Rete180

rete180mn@gmail.com

Seguici su

Felix

Felix

Venerdì, 06 Dicembre 2019 22:41

Una giornata di studio sul Cammino Matildico

di Barbara Baroni

Abbiamo ascoltato l'inizio dell'intervento del Prof. Eugenio Riversi, brillante oratore che ha spiegato l'importanza della necropoli di Worms e della parentela tra gli Ottoni e la stirpe matildica con attenzione agli scavi medievali, "Metropolis Germaniae"... Presiedeva Mike Corradi e seguiva Prof. Valerie Eads, studiosa americana.
Una giornata di studio sul Cammino Matildico del Volto Santo
Venerdì a Mantova si è trattato della via che congiunge Lucca e Mantova e della eventualità di estendere tale percorso fino a Spira.

26 novembre 2019 - Venerdì, nella Sala d’Onore del Conservatorio di Musica di Mantova, in via della Conciliazione 33, si è svolta la II Giornata di Studio dell’Associazione Matildica Internazionale (AMI-MIA), in collaborazione con il Club Alpino Italiano (Comitato Scientifico Nazionale e sez. di Mantova). Il CAI , sulle orme di uno dei suoi fondatori Don Gaetano Chierici (1819-1886), ha sempre dedicato un interesse speciale a Canossa (dove promuove scavi) e al Cammino Matildico del Volto Santo da Lucca a Mantova. Così il Cai ha proposto all’AMI-MIA di approfondire insieme il tema dei percorsi tra Italia e Germania al tempo di Matilde ed Enrico IV.

Nonostante il tempo limitato, il Comitato Scientifico, presieduto dal prof. Paolo Golinelli, è riuscito a mettere insieme un programma di livello internazionale, che sarà di sicuro interesse. Aprirà il noto prof. Arturo Carlo Quintavalle, studioso del Romanico padano, della Strada Romea e delle vie dei pellegrini, oltre che di Matilde di Canossa, sulla quale organizzò in Palazzo Tè una memorabile mostra nel 1991: Wiligelmo e Matilde. Verranno poi approfonditi anche i percorsi da Spira, città sulla quale si soffermerà il prof. Eugenio Riversi dell’Università di Bonn. Interverranno Daniele Daolio, Rossella Rinaldi, Gabriele Fabbrici, Ilaria Sabbatini e Giuliano Cervi. Si parlerà anche dell'aspetto di valorizzazione e sviluppo del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico dei cammini, studiato da Chiara Agosti del Politecnico.

Interessante sarà la relazione di Valerie Eads (School of Visual Arts – New York) sugli ostacoli che Matilde frapponeva ai viaggi di Enrico IV verso Roma. L’architetto Bruno Agosti del CAI di Mantova concluderà con una relazione sui Parchi e le Riserve Naturali da Mantova al Brennero. Questo nell’ottica di predisporre le basi culturali proprio per far proseguire il Cammino Matildico del Volto Santo fino a Spira.

Tanti i promotori dell'evento: la Provincia di Mantova che lo ospita; il Comune di Mantova che ne ha favorito la realizzazione; il Comune di Lucca, estremamente attento alla valorizzazione dei territori matildici e al camminare lento, con l’Assessore Ilaria Viètina; il Parco del Mincio attraversato dal percorso e il Cammino Matildico del Volto Santo da Lucca a Mantova, con Angelo Dallasta, responsabile dei Beni culturali della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Alcune relazioni, che poi confluiranno nel n. 3 della rivista dell’Associazione Matildica Internazionale (chiamata: “Matildica”), erano descrittive come asserisce sul sito dedicato
Giuliano Cervi, Presidente del Comitato Scientifico Centrale del Club Alpino Italiano

Lunedì, 25 Novembre 2019 06:59

Cena al buio

"Un'esperienza nuova per assaporare una cena con gli occhi di un non vedente."

Sabato 30 novembre alle 20.00 presso l'oratorio di Solarolo di Goito in via Cà Bianca si svolgerà l'annuale "cena al buio" organizzata dall'UICI" (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS - APS) di Mantova.

Informazioni 3489848525 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Giovedì, 14 Novembre 2019 17:10

Conferenza e intervista a Giovanni-Luigi Manco

di Barbara Baroni

Attraverso un affascinante viaggio nel tempo si analizza il percorso umano, caratterizzato dalla ribellione, nel corso dei secoli, alle false verità della religione, della storia, della politica. La storia ufficiale, l’arte, la filosofia, i Vangeli vengono analizzati e con attenzione vi si cercano gli elementi che possono condurre alla verità, la stessa verità che per secoli è stata nascosta persino dalla Chiesa allo scopo di mantenere i suoi privilegi. Una scrittura asciutta e allo stesso tempo potente che non lascia indifferenti.

Alcuni condivideranno le teorie dell’autore, altri forse si sentiranno a disagio di fronte alle verità scomode che si celano dietro gli inganni dei potenti, facciano essi parte della Chiesa o del mondo politico-economico, ma sarà davvero difficile per il lettore non farsi coinvolgere da quello che è a tutti gli effetti uno studio profondo e seducente dell’animo umano.

Giovanni-Luigi Manco si è laureato in Giurisprudenza a Napoli, è insegnante nelle scuole superiori, vive a Trieste. La critica ha riconosciuto in lui un: “Maestro d’ironia, intelligenza, unico nello splendido, sorridente distacco con i personaggi” (Giorgio Bàrberi Squarotti), dalla “notevole predisposizione al narrare” (Domenico Rea), con “intenso flusso sentimentale, ribollente materia di vita che incuriosisce e spesso cattura il lettore” (Giulio Einaudi); “tutto è stupendo: la frase matura, le immagini al loro posto, il respiro ampio” (Antonio Verri).

Collabora con diversi quotidiani e riviste nazionali. Tra le sue pubblicazioni: La frazione, Gruppo Due, Napoli, 1978; Immenso e rosso, nuovo Socialismo, Napoli, 1981; La città fiorita, ed. all’ insegna del Veltro, Parma, 1988; Marino sacerdote di Melissano, ed. Movimento Nonviolento, Perugia, 1990; Alchimia del dolore, Solaria, 1991; Zefiro, Solaria, 1992; Buddha la via dei padri, ReNudo, 2003; La Reggenza del Carnaro, Aurora Boreale, 2012; Ercole il buddha mitologico, ReNudo, 2013.

 

di Barbara Baroni

Ringraziamo il Palazzo Te e l’Organizzazione della mostra “Arte e Desiderio” che abbiamo visitato grazie al loro cortese contributo stampa e vogliamo approfondire il nostro servizio fotografico sulle opere maggiori di tale esposizione con delle note che spaziano dalla biografia alla poetica dell’erotismo innalzata dal sentimento del bello e portata alla musica, alla poesia ed alla nascita di un entourage coltissimo e raffinato nella Corte gonzaghesca seguito da un declino che non ha intaccato i capolavori del magister Julius Romanus.

Fu progettata dall'architetto romano Giulio Romano come sua residenza ed è uno dei primi esempi di edifici progettati da un artista per se stesso, una sorta di autobiografia in forma di edificio. Gli architetti del periodo manierista, con opere di questo genere, volevano quindi, sia innalzare il proprio status sociale sottraendolo al concetto di artigiano da bottega e portandolo alla statura di intellettuale e nobile, sia mostrare pubblicamente le proprie capacità artistiche ed il proprio programma estetico, in una sorta di opera-manifesto.
Giulio Romano realizzò la sua residenza in Contrada Larga a partire dal 1544, dopo essersi stabilito ed affermato a Mantova al servizio dei Gonzaga. Lo fece ristrutturando edifici esistenti e rielaborando una tipologia di palazzo che era stata sviluppata a Roma da Bramante (palazzo Caprini del 1508-10 di Bramante, poi andato distrutto) e da Raffaello e che prevedeva un basamento bugnato con sovrapposto un ordine completo. Qui l'ordine non è architravato bensì archivoltato ed il bugnato, ridotto ad elemento quasi grafico, dilaga per tutta la facciata, quasi inglobando il rarefatto ordine tuscanico, le cui lesene appena rilevano dalla superficie vibrante della pietra bocciardata. Giulio Romano dà sfoggio di altre invenzioni sorprendenti come la cornice che si spezza per formare il timpano incompleto, sull'ingresso al palazzo, oltre a riproporre elementi del proprio stile come le finestre ad edicola (con timpano) circoscritte da archi. Sull'ingresso una nicchia ospita una statua di Mercurio (originale marmo classico restaurato da Primaticcio), e sopra i timpani delle finestre vi sono dei mascheroni di tipico gusto manierista. Alcuni ambienti interni furono affrescati dall'artista. Resta conservato il salone centrale con camino originale dell'epoca ed affreschi di Giulio Romano e aiuti. L'edificio subì un intervento nel 1800 per mano dell'architetto Paolo Pozzo e l'aspetto attuale è sicuramente diverso da quello che descrive Vasari che lo vide durante una sua visita a Giulio Romano e che parla di una "facciata fantastica, tutta lavorata di stucchi coloriti.

Approfondimenti
Giulio Pippi detto Giulio Romano (Roma, 1499 ca. - Mantova, 1546)
Biografia
1499 ca. Giulio Pippi nasce a Roma.
1516 ca. Diventa allievo di Raffaello.
1520 Muore Raffaello e Giulio assume la conduzione della bottega del maestro. Nello stesso anno l'artista progetta la sua prima opera da architetto, Palazzo Adimari Salviati a Roma. In questi anni dipinge molte Madonne che derivano dall'arte di Raffaello come la Madonna Hertz e la Madonna col Bambino degli Uffizi.
1524 ca. Realizza i “Modi”, i famosi disegni a soggetto erotico che suscitano scandalo a Roma. L'anno seguente Marcantonio Raimondi, che aveva realizzato delle incisioni partendo dai “Modi” di Giulio, viene imprigionato per qualche tempo ma è poi liberato su pressione degli artisti e degli intellettuali della corte pontificia.
1524 Termina la Lapidazione di santo Stefano che era stata assegnata a Raffaello: alla sua scomparsa Giulio aveva ereditato l'incarico. Nello stesso anno lavora alla sala di Costantino nei palazzi Vaticani e viene poi chiamato a Mantova da Federico Gonzaga.
1526 Iniziano i lavori di Palazzo Te, il massimo capolavoro di Giulio Romano. Nello stesso anno l'artista viene nominato prefetto generale delle fabbriche.
1528 Termina la realizzazione della Camera di Psiche in Palazzo Te.
1529 Matrimonio con Elena Guazzi.
1532 Giulio inizia la decorazione della Sala dei Giganti in Palazzo Te: sarà terminata due anni più tardi.
1535 Primo di una serie di viaggi a Ferrara dove Giulio lavora per Ercole II d'Este per la risistemazione di alcuni ambienti nel palazzo dei duchi.
1536 Inizia la decorazione delle sale in Palazzo Ducale. Nello stesso anno compie un soggiorno a Casale Monferrato.
1540 Viene incaricato dalla Confraternita della Steccata di Parma di continuare i lavori iniziati da Parmigianino nella chiesa di Santa Maria della Steccata. Nello stesso anno iniziano i lavori di ristrutturazione dell'abbazia di San Benedetto Po.
1542 Soggiorna a Vicenza dove conosce Andrea Palladio.
1545 Compie un soggiorno a Bologna. Nello stesso anno è incaricato di risistemare il Duomo di Mantova.
1546 Si spegne a Mantova il 1° novembre.

Relazioni

Allievo di: Raffaello
Guardò a: Rosso Fiorentino
Maestro di: Francesco Primaticcio - Giovanni Battista Bertani
Guardarono a lui: Tintoretto - Paolo Veronese - Giulio Campi - Antonio Campi - Francesco Salviati - Camillo Boccaccino - Dono Doni - Giovan Francesco Caroto - Michelangelo Anselmi - Bernardino Gatti - Domenico Riccio detto il Brusasorci
Principali mecenati e committenti: Federico II Gonzaga

"La nota" - rubrica a cura di Ambra Grieco
Giulio Romano alla corte dei Gonzaga
Immagini
Madonna con il Bambino (Madonna Hertz) (1522 ca.; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica)
Madonna con il Bambino (1520-30 ca.; Firenze, Uffizi)
Madonna con il Bambino e san Giovannino (1518-23 ca.; Edimburgo, National Gallery of Scotland)
Lapidazione di santo Stefano (1524; Genova, Santo Stefano)

Camera dei giganti: vista; parete est; parete sud; parete nord; parete ovest; soffitto (1532-34; Mantova, Palazzo Te)
Camera di Psiche: vista; parete sud (Banchetto nuziale di Amore e Psiche); parete ovest; parete nord; parete est (i preparativi per il banchetto); Venere e Marte al Bagno; Bacco e Arianna; Marte caccia Adone dal Giardino di Venere; Giove e Olimpiade; Polifemo, Aci e Galatea; Pasifae e il toro (1526-28; Mantova, Palazzo Te)
Appartamento di Troia: vista complessiva; vista e soffitto (1536-40; Mantova, Palazzo Ducale)
Adorazione dei Pastori (1532-34; Parigi, Louvre)
Trionfo di Tito e Vespasiano (1537; Parigi, Louvre)
Ritratto femminile (1531 ca.; Windsor, The Royal Collection).

Non ne conosciamo la data di nascita, sappiamo che è figlio di Pietro Pippi e di Graziosa.
Il necrologio mantovano del 1 novembre 1546 fa risalire la data di nascita al 1449, mentre Vassari l'anticipa al 1442. L'appellativo "Giulio Romano" si afferma dopo il trasferimento a Mantova per ricordare la città d'origine. Entrato giovanissimo nella bottega romana di Raffaello, Giulio collabora ad opere del maestro, che gli affida il ritratto di Giovanna d'Aragona e un ruolo importante nell'impresa delle Logge Vaticane. Già negli anni romani, egli rivela una grande abilità grafica, raccogliendo inoltre, il lascito raffaellesco in campo architettonico.
Dopo la morte del maestro, nel 1520, Giulio completa il frammento tuttora esistente di Villa

Madama e realizza, insieme a Gian Francesco Penni, la Sala di Costantino in vaticano: egli si qualifica così come il più brillante erede della maniera raffaellesca. Agli anni romani risalgono molti quadri fra i quali la Pala Fugger a Santa Maria dell'Anima, la Lapidazione di Santo Stefano. Con la mediazione di Baldassarre Castiglione, Giulio si trasferisce nel 1524 presso la corte mantovana dei Gonzaga, ottenendo ben

presto il monopolio sulle imprese architettoniche e decorative. Realizza il Palazzo del Te (1525-1535), dirigendone i cicli di affreschi e stucchi; ristruttura e decora l'appartamento di Troia a Palazzo Ducale, dove progetta anche il Padiglione della Rustica. Nominato nel 1526 prefetto delle fabbriche gonzaghesche e superiori delle strade di Mantova, trascura i quadri da cavalletto, dedicandosi prevalentemente alla regia di una vasta bottega capace di tradurre rapidamente in stucchi e dipinti i suoi disegni. Dopo la morte del duca Federico II (1540), Giulio lavora per il reggente Cardinale Ercole Gonzaga. Fra gli anni trenta e quaranta, è attivo nella chiesa di San benedetto in Polirone, nella ristrutturazione del Duomo di Mantova, in quella della propria casa, mentre dà vita ad una serie di disegni per arazzi, dipinti, argenterie, monumenti, apparati, scenografie. La sua arte è apprezzata anche al di là delle Alpi: nel 1537 viene iniziato, su suo progetto, il palazzo italiano di Landshut, per Ludovico X di Baviera; i riflessi evidenti della maniera giuliesca si riconoscono a Fontainebleau, con la mediazione di Francesco Primaticcio e Sebastiano Serlio. Da Elena Guazzi, sposata nel 1529, Giulio ha i figli Virginia, Criseide e Raffaello che vende all'antiquario Jacopo Strada i disegni del padre.
La nota
2010, Diciannovesima puntata
Allievo preferito di Raffaello, Giulio Pippi, meglio noto come Giulio Romano, fu notato da Federico II Gonzaga che lo chiamò a Mantova nel 1524. Proprio alla corte dei Gonzaga l'artista passò il resto della sua vita, e Ambra con il suo articolo ci propone un ritratto di colui che diventò artista di corte nonché uno degli intellettuali di riferimento di Mantova durante la prima metà del Cinquecento.

Fra l'idillio di un'epoca ormai tramontata, il suo amore verso la cultura antiquaria riecheggia ancora oggi in ogni sua opera, in ogni tassello, mattone o complesso architettonico che il genio della sua mente seppe partorire, fra la dolce stima

e il sincero orgoglio di chi presiedeva il potere.
Tra un'idea e l'altra, un progetto ed una tanto attesa commissione, Giulio Pippi de' Jannuzzi divenne per Federico II Gonzaga un amico stimato, un interlocutore dall'intelligenza sopraffina che non esitava ad assecondare i gusti e le richieste di chi avrebbe potuto far maturare i frutti di un ingegno più unico che raro.
Pictor egregius e degno di un divino maestro, egli divenne in breve tempo vicario di corte ottenendo così la ben gradita cittadinanza mantovana dove, fra le infinite lusinghe di chi lo apprezzava, Giulio riuscì a far fiorire quella versatilità tanto riconosciuta quanto acclamata dal Goethe. Dichiarato superiore delle strade e prefetto delle fabbriche, fiero e sicuro di sé, egli divenne regista della vita di corte, memore in cuor suo dell'inestimabile bagaglio di esperienza appresa dal sublime maestro urbinate. Colmo d'amore, stima e profonda ammirazione, strano non fu quando un giorno, il Cardinale Ercole Gonzaga presentò l'artista a Vasari come vero "padrone" dello Stato gonzaghesco. E così, nel ritratto tratteggiato dal Vasari nelle sue Vite “egli fu dolcissimo nella conversazione, affabile, grazioso e tutto pieno di ottimi costumi che fu di maniera amato da raffael che se gli fosse stato figlio di più non avrebbe potuto amarlo”. Artista colto e sofisticato, testardo e bizzarro, seppe sfruttare al meglio la sua poliedricità per catturare l'occasione più unica che rara di un mecenatismo intelligente e ambizioso.
Egli infatti, non fu mai ostacolato nella sua libertà espressiva anche quando essa sembrava raggiungere stravaganti bizzarrie e sperimentazioni, frutto di una mente geniale come quella di Iulio, pictore Romano. E così, l'allievo preferito del divino Raffaello, amante e conoscitore di quel classicismo libero e molto più licenzioso rispetto alla cultura artistica del suo tempo, riscoprì senza timore, l'affascinante e mai tramontabile gusto antico trasformando l'effimero e fugace scintillio del denaro mantovano nello splendore di un'arte unica e solenne.

In occasione di una visita di Leonora d’Este a Padova nel 1561, il Tasso conobbe Lucrezia Bendidio, giovane appena quindicenne di nobile famiglia ferrarese, che si trovava allora al seguito della principessa estense, e che poi rivide a Ferrara nell’estate del 1562. Da questi incontri, contenuti nell’arco di poche settimane, dovette nascere una passione, priva però di ogni sviluppo effettivo, visto che la Bendidio andava in sposa nello stesso 1562 al conte Paolo Machiavelli. Il Tasso dedicò alla giovane una lunga serie di rime, a ripercorrere tutte le fasi di una storia amorosa, dall’innamoramento al distacco, entro un gioco consapevolmente letterario (né va dimenticato che la stessa Lucrezia avrebbe incarnato l’oggetto d’amore nel Ben divino, il canzoniere di Giovan Battista Pigna). Quando, a distanza di molti anni, il Tasso raccolse in sequenza le proprie rime amorose (silloge trasmessa nel ms. Biblioteca Apostolica Vaticana, Chigi L VIII 302), appunto alla sezione per la Bendidio riservò la parte inaugurale (T. Tasso, Rime, prima parte, tomo I, a cura di F. Gavazzeni e V. Martignone, Alessandria, Edd. dell’Orso, 2004).
Poco più avanti, nell’estate del 1563, durante un viaggio a Mantova, Tasso incontrò Laura Peperara, di famiglia mantovana, e se ne innamorò: anche questa passione rimase senza un esito concreto, ma produsse una lunga serie di rime, maggiormente dilatate nel tempo (il Tasso avrebbe, molti anni dopo, nel 1583, scritto versi per celebrare le nozze della Peperara). Da qui in avanti la vita passionale e sentimentale del poeta diviene misteriosa, se non al tutto inconsistente, come oscurata da una esclusiva dominante letteraria.
Le rime amorose
«Vere fur queste gioie e questi ardori / ond’io piansi e cantai con vario carme» (Rime, 1, 1-2): così si apre il sonetto inaugurale delle rime amorose del Tasso, a ribadire l’autenticità delle passioni cantate, negando l’aspetto di un esercizio in primo luogo letterario, che pure, a stare alle concrete vicende della biografia del poeta, sembrerebbe dominante. Costituito alla

metà degli anni ’80, il corpus delle rime d’amore comprende i componimenti per Lucrezia Bendidio e Laura Peperara, una larga sezione di rime stravaganti, e oltre un centinaio di rime composte ad istanza d’altri, amici e signori, secondo consuetudine tipicamente cortigiana cui anche il Tasso si adeguò. Non mancano, d’altra parte, rime di argomento amoroso anche nelle altre sezioni del vastissimo canzoniere tassiano, e tra le rime encomiastiche si leggono epitalami nei quali la lirica del Tasso raggiunge sorprendenti livelli di audacia e sensualità (Rime, 569). Nel complesso, comunque, le amorose si collocano sotto l’insegna della tradizione petrarchesca, e della rivisitazione condotta da Bembo, con una capacità tassiana di innovare non tanto in chiave tematica quanto soprattutto negli esiti di una eccezionale musicalità, come in una larga serie di splendidi madrigali. Questo uno dei più celebri (Rime, 324):

Qual rugiada o qual pianto.
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stelle un puro nembo
a l’erba fresca in grembo?
Perché ne l’aria bruna
s’udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita
vita de la mia vita?
Al lume de le stelle
Tirsi sotto un alloro
si dolea lagrimando in questi accenti,

"O celesti facelle,
di lei ch'amo ed adoro
rassomigliate voi gli occhi lucenti
luci serene e liete,
sento la fiamma lor mentre splendete".

Lunedì, 16 Settembre 2019 07:11

Dal "Corriere della sera"

Domenica, 15 Settembre 2019 07:33

Rete 180 - Festival Letteratura 2019 #4

di Barbara Baroni

Un appuntamento immancabile col Prix Goncourt e ancora con i ragazzi Blurandevù, che ci hanno invitato presso il Museo Diocesano nell'ultimo giorno di Festivaletteratura, dopo l'onore di aver intervistato Boualem Sansal autore di "2084 La fine del mondo" nel 2016. Quest'anno il giovane Nicolas Mathieu, che da bambino fuggì dalla provincia, cerca un rinnovamento spirituale sulle orme di Madam Bovary. Il libro "E i figli dopo di loro" spiega le dinamiche sociali dell'epoca che stiamo vivendo in particolare con la crisi di valori.

Abbiamo ascoltato anche nel primo giorno festivaliero un appuntamento ambientalista sul futuro delle foreste Accento guidato sapientemente dal giovane Giorgio Vacchiano autore de "La resilienza dei boschi". Nuove prospettive nel salvare il legno e non solo le foreste. Nuove specie aiutano l'adattamento alle condizioni post-incendio come il pino che tiene salve le pigne ed i pinoli. Interessante la prospettiva naturalista e lo stimolo a imparare nuove strategie di difesa dell'ambiente.

Venerdì, 13 Settembre 2019 07:29

UICI MANTOVA - RISO, PISTONI E… ALLEGRIA

UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI MANTOVA

COMUNICATO STAMPA
RISO, PISTONI E… ALLEGRIA
CAVA BOSCHETTO SAN SILVESTRO DI CURTATONE (MN)
DOMENICA 15 SETTEMBRE 2019
L’UICI di Mantova, in collaborazione con gli Amici Motorizzati, organizza una giornata all’insegna dei motori… a due e più ruote… dai più moderni, quelli speciali... e quelli d'epoca! Sarà un momento conviviale ed esperienziale aperto a tutti gli appassionati e non… di tutte le età!
In programma per domenica 15 settembre 2019 dalle ore 10.00 ad oltranza,
presso la Cava Boschetto di San Silvestro di Curtatone – Mantova.
Quota di partecipazione 10,00 euro, a persona, dà diritto ad un buono di consumazione per risotto tipico + 1 bicchiere di vino o mezzo litro di acqua. L’aperitivo offerto è a base di stuzzichini (bevande escluse).
Un ringraziamento agli sponsor che hanno contribuito a valorizzare l’iniziativa: Coop Alleanza 3.0, Consorzio Virgilio, ITALDOLCE srl materie prime ed attrezzature per pasticcerie, panifici e gelaterie; LEVONI spa, NON SOLO PANE.
Vi attendiamo numerosi, a motori accesi, per divertirci in compagnia!!!
Il ricavato della giornata verrà devoluto all’UICI di Mantova che da più di 50anni, si pone quale punto di riferimento per offrire una serie di servizi ed opportunità alle persone con disabilità visiva di tutte le età, ma non solo! Veniteci a trovare per saperne di più.
La Presidente
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Sezione territoriale di Mantova
Mirella Gavioli

Venerdì, 13 Settembre 2019 05:45

Rete 180 - Festival Letteratura 2019 #3

di Barbara Baroni

Evento Blurandevù con Rete180 che parla di Edith Stein. Lella Costa autrice del libro interpreta la sua vita teatrale coi giovani.

Venerdì, 13 Settembre 2019 05:35

Rete 180 - Festival Letteratura 2019 #2

di Barbara Baroni

Il giorno 6 Settembre evento di poesia con Philip Schultz e la traduzione di Paola Splendore. Titolo Gli occhi, fondali neri poesia profonda ispirata a Calvino a Cristo alla maternità di Arshile Gorky (da foto con la madre opera pittorica). Colori smorzati...alchimia le mani...effimero spazio in principio… tempo continuum i tuoi occhi radici ancora più scure si sente l'immensità il dono troppo terribile e poi dedica ad una persona lasciata. La vita è più bella da ogni lato, solo un poco più scura. Il pane (di segale) "Pumpernickel" la nonna faceva questo piatto. Il Vietnam è passato ghetto di Varsavia il tempo avvolge ogni cosa Il muro di Berlino (da "Il Dio della solitudine"). Serata 7 settembre 2019 con Aldo Colonnello estimatore e conoscente di Alda Merini, dipinti della Galleria Arte e design. Importante nel panorama del Novecento italiano il profilo della Poetessa che si vede. Documentari ed atmosfera struggente.

Venerdì, 06 Settembre 2019 06:22

Rete 180 - Festival Letteratura 2019 #1

di Barbara Baroni

Elisa Macellari "Papaya salad" fumetto, Anna Osei "Destinazione sostanza", Elvira Mujscich "Dieci prugne ai fascisti". ll dramma dello straniero sofferenze e gioie della vita tra due terre lontane. Riferimenti culturali al fumetto Proust, poi Kafka e infine Pirandello e Montale.

Pagina 1 di 11

Sito ospitato da dpm web&seo

Questo sito utilizza cookie per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Proseguendo con la navigazione accetti l'utilizzo dei cookies. Per maggiori informazioni su come utilizziamo i cookie e su come rimuoverli, consultare la nostra politica sui cookies.

Accetto i cookies da questo sito