), Leros ha belle spiagge e un mare incantato. E’ legata all’Italia in modo profondo e doloroso. Nel 1912, dopo la guerra italo-turca, Leros diventò il centro della colonia italiana in Dodecanneso, ospitò la base navale italiana a Porto Lakki, Portolago, e tornò alla Grecia solo nel 1947. Per questa ragione non cercate qui le tipiche case bianche e azzurre greche. Qui le nuove costruzioni sono un bell’esempio di razionalismo architettonico tipico del ventennio fascista. Bisogna conoscerla per iniziare ad amare Leros. Bisogna girarla e fermarsi sulla riva del mare per respirare il vento.

E allora ci si sentirà veramente in Grecia. Il fantasma dell’occupazione italiana svanirà assieme agli orrori della follia. Nel mondo moderno i pazienti possono dire le loro idee e farsi ascoltare per il rispetto dei diritti umani, fino all’ONU e convenzioni stabiliscono proprio i diritti delle persone con disabilità. Opere e leggi possono cambiare la sorte a milioni di persone. Lo stesso Basaglia dava molta importanza alla società e all’economia dei paesi. Le nuove frontiere cinesi sono in continua espansione. Paul Sartre riconobbe in Basaglia un antesignano della libertà. È proseguita la giornata con una consegna delle medaglie col busto di Basaglia del maestro Andrea Jori, ne abbiamo parlato nell’articolo datato 12/09/ 2018, a insigni personalità di Mantova tra cui spicca Maria Zuccati.

20181010 120749Maria Zuccati ha parlato in modo commovente e sincero: “Vengo prima della 180 eletta in Consiglio Provinciale nel 1956 con un impegno per curare bambini in condizioni di precarietà e poi passo come Assessore all’Ospedale psichiatrico di Mantova, dove purtroppo si legavano i pazienti al letto e si praticava l’elettroshock, tra l’altro non c’erano finestre. Un uomo per terra che cantava (prima davanti al Duomo e a Pradella). Vi erano reparti maschili e femminili, le donne avevano grembiuli grigi con una riga bianca, spettinate e senza denti tali da commuovere ed emozionarmi. Ho preteso che fosse in sede l’Ufficio dell’Assessore al manicomio, aperto ai familiari e un regalo allora prezioso come un pollo venne dato ai cani. I familiari si lamentavano di non vedere i pazienti col medico. Cominciai ad andare nei reparti, parlare con medici e sindacati per far denunciare il direttore del manicomio che fu arrestato. Ci furono medici migliori ed il Consiglio dei delegati aperto ai cittadini. Non restano film e solo poche foto. Quando ero Assessore all’infanzia i minori disagiati erano in istituzioni sparse per l’Italia tra cui a Tiene, Sospiro e Brescia. Andai a visitare Sospiro, una cosa dolorosa. Tornata indietro ho pianto e chiesto al Presidente Gastone da Re di vedere e ritirare i bambini. Fu un progetto che non andò subito in porto, ma rivoluzionò il modo di vedere, pensare, lavorare accanto ai minori”

Intervento di Davide Bregola, Giovanni Rossi con lo scrittore Enea Araldi

20181010 161457Primo argomento è stato il video di Rete180 proiettato al mattino con le parole di una ragazza dell’ASST. Si è prospettata Rete 180 come radioterapia, ma Giovanni Rossi ha declinato questa definizione. Ha accennato alla tecnica di speaking radiofonico in un “atelier” artigianale, creativo, ricordando la sua esperienza sul campo ed il libro “Due o tre cose che so di Lei”. È intervenuto Enea Araldi, parlando della sua esperienza nel mondo della scrittura i sensi, le emozioni e i sentimenti sono gli elementi che permettono allo scritto di emozionare a sua volta chi legge un libro ed è come scrivere ad un vecchio amico. L’arte della scrittura fa bene, come anche pittura, musica, scultura viste nel filmato. Davide Bregola da tre anni tiene corsi di scrittura a partire da classici della letteratura, testi sacri d’esempio per i giovani. La scrittura fatta bene, ci rende sintetici, semplici e complessi eliminando la complicazione. Prima un corso sull’Autobiografia, seguito da quello sulla poesia nel 2017 e in ultimo, in corso d’opera quello sulla immaginazione. L’immago, sidera, desideri, che spingono a scrivere meglio. Non solo lavorare, ma produrre del bello con prospettive di rinascita. Anche delle forme geometriche, il quadrato, il cerchio, la spirale.

Barbara Baroni

Last modified on Venerdì, 12 Ottobre 2018 05:50

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