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News180

Lunedì, 26 Gennaio 2015 16:09

PREMIO FAUSTO ROSSANO, Cinema e disagio mentale

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Il Festival del Cinema dei Diritti Umani ricorda lo psicanalista napoletano Fausto Rossano. Ce ne parla Maurizio Del Bufalo, uno degli ideatori del Premio.

Un evento che nasce con l'obiettivo di abbattere il muro di indifferenza e della disinformazione che circonda la malattia mentale e trovare nuove strade per il dialogo e la cura. Sarà questo il "Premio Fausto Rossano", promosso dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli e di scena il 5 e 6 marzo presso il Palazzo delle Arti di Napoli, con l'intento di ricordare la figura dello psicanalista napoletano Fausto Rossano recentemente scomparso. A presentare in anteprima per Cinemaitaliano il nobile e interessante progetto, è stato uno degli ideatori, Maurizio Del Bufalo. "La prima edizione del Premio “Fausto Rossano” tenterà di incoraggiare e diffondere il cinema di testimonianza che racconta il disagio mentale attraverso storie esemplari, ed offrire un’occasione di incontro tra gli addetti ai lavori, le istituzioni sanitarie e le associazioni della società civile che lottano in tutt’Italia per difendere i diritti dei malati. Più che per denunciare, il Premio Fausto Rossano nasce per dare risalto ad un mondo di soggetti silenziosi e sommersi che, attraverso l’informazione e la solidarietà, potrebbero tornare al centro del dibattito sui Diritti Umani, considerato che, in questi anni di libero mercato e di competizione, il rischio di creare sacche di emarginazione e zone franche per la legalità è altissimo. Il cinema, con il suo linguaggio essenziale e immediato, può aiutarci a capire meglio dove nasce la sofferenza e dove arriva la speranza di uscire dalla malattia, dando spazio anche alle esperienze di resistenza che cercano di far sentire la loro voce oltre l’indifferenza. Di questa iniziativa saranno testimoni sia gli operatori del settore che le famiglie, le associazioni che lottano contro i sistemi ufficiali di cura e le organizzazioni che sostengono il reintegro sociale dei malati. Partner del Premio Rossano sono: GESCO, che raggruppa numerose cooperative sociali di Napoli, l’AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica), Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, membro delle reti Human Rights Film Network, la Rete del Caffè Sospeso, il Festival S/paesati di Trieste, il portale Napoli Città Sociale e l’associazione “Cinema e Diritti”. E’ successo già, nei lontani anni 70, che, attraverso l’esame critico dei metodi di cura adottati, l’indagine abbia rivelato l’urgenza di ribaltare i presupposti delle terapie tradizionali, ma soprattutto di denunciare i meccanismi di selezione e discriminazione sociale confezionati dal potere. Da allora, la globalizzazione ha nuovamente e ripetutamente trasformato i rapporti sociali, producendo nuovi squilibri, espulsioni e violenze a cui è difficile trovare antidoti, ricacciando ancora nel buio la parte più debole della nostra società. E’ tempo di riportare nuovamente l’attenzione su quei temi e adattarli ai cambiamenti vissuti, per ritrovare slancio ed impedire che gli odierni rimedi nascondano le antiche insidie. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, l’insufficienza di risorse adeguate, il ruolo degli operatori sociali e delle Istituzioni Locali, il riproporsi di antiche e pericolose metodiche come l’elettroshock, sono alcuni degli aspetti che vorremmo esaminare da vicino per poter capire se i manicomi sono davvero scomparsi e se i principi promossi dalla rivoluzione culturale partita da Trieste fanno ancora parte del nostro corredo culturale, come anticorpi da cui non possiamo più separarci. Napoli, città emblematica per la complessità dei suoi problemi sociali e per il suo ruolo di frontiera, prova a lanciare un segnale di attenzione verso i problemi di salute mentale e lo fa attraverso il Cinema dei Diritti Umani, scegliendolo come strumento di informazione e di lotta, ma anche di dialogo, di ricerca e riflessione, perché il numero di esseri umani esposti al rischio di emarginazione senza ritorno aumenta di giorno in giorno e il racconto per immagini può aiutarci a trovare la strada da percorrere insieme. Il bando per iscrivere opere audiovisive (corti e lungometraggi) può essere scaricato da http://www.napolicittasociale.it/portal/speciale/4974-1%C2%B0-premio-cinematografico-fausto-rossano-per-il-pieno-diritto-alla-salute.html e scade il 10 febbraio 2015. Gli autori di film, documentari e contributi audiovisivi sono invitati a partecipare. Arrivederci, dunque, a Napoli, il 5 e 6 marzo." 

Antonio Capellupo

Venerdì, 09 Gennaio 2015 15:30

Tangoterapia e salute mentale

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A Bari, si è svolto nelle settimane precendenti il Natale, il Festival della Salute Mentale. Il Festival rientra nella più ampia azione che il Dipartimento per la tutela della salute mentale (Dsm) della Asl ha inteso promuovere a favore della tutela e della promozione della salute sul territorio. Un ospite del Centro Diurno di Gravina in Puglia ha voluto raccontare la sua diretta esperienza di socializzazione. Eccola per voi. «Nel corso del festival, noi ospiti ed operatori dei Centro Diurno della Cooperativa "Questa Città" abbiamo partecipato sia al Festival che ad un workshop di tangoterapia. Mi sono documentato: “La Tangoterapia nasce in Argentina nel 2008, durante il percorso viene declinato il concetto per cui ciascun individuo può sedurre l’ambiente in un modo attivo, fattivo, intraprendente, ma anche con una modalità silenziosa e attenta, ricettiva. Attraverso esercizi ed esempi pratici vengono sperimentate le diverse parti di ciascuno con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di come ci si comporta in relazione al concetto di Seduzione. Successivamente viene affrontata la tematica del Linguaggio del Corpo che ha come obiettivo la presa di consapevolezza di cosa dice il corpo quando si trova in una relazione di Tango: la differenza fra l’entrare in contatto in modo attivo (la parte maschile) con il modo ricettivo (parte femminile). Dare voce al corpo, quando si trova in relazione con un altro, significa provare a spiegarsi, aiutandosi con la Teoria della Tangoterapia, quali modalità di contatto si prediligono facendo emergere parti di sé stessi che non sempre trovano adeguato spazio nella vita di tutti i giorni. La Musica guida nella esplorazione delle emozioni. Ascoltando e ballando musiche diverse, anche non di Tango, si dà ritmo alle sensazioni, si mettono in pratica nuovamente i concetti di Seduzione e gli esercizi legati al linguaggio del corpo. In questa fase del percorso terapeutico si inizia a lavorare ad uno dei concetti più delicati della vita: la Fiducia. Fiducia significa esplorare anche la sua polarità: la responsabilità. Il Tango si presta in modo illuminante a tale esplorazione con le sue due parti bene definite. Attraverso alcuni passi specifici di Tango, si vede come ci si affida agli altri e in che modo ci si assume la responsabilità ispirando di conseguenza la fiducia altrui. La guida e l’essere guidati nel Tango possono essere metafora della propria modalità che si esprime durante la quotidianità”. Adesso mi racconto un po’...: “durante la manifestazione ho preso parte ad una lezione di tango. All’inizio, da parte mia, c’era imbarazzo ed ho notato che lo provavano anche gli altri. Man mano che l’incontro andava avanti e ci avvicendava nella presentazione, migliorava la conoscenza, poi, complice la compagnia di Filippo, l’imbarazzo è andato via via scemando. Ed il racconto prosegue: «I primi esercizi sono serviti per lo più ad ambientarci, ci veniva proposto di muoverci nello spazio facendo in modo che i nostri occhi si incrociassero, possibilmente sorridendo. Dopo questo siamo giunti al momento più piacevole per me: oltre al sorriso dovevamo cercare il contatto reciproco, le carezze, anche semplicemente lo sfiorarsi». A questo punto abbiamo formato le coppie. La mia partner era Rita. Ero emozionato all’inizio: non solo mi dovevo ricordare i movimenti, ma questi ultimi dovevano essere coordinati con quelli della partner. Avrei voluto che la performance durasse di più per completare al meglio questa bella esperienza”. Quando si balla il Tango o si ammira una coppia che balla ci sono alcune cose che risultano subito evidenti. La prima è che l’uomo conduce: ha la responsabilità di portare la dama in giro per la sala, facendola divertire, stare bene e, allo stesso tempo, controllando tutto ciò che avviene intorno per evitare che si frappongano ostacoli. La dama segue, ascolta il corpo del compagno, non anticipa i suoi gesti. La seconda è che, quando una coppia balla bene, si ha l’impressione che si tratti di un corpo solo che si muove come preda di una piccola magia. È come un’anima completa, autosufficiente. Durante il percorso di Tangoterapia si esplora ciò che avviene quando un corpo guida un altro e quando ci si lascia guidare. Perché l’obiettivo di questo percorso è quello di sperimentare la parte attiva, intenzionale, determinata e quella ricettiva, dolce, immediata. E tutti, donne o uomini, potranno vivere l’esperienza di queste due parti. Il vero obiettivo di questo percorso è vedere cosa avviene al confine di queste due parti e, forse, accorgendosi di questo, danzare verso un equilibrio più soddisfacente ed eccitante. Sperimentare un abbraccio nuovo e più soddisfacente alla vita!

Lunedì, 01 Dicembre 2014 00:00

RETE 180 E' TORNATA

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Udite udite, Rete 180 ritorna! Dopo un lungo lavoro di recupero delle attrezzature, di selettivissimo casting (chiaramente i redattori dicono grandi menzogne poichè le nostre porte sono aperte a tutti- anzi a tutt*), di prove e riprove, di corsi e ricorsi(in parte vinti)... la nostra tanto amata web radio ritorna e lo fa in punta di piedi ma con tante nuove idee e qualche faccia ancora non nota al grande pubblico (o meglio, qualche VOCE).Per chi non ci conoscesse nasciamo come la radio della salute mentale. Rimaniamo tale, ma con una nuova mission: diventare LA RADIO DEL VOLONTARIATO MANTOVANO.
Ogni settimana sforniamo interessanti registrazioni, quindi cari ascoltatori...seguiteci numerosi, o almeno provateci!
Scriveteci, chiamateci: siamo di nuovo ON AIR, o meglio...ON LINE.

Lunedì, 27 Ottobre 2014 00:00

Intervista a Mario Sassi

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Ieri abbiamo realizzato la nostra prima intervista radiofonica con lo scrittore e pittore mantovano Mario Sassi (ascoltala su youtube.it).

Lunedì, 27 Ottobre 2014 00:00

Schizofrenia? no grazie

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Una gentile signora mi ha sollecitato a rilanciare il seguente quesito : è possibile sostituire il termine schizofrenia? Le ragioni sono note. Questo termine è generico circa la diagnosi, e soprattutto, ha un effetto stigmatizzante: fissa le persone nel ruolo di schizofrenico. La domanda è stata stimolata dall’ascolto di una conferenza di Allen Frances, professore emerito di psichiatria della Duke University, che, come è noto, ha intrapreso una campagna contro gli eccessi diagnostici dei nostri colleghi. Egli sostiene che il termine schizofrenia non descrive una malattia (disease) e tantomeno va mitizzato.

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