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News180

Sabato, 19 Marzo 2016 07:04

Rete 180 intervista Pierpaolo Capovilla

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15 marzo 2016

Castiglione delle Stiviere

Pierpaolo Capovilla, leader della band Il Teatro degli Orrori, da sempre molto vicino al tema del disagio mentale, ha aderito alla campagna “E tu slegalo subito!”. Rete 180 apre i suoi microfoni per indagare un musicista, un artista, ma anche un uomo vicino alle vittime delle cattive pratiche in psichiatria. La voce di chi sente le voci è Barbara, che ha realizzato una splendida intervista.

Qual è il rapporto tra musica e poesia nelle sue opere?

Premesso che non sono un poeta, ma solo un autore di canzoni, penso che la poesia sia una cosa seria, che tende alla ricerca della verità. Indubbiamente c’è un rapporto molto stretto tra musica e poesia, ma nella canzone c’è anche provocazione, c’è ironia.

Quanto tempo occorre per realizzare un disco?

Ah, dipende. L’ultimo lavoro, ad esempio, è stato composto e registrato in 5 mesi. Un disco non si può realizzare in pochi giorni, anche se il tempo è tiranno e le tecnologie costano molto, ma si deve stare attenti a non cader vittime della fretta.

Nel comporre lavora di più la fantasia o la razionalità?

Occupandomi quasi esclusivamente della parte letteraria delle canzoni del Teatro degli orrori, temo che sia più la razionalità a lavorare, poiché dovendo narrare me stesso, e quindi anche la società che mi sta attorno, il mio approccio alla realtà è di tipo analitico. 

Spesso i vostri testi vengono paragonati ad un pugno nello stomaco, ad allucinazioni sonore, a qualcosa che ci smuove le viscere e ci provoca malessere. Lei che ne pensa?

Personalmente non concordo, sono più le canzoni di artisti come Laura Pausini o Dolcenera a farmi precipitare in uno stato d’ansia, è la superficialità e l’incapacità di narrare la vera società che ci circonda a darmi malessere, per questo credo che la musica italiana leggera non abbia più nulla da dirci. Il rock buono e genuino non mi fa star male, non mi trasmette una sensazione di sopraffazione, al massimo di amorevole rabbia. Il nostro rock è vero, autentico e massimalistico e penso che emani emancipazione, piuttosto che frustrazione.

Ha aderito alla campagna contro la contenzione meccanica in psichiatria. Come mai si è avvicinato alla questione del disagio mentale?

L’evento scatenante fu una vicenda legata ad un mio amico veneziano che una sera, sotto l’effetto di alcool e forse di qualche allucinogeno, si mise a pisciare su un bancomat. A seguito di questa stupida trovata però non venne arrestato o denunciato, ma gli venne somministrato un TSO, a cui ne seguì un altro e poi un altro ancora, con il consenso del padre, che era stato convinto da alcuni psichiatri che quella era l’unica soluzione possibile. Questo racconto ha risvegliato il mio interesse nei confronti della causa e mi ha suggerito alcune importanti letture come “Il manicomio chimico” o “La fabbrica della salute mentale”, di Piero Cipriano. Così ho appreso che c’è uno stretto rapporto tra la psichiatria e la società moderna, nell’uso di alcuni strumenti di prevaricazione e umiliazione. Mi sono avvicinato quindi al forum della salute mentale e ho avuto la fortuna di conoscere personaggi come Giovanna del Giudice o Peppe dell’Acqua, e tutto uno speranzoso gruppo di psichiatri democratici, impegnati nel cambiamento di pensiero nel segno della 180, che vedono alcune forme di contenzione solo come soluzione ultima ed estremissima. Penso che l’argomento in questione, le cattive pratiche nella psichiatria, sia ancora sconosciuto e quello che provo a fare è cercare di contribuire nella diffusione di informazione e ella sensibilizzazione sul tema.

Ci sono artisti che hanno avuto problemi con la psiche o sono stati ingiustamente considerati malati di mente, come Van Gogh o Alda Merini. Questi personaggi entrano nell’eco della poesia musicale?

Sì, certamente. Oltre agli straordinari nomi che hai citato mi viene in mente Antonin Artaud, eccezionale drammaturgo ideatore del teatro della crudeltà, che fu rinchiuso 9 mesi in un manicomio dove subì innumerevoli elettrochock e che può essere considerato una vittima dell’ideologia psichiatrica del 900’. Il poeta viene spesso considerato un pazzo perché la poesia narra la verità, il cuore delle circostanze, e per questo spesso è invisa dal potere. Temo che una certa psichiatria sia diventata uno strumento dello stato per rivalersi sulle intelligenze degli “internati” camuffandoli da pericolosi. Dire la verità è da sempre molto pericoloso e risulta scomodo, del resto. Se Gesù Cristo tornasse in piazza urlando la sua verità, oggi non esiterebbero a fargli un TSO. A questo proposito non può non venirmi in mente Francesco Mastrogiovanni che, a seguito di un trattamento sanitario obbligatorio, morì crocifisso ad un lettino dopo 82 ore di contenzione. Queste misure di estrema violenza rappresentano una tortura moderna, nient’altro.

Questa sera ci leggerà alcune poesie di Pierpaolo Pasolini. Quale significato ha riproporre un artista da sempre in difesa degli “ultimi” in una città come Castiglione delle Stiviere, che ha ospitato un noto OPG?

Le poesie di Pasolini che ho scelto per il reading non sono direttamente legate alla psichiatria ma descrivono il decadere di una società in una situazione di tremendo oblìo, i disvalori dati dal consumismo, un ambiente in cui regna l’indifferenza, espressione di un profondo egoismo quotidiano che ha pian piano sostituito il sentimento di cittadinanza attiva. In questo senso il problema dell’indifferenza nei confronti del tema della psichiatria è dato da un certo menefreghismo, qualunquismo e ignoranza che ormai dominano nella nostra società.

“Slint” è un brano dedicato ad alcune persone che hanno patito il dolore, la solitudine e il peso dell’esistenza. Ce ne può parlare?

Il titolo viene dal nome di una rock band statunitense che fu cruciale per la formazione musicale e artistica del Teatro degli Orrori. Siamo particolarmente legati a un loro brano dal nome Washer, che lasciò stupefatti al pensiero che era stata partorita da ragazzi così giovani. Tuttavia, “slint” nel gergo inglese significa “sottilissimo raggio di sole”. Scrivendo questa canzone mi sono immaginato vittima di un TSO mentre ricordo questa meravigliosa canzone. La metafora che si sviluppa per l’intera durata del pezzo gioca sul potere della musica di riannodare il sottile e fragilissimo filo che ci lega alla nostra storia. In questo senso la musica è profondamente terapeutica: riconoscendo nel proprio vissuto ciò che eravamo, riusciamo a riconoscerci anche nel presente. Si conclude con i cormorani che si tuffano nel mare per pescare, ma questo non è un invito al suicidio, è semplicemente la metafora della vita.

Le è mai stato impedito di esprimersi liberamente?

Non mi è mai stato impedito, forse qualche poliziotto ha fatto un tentativo, chi ci volesse provare dovrebbe farlo a suo rischio e pericolo!

15 marzo 2016

castiglione delle stiviere
Giovedì, 17 Marzo 2016 15:12

Intervista a Pierpaolo Capovilla

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Milano 10 Ottobre – Allarme di Pediatri e Neuropsichiatri dell’Infanzia e dell’Adolescenza: “Meno di 1 bambino/adolescente su 4 riesce ad accedere alle cure di cui ha necessità”. Giornata mondiale della Salute Mentale

Dopo più di vent’anni dall’istituzione nel 1992 della Giornata Mondiale della salute Mentale, ancora non si parla di salute mentale in infanzia e adolescenza, confermando come l’infanzia sia nel nostro paese un tema drammaticamente dimenticato.

I disturbi neuropsichici dell’età evolutiva sono infatti tra i disturbi più diffusi nell’infanzia ma, purtroppo, ancora troppo poco considerati. Colpiscono 1 bambino/adolescente ogni 5, con disturbi molto diversi tra loro che vanno dall’autismo all’epilessia, dalla depressione al disturbo del linguaggio, dalla dislessia alla disabilità intellettiva, dalle paralisi cerebrali infantili ai disturbi della condotta, dalle malattie neurodegenerative all’anoressia e molte altre.

Genitori, pediatri e insegnati sono più attenti e informati, e si accorgono anche precocemente di segnali che indicano che qualcosa non sta funzionando nello sviluppo neuropsichico del bambino, ma i servizi non sono in grado di garantire risposte sufficienti e tempestive.

Benché nella maggior parte delle situazioni un trattamento precoce e tempestivo possa modificare la prognosi, meno di 1 bambino/adolescente su 4 riesce ad accedere alle cure di cui ha necessità. Si stima che non siano più di 600.000 gli utenti dei servizi pubblici di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza a fronte di una popolazione complessiva sofferente di circa 3,6 milioni unità.

“Come la salute, anche la salute mentale non è solo assenza di malattia. E’ uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale la persona è in grado di sfruttare al meglio le proprie capacità cognitive ed emozionali, di stabilire relazioni soddisfacenti con gli altri e di partecipare in modo costruttivo ai mutamenti dell’ambiente – spiega Paolo Siani, Presidente dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) – Oggi sappiamo che è nell’infanzia che la salute mentale ha le sue radici, e investire in questa direzione è strategico per il benessere futuro di tutta la popolazione”

“Le più recenti ricerche nelle neuroscienze ci dicono che la salute mentale è il risultato di interazioni complesse tra genetica, neurobiologia e ambiente – continua Maurizio Bonati, Direttore del Dipartimento di Salute Pubblica dell’IRCCS Istituto di ricerche Farmacologiche Mario Negri -. Ci dicono soprattutto che nella maggior parte dei casi la componente genetica non determina in modo lineare il rischio di malattia, ma implica semplicemente una maggiore sensibilità agli effetti dell’ambiente. Uno stile genitoriale positivo, l’ascolto delle emozioni dei bambini garantendo al contempo limiti sereni ai comportamenti, l’esposizione precoce alla lettura ad alta voce, la presenza di servizi educativi per la prima infanzia di qualità hanno ricadute importanti per tutti i bambini, ma hanno un’efficacia molto maggiore per quelli ad alto rischio”.

“E’ per questo motivo che fin dal 2008, in un appello ai politici e ai cittadini abbiamo indicato la salute mentale come una delle priorità fondamentali su cui investire per promuovere una migliore assistenza e favorire un migliore sviluppo dei più piccoli e della salute futura della popolazione – aggiunge Paolo Siani -. Due sono gli ambiti essenziali su cui investire: da un lato, l’attenta programmazione di interventi di promozione della salute mentale che coinvolgano i contesti scolastici, educativi e sociali, a partire dalle conoscenze che abbiamo oggi dalla ricerca. Dall’altro, l’attivazione di adeguate strategie di prevenzione, diagnosi precoce e intervento all’interno di servizi specialistici del territorio. Entrambe aree drammaticamente trascurate nel nostro Paese e su cui dal 2008 ad oggi nulla è stato fatto”.

“Il diritto alle cure per i bambini e gli adolescenti con disturbi neuropsichici e per le loro famiglie – conclude Antonella Costantino, Presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza (SINPIA)– è ancora largamente disatteso, con enormi differenze tra le Regioni. Gli interventi necessari sono multimodali all’insegna della partecipazione dei pazienti delle loro famiglie, degli operatori, ma soprattutto dei decisori politici. Oggi la maggior parte dei riferimenti normativi necessari per poter garantire risposte adeguate ai bambini e agli adolescenti con disturbi neuropsichici e alle loro famiglie ci sono, ma purtroppo non sono stati finora sufficienti. Anche il richiamo presente nel Piano d’Azione Nazionale Salute Mentale, approvato in Conferenza Stato-Regioni nel 2013, che pone come primo obiettivo per l’area infanzia-adolescenza l’esistenza di una rete regionale integrata e completa di servizi per la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione dei disturbi neuropsichici dell’età evolutiva, è rimasto inapplicato. Servono risorse certe destinate in modo vincolato al completamento della rete di servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, e precisi impegni regionali. E contestualmente serve un Piano d’Azione per la promozione della salute mentale in infanzia e adolescenza, perché l’OMS ci dice da tempo che i disturbi neuropsichici pesano sulla salute collettiva più delle malattie cardiovascolari e che è fondamentale investire in attività preventive nell’infanzia”.

da milanopost.info

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Direzione Generale per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione
Ufficio primo (Scarica il documento)

Oggetto: Linee guida sull'integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

Si trasmette l'unito documento di linee guida con il quale il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca fornisce indicazioni in materia di integrazione degli alunni i disabili nella scuola.
Le direttive impartite si muovono nell'ambito della legislazione primaria e secondaria vigente e mirano ad innalzare il livello qualitativo degli interventi formativi ed educativi sugli alunni portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali.
Nel confermare con la massima forza il principio della piena integrazione nelle classi ordinarie ed alla luce delle esperienze pluriennali fin qui condotte, il documento ripercorre le tappe degli interventi come fin qui concretamente realizzati nella pratica operativa al fine di valutarne la reale corrispondenza ai principi e alle norme che disciplinano la materia.
L'obiettivo non è dunque quello di introdurre variazioni nelle disposizioni, fatto peraltro non consentito, quanto di fornire agli operatori scolastici una visione organica della materia che possa orientarne i comportamenti nella direzione di una loro più piena conformità ai principi dell'integrazione. Le SS.LL. avranno cura di dare la massima diffusione alle "linee guida" fra le scuole di ogni ordine e grado dei rispettivi territori di riferimento, richiamando la loro attenzione sulla necessità di adottare ogni possibile modalità per rendere effettive le direttive impartite dall'On.le Ministro.
Si ringrazia per la collaborazione e si resta a disposizione per ogni necessità.

IL VICE DIRETTORE GENERALE
Sergio Scala

 

Evento di straordinaria portata sociale il 2 agosto al padiglione Kip-Onu a Expo: il primo ospite ad aprire il programma denominato “Nutrire al Pianeta – Marco Cavallo contro l’esclusione” è Gregoire Ahongbonon, considerato il “Basaglia nero”, l’africano del Benin da oltre 30 anni impegnato in Africa contro la malattia mentale.

L’associazione di Trieste Marco Cavallo, che trae il suo nome dalla omonima statua creata da Vittorio Basaglia (cugino di Franco) e divenuta simbolo della lotta contro la malattia mentale, ha invitato Ahongbonon a Expo per un incontro pubblico durante il quale raccontare la sua storia. Soprannominato il “Basaglia nero”, Ahongbonon ha deciso di dedicare la sua vita alle persone con disturbo mentale, liberandole dalla schiavitù e ridando loro la dignità dell’essere umano. All’incontro partecipano anche don Paolo Zuttion, dell’Associazione di Solidarietà internazionale Jobel ONLUS con sede in Friuli Venezia Giulia impegnata in Africa al fianco di Gregoire, e Marco Bertoli, del dipartimento di Salute Mentale AAS 2 Bassa Friulana Isontina (Gorizia).


La vita di Grégoire Ahongbonon, originario di un piccolo villaggio del Benin, è segnata da un momento di svolta.
Sull’orlo del suicidio dopo insuccessi economici e personali trova consolazione nella fede. Toccato profondamente dalla frase “Ogni cristiano deve posare una pietra per costruire la Chiesa” guarda con occhi nuovi un uomo che vaga nudo per la città, lo avvicina, gli parla e capisce che è un malato mentale. Da quell’incontro decide di occuparsi delle persone affette da malattia mentale. Ancora oggi in Africa i malati di mente sono considerati posseduti dallo spirito maligno. Nei piccoli villaggi sono incatenati agli alberi o inceppati con uno o più arti, nelle città abbandonati nudi, perché questa è la “divisa del matto”.

In entrambi i casi vivono questa condizione fino alla morte perché nessuno può toccare o avvicinare un “matto”. Il lavoro di Gregoire inizia a Bouaké, in Costa d’Avorio, dove avvia un gruppo di preghiera che si trasformerà in un gruppo di carità per i malati bisognosi di cure. Oggi Gregoire e l’associazione Jobel, con i suoi volontari, sono attivi con diverse iniziative in Costa D’Avorio, Benin, Burkina Faso e Togo. Expo è il luogo dove il suo messaggio vuole essere amplificato.

da 12alle12.it

FERRARA – Una tavola calda in cui cuoco, aiuto-cuoco, barista e cameriere sono utenti del Dipartimento assistenziale di Salute mentale dell’Ausl. Succede a Ferrara, dove in via Porta San Pietro 57/b ha inaugurato da poco “Sorsi e morsi”. Quattro ruoli e otto tirocini formativi – per altrettante persone con disagio psichico – resi possibili grazie a un progetto della cooperativa sociale Scacco Matto per la formazione professionale e l’inserimento lavorativo di chi è in cura presso il polo psichiatrico della città ed è disoccupato. Il locale, che conta 50 posti a sedere, è stato sistemato da un gruppo di lavoratori svantaggiati della cooperativa che, tra le proprie attività, propone anche un servizio di tinteggiatura, uno di sgomberi e traslochi e gestisce il laboratorio protetto “La bottega degli Usvei”.

 

«Per ora il bar è aperto dalle 11 alle 19 poi, a partire da ottobre, anticiperemo l’orario di apertura per riuscire a servire anche le colazioni. Tutto a prezzi abbordabili: il nostro target infatti sono gli studenti universitari, vista la vicinanza di “Sorsi e morsi” con la facoltà di Architettura», spiega il presidente di Scacco Matto Wladimir Fezza.

«I primi quattro utenti, che avevano già competenze in questo campo, verranno inseriti ai primi di agosto, mentre gli altri quattro arriveranno a fine settembre dopo aver seguito un corso di formazione». Ad affiancarli ci sarà un tutor, ovvero «un operatore psichiatrico», e due esperti di ristorazione. L’obiettivo del progetto non è solo quello di «offrire un’opportunità professionale, di riabilitazione e socializzazione in un ambiente protetto alle persone seguite dai servizi di Salute mentale», dice Fezza, ma anche quello di «valorizzare le loro abilità»: che siano vecchie o nuove non ha importanza.

di Michela Trigari

da sociale.corriere.it

Giampaolo Perna, presidente del comitato scientifico del convegno che si è tenuto venerdì 19 e sabato 20 giugno presso il Palazzo Lombardia a Milano, ha invitato i presenti ad affrontare questa tematica di grande attualità, collegandola ai temi EXPO

Milano, 23 giugno 2015 – Secondo dati europei, il 38% della popolazione sviluppa un disturbo mentale: 160 milioni di persone che ogni anno richiedono il supporto di professionisti per curare disturbi legati all’ansia, alla depressione, all’insonnia e all’abuso di sostanze. Come affermato da Antonio Vita, professore ordinario di Psichiatria all’Università degli Studi di Brescia. Tra 20 anni il numero di individui affetti da malattie mentali potrebbe raddoppiare.

Dati allarmanti che hanno spinto Giampaolo Perna, presidente del comitato scientifico del convegno, ad affrontare questa tematica di grande attualità, collegandola ai temi EXPO: il nutrimento – sia fisico che mentale – dell’individuo, un atteggiamento etico responsabile e l’innovazione come chiave di crescita, rinascita e sviluppo.

Ad aprire questa prima giornata di convegno, Maria Cristina Cantù – Assessore Famiglia, Solidarietà Sociale, Volontariato e Pari Opportunità Regione Lombardia – Angelo Capelli – Consigliere Regionale, Vice Presidente III Commissione Permanente Sanità e Politiche e Sociali Regione Lombardia – Emilio Sacchetti, Presidente SIP- Società Italiana Psichiatria e Claudio Mencacci – Past President Società Italiana di Psichiatria, Direttore Dip. Neiroscienze “Fatebenefratelli” di Milano.

Molte le tematiche trattate dalle Autorità, che tuttavia si sono concentrate in particolar modo sull’importanza di una prevenzione più attenta, libera dalle logiche di mercato e comunicata al meglio, in grado di promuovere una forma di psichiatria sempre più autonoma e indipendente dalla medicina. A tal proposito l’Assessore Maria Cristina Cantù ha evidenziato un allarmante abbassamento dell’età media dei pazienti che riscontrano disagi psichici; problematica più volte toccata nel corso della giornata.

4 tavole rotonde si sono susseguite nella giornata di venerdì:

Il futuro dell’assistenza psichiatrica: sfide aperte
Relatori e moderatori: Antonio Vita, Mauro Percudani, Massimo Clerici, Luigi Ferrarini, Enrico Zanalda, Laura Dalla Ragione, Leonardo Mendolicchio e Mauro Asquini.

Trovare il giusto equilibrio tra scienza e società; tra capacità tecniche e attitudini umane, tra sofferenza umana e sostenibilità economica, tra università e territorio. Una sfida che si prospetta impegnativa, ma non utopica: questa tavola rotonda si propone l’ambizioso obiettivo di cercare di vedere il futuro attraverso le lenti della pratica clinica inserite nelle esigenze del territorio, delle istituzioni e della persona che soffre.

Particolare preoccupazione è quella per i giovani e giovanissimi sempre più frequentemente affetti da patologie mentali, spesso legate ai disordini nutrizionali e al consumo di sostanze stupefacenti e alcool; l’abuso di queste sostanze infatti, aumenta il rischio di depressione di almeno 5 volte (NCS, ECA Study). Uno stato di emergenza, quello legato all’infanzia e all’adolescenza, che riveste la ricerca psicoterapeutica e psichiatrica di nuove responsabilità.

Verso una Psicoterapia Evidence Based
Relatori e moderatori: Giorgio De Isabella, Davide Dettore, Aristide Saggino, Fabio Tosolin, Anna Meneghelli, Giovanna Vanni, Roberta Rossi.

Che cos’è una terapia evidence based? È una terapia basata su dati di successo o insuccesso puntuali, al fine di determinarne con minimo margine di errore la validità della cura in questione. Ancorare la psicoterapia alle evidenze scientifiche vuol dire saper tutelare ogni paziente, e garantire l’efficacia delle terapie proposte.

Il prof. Aristide Saggino ha affermato che le malattie mentali sono dannose non solo per il singolo, ma per l’intero Paese di riferimento. Un soggetto affetto da disturbi mentali è infatti portato ad assentarsi sul posto di lavoro il 25% in più rispetto ad un soggetto che riscontra problemi di natura fisica.

Inoltre, uno studio britannico ha rilevato che la spesa sociale dovuta alle malattie di natura psichica si attesta attorno ai 10 miliardi; spesa che si assottiglierebbe in maniera considerevole attraverso un investimento 400 milioni dedicato alla prevenzione e alla cura di queste patologie.

Medicina personalizzata: il futuro della salute mentale?
Relatori e moderatori: Giampaolo Perna, Giuseppe Biffi, Giovanni Biggio, Simone Vender e Claudio Vampini.

Giampaolo Perna, assieme agli altri relatori di questa tavola rotonda ha spiegato l’importanza dell’impiego di una medicina personalizzata all’interno della psicoterapia e psichiatria odierna. Questo trend, di particolare successo nel settore della medicina oncologica, nasce con l’obiettivo di creare terapie individualizzate per ogni singolo paziente.

L’applicazione di questa terapia nel campo della salute mentale propone un approccio al paziente attento alle caratteristiche individuali e ai tratti di unicità del soggetto (a livello genetico, epigenetico, fisiologico, fisico, temperamentale, traumatico, relazionale e ambientale). Un insieme di informazioni personali preziose, che, se raccolte e analizzate con attenzione possono aumentare le possibilità di successo della terapia e ridurre al minimo gli effetti collaterali.

Fare rete in psichiatria
Relatori e moderatori: Giorgio Cerati, Massimo Rabboni, Claudio Cetti, Paola Soncini, Cesaro Moro, Teres De Grada, Ughetta Radice Fossati e Anna Maria Pappalardo.

Essere colpiti da una grave forma di patologia mentale vuol dire non essere più in grado di comunicare, di interagire con il prossimo e di lavorare, con il conseguente rischio di andare incontro ad emarginazione e forti forme di depressione. Solo una fitta rete di professionisti, in grado di coinvolgere tutti gli attori protagonisti, dalle istituzioni alle associazioni, dal no profit alle professionalità sanitarie, dalle strutture pubbliche a quelle private potrà creare una rete di supporto e sostegno capace di ridare dignità e qualità di vita a chi soffre di un disturbo di natura mentale.

Durante la giornata di sabato hanno avuto luogo Letture Magistrali dedicate alla psichiatria. Ad apertura dei lavori, l’intervento di Mario Mantovani, Assessore alla Salute e Vice Presidente Regione Lombardia. L’Assessore ha ricordato il grande impegno della Regione a favore della Psichiatria e della Neuropschiatria infantile. Sono infatti stati stanziati 435 milioni di euro in tutto: 360 milioni a favore della Psichiatria e i restanti 75 a favore della Neuropsichiatria infantile. A seguire l’intervento per l’apertura della giornata del Direttore Disp. Neuroscienze Cliniche Villa San Benedetto Menni, Giampaolo Perna

da insalutenews.it

Venerdì, 19 Giugno 2015 06:03

Lavoro e disabilità. Siamo categorie realmente protette?

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Esistono delle tutele ma il lavoro per renderle più concrete ed efficaci non può dirsi certo concluso

Trovare un lavoro in questo momento storico è difficile per tutti, inclusi gli appartenenti alle categorie protette. Questo perché, la "protezione" che la legge formalmente garantisce si rivela nella realtà, spesso blanda e lacunosa.

Le quote di riserva previste dalla legge 12 marzo 1999 n 68 spesso non sono rispettate e le Amministrazioni Centrali, anch' esse soggette al rispetto di dette quote, procedono a copertura tramite chiamata attraverso i Centri Provinciali per l'impiego dell'area nella quale è situata la sede o pubblicando bandi all'interno dei quali sono fissati forti limiti di carattere geografico.
Si vengono quindi a creare forti disparità in termini di opportunità tra coloro che vivono nell'area della Capitale, e non solo, e coloro che vivono in altre Provincie del nostro Paese.

Altro problema è quello della scarsa comunicazione intercorrente tra CPI e aziende. Molte volte il possibile datore di lavoro contatta il candidato non conoscendo la disabilità dal quale è affetto e \ o il titolo di studio in suo possesso. La cosa lascia abbastanza allibiti visto che tutte queste informazioni vengono fornite al momento dell' iscrizione tramite la compilazione dell' apposita modulistica per poi essere trattate informaticamente. Cosa succede tra l'inserimento dati e le fasi successive ? Dove si spezza la catena? E' un mistero che, personalmente, non sono ancora riuscita a risolvere.

Un' attenzione particolare merita infine il tema dei concorsi pubblici. Questi, per quel che ci riguarda, possono essere distinti in due gruppi: concorsi riservati alle categorie protette, e concorsi tradizionali.
E' bene ricordare che è diritto di ogni cittadino diversamente abile partecipare, ove ne abbia i requisiti, a qualsiasi selezione pubblica. Per sostenere le prove è possibile avvalersi dei benefici previsti dalla legge 104\ 92 il cui art 20 così recita: "La persona handicappata sostiene le prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle professioni con l'uso degli ausili necessari e nei tempi aggiuntivi eventualmente necessari in relazione allo specifico handicap.
Nella domanda di partecipazione al concorso e all'esame per l'abilitazione alle professioni il candidato specifica l'ausilio necessario in relazione al proprio handicap, nonché l'eventuale necessità di tempi aggiuntivi".
Come si evince dal testo, indicare la propria condizione e l'ausilio idoneo è essenziale. Naturalmente l'auto-certificazione non è sufficiente e sarà richiesto l'invio di "documentazione comprovante".

Questa espressione così generica certo non agevola. In essa infatti potrebbe essere ricompreso non soltanto il certificato d'invalidità rilasciato da Inps ma anche un secondo certificato redatto appositamente da un medico ospedaliero. Si raccomanda quindi di contattare l'Amministrazione che ha emesso il bando per non incappare in spiacevoli sorprese.
Bandi dal testo più preciso eviterebbero equivoci, perdite di tempo e snellirebbero il già non sempre chiarissimo iter burocratico.

Non si può non citare, in questa sede, l'importante novità introdotta dalla legge 11 agosto 2014 n 114 ossia che una persona con invalidità uguale o superiore all'80% non è tenuta a sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista. Anche qui si pone una grande questione linguistica. Se la denominazione non è prova pre-selettiva, ma i contenuti sono quelli di suddetta prova, l'esonero è concesso ? Al momento sembra che la risposta a questo quesito sia negativa.
Si auspica che la questione venga chiarita quanto prima, che la macchina burocratica sia sempre più snella e che domanda e offerta possano davvero incontrarsi così da poter realmente valorizzare i talenti di ogni persona.
Le categorie protette devono essere tali non solo di nome ma soprattutto di fatto.

Per approfondire

Speciale lavoro e disabilità

Da disabili.com

Start up da idee imprenditoriali di persone con disabilità

L'inclusione lavorativa dei disabili non sia solo obbligo di legge

Dott.ssa Agnese Villa Boccalari

Domani la manifestazione che da quattro anni porta i pazienti psichiatrici del capoluogo sabaudo a sfilare contro lo stigma e i pregiudizi. Per questa edizione, massiccia sarà la partecipazione di associazioni e realtà cittadine che lavorano sul disagio psichico. Delegazioni da tutta Italia

TORINO - Le voci, che circolavano da mesi tra soci e simpatizzanti, la davano come un’esperienza ormai conclusa. E i negozianti del centro, magari, avran pure tirato un sospiro di sollievo: niente più folli in corteo all’ora di punta dello shopping, né uomini coperti solo da strisce di nastro isolante a turbare le dame della Torino bene nei pomeriggi afosi di giugno. Ma alla fine la banda di matti più famosa d’Italia ha deciso di riprovarci. E domani, per il quarto anno di seguito, il Torino Mad Pride tornerà a sfilare per le strade del capoluogo sabaudo; portando ancora una volta in parata le storie e le voci di pazienti psichiatrici, operatori sociali e attivisti dell’antipsichiatria, uniti per rivendicare “la libertà di vivere il proprio disagio psichico senza per questo essere sedati, emarginati o rinchiusi”.

Per l’edizione di quest’anno, il Mad Pride ha deciso di farsi famiglia allargata, coinvolgendo nell’organizzazione dell’evento quasi ogni associazione che nel capoluogo sabaudo si occupa di disagio psichico e salute mentale: “Con noi - spiega Simone Sandretti, co-ideatore dell’iniziativa - ci sarà la onlus Arcobaleno e i redattori del mensile Segn/Ali; il gruppo di ricerca poetica dell’associazione Mente locale e lo staff del Caffè Basaglia; l’associazione Il Tiglio e gli organizzatori dello Psicologia film festival”. L’appuntamento è per le 14.00 di domani in piazza Carlo Alberto: di lì, il corteo si muoverà lungo il centro cittadino fino ad attraversare il ponte della basilica della Gran Madre, fermandosi per una tappa intermedia nei locali della Cavallerizza Reale e una conclusiva nella Caserma occupata di via Asti. Qui, e lungo tutto il tragitto, i partecipanti alla parata verranno intrattenuti da concerti, spettacoli teatrali, declamazioni poetiche e dai dj dell’emittente torinese “Radio banda larga”, che cureranno la selezione musicale.

Dopo la scorsa edizione, incentrata sul rapporto tra la follia e il mondo del lavoro, il tema scelto per quest’anno è “Tutti fuori”: “un invito a venir fuori dai nascondigli - spiega Sandretti - a liberarsi dal terrore dello stigma che attanaglia molti utenti ed ex utenti psichiatrici. Ma anche un’esortazione rivolta alle altre associazioni, perché escano allo scoperto e si uniscano a noi; negli scorsi mesi, abbiamo iniziato a renderci conto che la nostra rischiava di diventare un’esperienza eccessivamente autoreferenziale. Per questo, abbiamo deciso di dare il Mad Pride in pasto al popolo”. Così, domani, all’arrivo in Cavallerizza, Paride Gavallotti - “matto e facilitatore sociale” che a Foggia lavora col noto psichiatra Mariano Loiacono - coinvolgerà i presenti in una delle sessioni di danza e percussioni con le quali pare riesca a produrre benefici su molti utenti psichiatrici. Sui microfoni del camion principale, poi, i dj di Radio banda larga si alterneranno ai poeti del Circolo Orfeo; mentre un’altro furgone ospiterà una versione itinerante dell’Assemblea permanente dell’ascolto, la riunione-flusso di coscienza che il Mad pride tiene a cadenza settimanale., A esibirsi sul palco di via Asti, poi, ci saranno il cantautore folk-sperimentale Lukasz Mrozinski, che al Mad Pride ha intitolato il suo primo album, e il co-fondatore del collettivo Luca Atzori, regista teatrale che porterà in scena “Gli aberranti”, la telenovela dei folli.

“Per la prima volta - continua Sandretti - quest’anno saremo raggiunti da varie delegazioni di utenti e attivisti da tutta italia. Per l’anno prossimo, il gruppo romano sta già organizzando una versione locale del Mad pride, alla quale parteciperemo attivamente. Altri gruppi arriveranno da Campobasso, Firenze e dalla Puglia”. Nato nel 2012 come associazione, da un’idea che Sandretti e Luca Atzori ebbero durante un ricovero del primo, il Torino Mad Pride organizzò la prima parata dell’orgoglio dei folli nell’estate dello stesso anno. Da allora, il gruppo ha promosso una miriade di iniziative ed eventi collaterali, tra spettacoli teatrali, eventi e dibattiti: le ultime due sono state la breve occupazione dei locali abbandonati del Centro diurno di Salute mentale di via Gorizia, subito ribattezzato “Repubblica dei matti, e il lancio di Matti a cottimo, una sorta di ufficio di collocamento per utenti psichiatrici pensato per funzionare come un vero e proprio “Linkedin dei matti”. Per informazioni, visitare il profilo facebook della manifestazione. (ams)

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