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Sei ragazzi, di cui due donne, una volta alla settimana si allenano in una palestra a fianco di campioni della boxe italiana. "Tiene la mente serena", spiega Franco Chierchi, maestro della disciplina. Ardigò (Aiutiamoli): "Imparano a essere più autonomi, a gestire meglio il proprio corpo"

MILANO - Mauro è il più anziani del gruppetto. Infila i guantoni e assesta due pugni a uno dei sacchi appesi al soffitto. Mi guarda soddisfatto: "È uno sport faticoso, ma ci si sente meglio. Ho la pancia e ogni tanto mi devo fermare per riposare, ma è utile". Mauro è uno dei sei ragazzi con problemi di salute mentale, seguiti dall'associazione Aiutiamoli, che frequentano il corso di box nella palestra O.pi.gym, in corso di Porta Romana a Milano. Mentre i sei, di cui due ragazze, fanno i loro esercizi sui tappettini, nel ring si stanno allenando due campioni della boxe italiana: Andrea Scarpa e Renzo De Donato. "È uno degli aspetti positivi di questa esperienza -spiega Cristina Ardigò, presidente dell'associazione Aiutiamoli-. I nostri giovani non sono separati dagli altri, imparano a stare in mezzo alle persone". Il corso di boxe si tiene una volta alla settimana, per un'ora. "Quanto basta per rimettere in moto un corpo fermo da anni e affaticato dai farmaci -aggiunge la presidente-. Li aiuta a essere più autonomi, a gestire meglio il proprio corpo".

Per Franco Chierchi la boxe è vita. È stato campione europei dei pesi mosca, ha insegnato boxe in un carcere francese per due anni. E ora gestisce, insieme al nipote Alessandro e ad Alberto Canuzzi, la palestra O.pi.gym, ricavata in un seminterrato. "È molto bello vedere che migliorano ogni volta che vengono qui -racconta-. La boxe aiuta a tenere la mente serena, a scaricare tensioni, a incanalare la rabbia in un percorso diverso. È una disciplina completa. Non è solo tirare pugni. Anzi, prima c'è tanta ginnastica, esercizi di coordinamento. Fa bene a chiunque, anche a chi ha problemi di salute mentale". "Uno dei nostri ragazzi stava sempre appartato, anche al centro diurno. Non legava con nessuno -racconta Stefano Conti, uno degli educatori di Aiutiamoli-. Con il corso di boxe è riuscito ad aprirsi agli altri e ora partecipa anche ad altre attività dell'associazione".

Spesso chi ha problemi di salute mentale viene visto come una persona potenzialmente pericolosa. A parte il fatto che si tratta di un pregiudizio -sottolinea Cristina Ardigò-, l'attività sportiva, e in particolare la boxe, permette invece di sfogare la rabbia. Una rabbia che deriva dal fatto di essere consapevoli di avere un problema che non permette di vivere pienamente la propria vita, di trovare un lavoro, di avere una relazione sentimentale". L'associazione Aiutiamoli, nata nel 1989 per iniziativa di alcuni parenti di malati mentali, oggi gestisce un centro diurno e un progetto di residenzialità leggera, costituito da una rete di appartamenti in cui vivono autonomamente alcuni pazienti con il sostegno e la supervisione di un'equipe di volontari e operatori. "Nel centro diurno abbiamo molte attività -ricorda la presidente dell'associazione-. Corsi di inglese, di teatro, di arte, di ballo latino americano… per citare solo alcuni. Organizziamo gite, visite, uscite in pizzeria. Il 24 maggio abbiamo partecipato al Cleaning day al Parco Sempione. Tutto questo perché i malati psichici non rimangano isolati, ma possano vivere bene in mezzo agli altri". (dp)

da redattoresociale.it

Nel 2011 il 2 per cento delle aziende aveva assunto disabili psichici, nel 2013 la percentuale è scesa allo 0,6 per cento: -72%. Dati presentati al convegno organizzato dall'Inail sull'inserimento lavorativo. Le patologie più presenti sono la depressione, l'ansia e l'Alzheimer

ROMA - Più di un milione di persone in Italia ha una malattia mentale o un disturbo del comportamento e solo il 13,2 per cento dichiara di avere un lavoro. Sono i dati dell'Istat presentati durante il convegno Inail sull'inserimento socio-lavorativo delle pazienti con disabilità psichica. Le patologie più presenti sono la depressione che colpisce il 4 per cento della popolazione, l'ansia (3 per cento), l'Alzheimer (l0,9 per cento) e il disturbo del comportamento alimentare (0,5 per cento).

L'obiettivo dell'iniziativa organizzata dell'Isfol, in collaborazione con l'Osservatorio nazionale sulla disabilità istituito presso il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, è quello di sviluppare il dibattito sull'inclusione sociale e valorizzare le risorse individuali dei pazienti. "Nella nostra società - ha detto Alfredo Ferrante, dirigente delle Politiche per le persone con disabilità del Ministero del Lavoro -, le persone con disabilità vivono una condizione di marginalità e i malati psichici subiscono una discriminazione più forte. Questo è un problema soprattutto culturale: dobbiamo superare la paura della diversità. Chi ha un disagio deve godere degli stessi diritti della maggior parte della popolazione. Solo così potrà avere una vita indipendente".

Secondo i dati Isfol, nel 2011 il 2 per cento delle aziende in Italia aveva assunto persone con disabilità psichica, nel 2013 la percentuale è scesa allo 0,6 per cento, con una diminuzione del 72 per cento. Per Franco Veltro, direttore del Dipartimento di salute Mentale del Molise, "il 70 per cento delle persone cha hanno una malattie psichiatrica desidera lavorare e il 75 per cento di queste patologie è causato dalle condizioni sociali. Ci si ammala di più quando si è poveri".

Un aspetto significativo della paura del diverso riguarda chi è affetto da schizofrenia: "Il 22 per cento ha un solo episodio nella vita di manifestazione di questa malattia senza alcuna compromissione delle abilità personali, ma solo il 10 per cento ha un lavoro retribuito - spiega Veltro -. Le Regioni cercano di fare quello che possono: nel Lazio sono stati avviati 1413 progetti di inserimento lavorativo ma solo 77 persone hanno ottenuto un lavoro. Nella maggior parte dei casi vengono assunti nelle cooperative sociali".

Secondo Franca Biondelli, sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro: "L'Organizzazione mondiale della salute ha calcolato che il tasso di disoccupazione per chi ha disturbi psichici si aggira al 70 per cento. Dobbiamo superare le barriere culturali che limitano l'accesso al lavoro e combattere lo stigma che è ancora forte. Mia sorella è affetta da un disagio mentale quindi capisco le difficoltà che incontrano le loro famiglie. Stiamo lavorando sul ‘dopo di noi' per non lasciare soli i pazienti dopo la morte dei loro genitori".

Mercoledì, 03 Giugno 2015 21:05

A Pistoia il Forum nazionale sulla salute mentale

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Dal 4 al 6 giugno al Dopolavoro ferroviario operatori, familiari, avvocati a confronto sulla cura della malattia mentale. Ci sarà anche il sottosegretario Vito De Filippo

PISTOIA. Dal 4 al 6 giugno a Pistoia si terrà l’incontro nazionale del Forum Salute Mentale, alla sua ottava edizione. Il convegno avrà luogo presso il Dopolavoro Ferroviario, in piazza Dante Alighieri 1. All’apertura dei lavori di giovedì 4 giugno interverrà il sindaco Samuele Bertinelli, che darà il benvenuto agli ospiti a nome della città.

Il Forum Salute Mentale, nasce oltre dieci anni fa con la Carta di Posillipo e il successivo documento programmatico redatto il 16 ottobre del 2003, in occasione del primo incontro nazionale a Roma. Motivo fondante, e tuttora linea guida del Forum, “ridurre la dissociazione tra enunciati e pratiche nel campo delle politiche della salute mentale”.

Tra gli aderenti al forum ci sono operatori, educatori, psichiatri, psicologi, persone che hanno vissuto o vivono l’esperienza del disagio psichico, familiari, giornalisti, sindacalisti, avvocati, magistrati. L’incontro di quest’anno, che vedrà la presenza del sottosegretario alla salute Vito De Filippo, sarà focalizzato sul significato della “cura” nell’ambito della salute mentale.

"Per denunciare la diffusione dei luoghi della cronicità - si legge nella nota di presentazione dell'iniziativa, che ne definisce l'obiettivo - il consumo insensato delle risorse, i Centri di salute mentale ridotti a meri ambulatori, le pratiche restrittive e poco rispettose della dignità umana nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, le porte chiuse, l’abuso farmacologico, le contenzioni, l’isolamento, le nuove forme di internamento dopo la chiusura per legge lo scorso 31 marzo degli ospedali psichiatrici


giudiziari, la contraddizione ora più che mai evidente tra cura, custodia, pena, responsabilità soggettiva e incapacità di intendere e di volere. Per interrogarsi sull’incuria che non ha mai abbandonato il campo della psichiatria e che ostacola l’approccio in termini di salute mentale".

da iltirreno.it

Martedì, 02 Giugno 2015 07:52

Il terribile è già accaduto

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di Roberto Perrotti (da insalutenews.it)

Parlare di follia e di teatro desta un senso di libertà e qualche capogiro, perché delle due esperienze si può dire tutto e il contrario di tutto. Di una cosa siamo certi: gli argomenti si versano gli uni negli altri al punto che i loro piani si giustappongono.

Lo sapevano bene Dionisio e Proteo, numi tutelari delle identità multiple, delle metamorfosi e dell’alterità dell’attore e del folle.
Lo sapeva bene Eschilo che, con il personaggio di Oreste, espresse la follia legata alla colpa; lo sapeva Sofocle che condusse Aiace alla morte, soluzione definitiva per cancellare l’onta della follia; lo sapeva infine Euripide che mosse Medea verso la pazzia, dovuta allo straziante conflitto dell’animo umano.

Eppure il teatro non è solo interrogazione o rappresentazione, esso è il luogo elettivo della cura e della terapia, come vogliono gli studi teatrali e le ricerche psicologiche.
Alexandre Dumas, maestro del romanzo storico, a metà dell’ottocento, durante la sua permanenza a Napoli, assiste a una rappresentazione teatrale realizzata dai pazienti del manicomio di Aversa. Ne rimane profondamente turbato e affascinato.
Da quell’esperienza di teatroterapia si sono dipanate diverse interpretazioni, molteplici approcci, che hanno inteso organizzare l’autentica tragicità della messinscena.

Benché il binomio teatro-disagio sia stato analizzato con metodi diversi, il suo studio ha ampliato di molto i confini dell’arte teatrale e della speculazione psicologica.
Negli anni sessanta si è lavorato in modo sistematico, con soggetti disagiati, sia nelle associazioni, sia nei reparti ospedalieri, servendosi di laboratori teatrali e di workshop a indirizzo terapeutico.
Un nome fra tutti, Gary Brackett, regista e attore del Living Theatre di New York, che, affascinato dalla follia, ha introdotto tecniche come la recitazione non-fictional, (interpretazione non convenzionale), e l’espressionismo di Antonin Artaud, grande e folle autore.

Riferimento per molti sono apparsi i lavori dello psichiatra R.D. Laing, maestro dell’antipsichiatria, che nel libro Nodi ha elaborato il concetto di alienazione, attraverso la rappresentazione di “nodi”, di legami d’amore, di dipendenze e d’inquietudini.
Consapevole di quanto poco si conosca della follia dei “folli” e ancor meno di quella dei “sani”, la ricerca negli anni si è spinta verso un piano che sapesse coniugare esperienze in bilico fra il caos e l’ordine, fra l’ironia e il dolore.
Questa è la strada percorsa dai teatri della diversità, con laboratori di base e di ricerca. Si pensi al servizio psichiatrico di Forlì, al Living Follia di Triggiano, all’Officinateatro di Caserta, ai centri di salute mentale di Roma, di Trieste e di Modena; si considerino alcuni lavori di Ascanio Celestini e di Eugenio Barba.

In Campania, sull’orma medesima, è nata la rassegna, Tutti pazzi per il teatro, voluta dal Servizio di Salute Mentale di Puglianello, che propone un laboratorio teatrale permanente, una rassegna dei servizi psichiatrici campani e workshop formativi per operatori e pazienti.
Un programma deciso che non vuole occultare la diversità della follia ma rileggerla in modo ironico, provocatorio e consapevole.
Il sottotitolo di tale rassegna recita, Da vicino nessuno è normale, che fa da contrappunto a quello del Living Follia di Triggiano, secondo il quale, Il terribile è già accaduto.

Giovedì, 28 Maggio 2015 21:19

Cicloterapia per migliorare la salute degli over 50

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da bikeitalia.it

Dei ricercatori inglesi dell’università di Reading stanno cercando volontari ultracinquantenni da coinvolgere in uno studio sui benefici dell’uso della bici sulla salute mentale. Gli unici requisiti necessari sono l’avere più di 50 anni e il “non essere un utilizzatore regolare di bici”.

Ai partecipanti verrà chiesto di pedalare per mezz’ora tre volte a settimana, per un totale di otto settimane. All’inizio e alla fine del periodo di prova verranno sottoposti ad alcuni test per valutare la loro memoria, attenzione e velocità nel risolvere test cognitivi.

Carien Van Reekum, uno dei ricercatori dell’università di Reading (dipartimento di Psicologia), ha affermato: “Al momento stiamo studiando i cambiamenti cognitivi ed emozionali che accadono quando si invecchia, e il modo in cui questi incidono sul benessere. Diversi studi recenti hanno dimostrato come l’esercizio fisico regolare sia uno dei fattori più importanti nel mantenere, o addirittura migliorare, le capacità di pensiero e ragionamento in età avanzata.

Il nostro team vuole capire se includere l’uso della bici nella routine quotidiana, ad esempio per andare al lavoro o a fare la spesa, possa avere un effetto positivo sulla salute mentale in età avanzata. I risultati di uno studio effettuato su un primo gruppo di volontari hanno suggerito che tutti i partecipanti hanno tratto beneficio dall’esperimento; molti di loro hanno scelto di continuare a usare la bici anche dopo il periodo di prova. Questi test sono un’ottima opportunità per riscoprire le gioie e i benefici del ciclismo, contribuendo allo stesso tempo a uno studio scientifico importante”.

I partecipanti al test riceveranno un corso gratuito per imparare a usare al meglio la bici, e un controllo gratuito delle condizioni della propria bici. Avranno anche la possibilità di provare una bici elettrica Raleigh.

Già in passato abbiamo riportato notizie relative a diversi studi che dimostravano i benefici della bici sulla salute fisica e mentale. Citiamo ad esempio questo studio sulla possibilità che pedalare con una certa intensità possa far regredire alcuni sintomi del Parkinson; e questo articolo sull’uso della bici nella riabilitazione post-infarto.

Nei Paesi Bassi, il 23% degli spostamenti effettuati da chi ha più di 65 anni sono fatti sulle due ruote a pedali; questa percentuale cala al 15% in Danimarca, al 9% in Germania e all’1% nel Regno Unito. Non sono disponibili dati aggiornati e specifici riguardo alla situazione in Italia.

La storia di Salvatore da Palermo commuove l’Italia intera.

E’ intelligente, colto e sempre in grado di dare un sostegno ed una mano d’aiuto a chi come lui soffre periodicamente di piccole crisi nervose. Salvatore, diversamente da altri, avendo intrapreso un percorso terapeutico da diversi anni, e’ pienamente consapevole delle sue capacita’ e di cio’ che potrebbe fare a livello lavorativo. Il suo sogno e’ proprio quello di trovare un occupazione anche part-time che possa allontanare anche la preoccupazione del futuro dopo i genitori. Il giovane ha 41 anni, infatti, vive con i genitori e soffre ormai da 13 anni di una disabilita’ mentale di tipo schizzo-affettivo. Salvatore, ormai ha raggiunto un equilibrio che gli permette di essere sereno ed operativo come tutti. “Sogno un lavoro di tipo amministrativo in un ufficio pubblico o privato dove per legge e’ previsto una quota riservata a noi – dice in un’intervista all’Ansa-. Le aziende oggi purtroppo preferiscono pagare una sanzione pecunaria piuttosto che assumere uno come me. Ho gia’ lavorato in passato ma, adesso non trovo piu’ niente. Sono titolato ma non appena racconto il mio stato di salute mentale vengo, nelle forme piu’ varie emarginato e discriminato. Il mio desiderio sarebbe riuscire a fare quello per cui ho studiato magari affiancando qualcuno in materia di contabilita’“.

Mi rendo perfettamente conto che da solo non potrei gestire un ufficio – continua -. In questo momento vorrei fare qualsiasi lavoro. Capisco che non posso fare tutto ma posso fare tanto. Vorrei fare capire che occorre superare lo scoglio della salute mentale e non sono un pazzo. Vorrei avere qualcuno che mi desse una possibilita’: quella fiducia professionale iniziale che mi permetterebbe di dimostrare cosa so fare“. Salvatore, per adesso, ha soltanto la pensione d’invalidita’ di 290 euro. “Ho un fratello sposato ma lui ha la sua famiglia. Faccio parte dell’associazione di familiari Meravigliosamente che ha sede in uno dei padiglioni dell’Asp 6 presso l’Isil (inclusione sociale e lavoro) dove ho tanti amici. Non ho mai vissuto la solitudine perche’ con il tempo mi sono fatto tanti amici e mi sono sentito sempre accettato. Sono circondato da affetto e professionalita’. L’unico mio tormento e’ soltanto la mancanza di una occupazione lavorativa – dice ancora -. Spesso do sostegno e aiuto a tanti altri giovani che vivono forme di disagio come il mio. I ragazzi mi cercano e questo mi fa stare bene anche perche’ riesco a capire in profondita’ la loro sofferenza. Mi piacerebbe anche riuscire a lavorare, magari in futuro, aiutando chi sta peggio di me. Per fortuna non sono solo e ho tanta voglia di continuare a sperare in un futuro diverso“.

Salvatore ha lavorato per alcuni mesi con una borsa lavoro all’interno del vivaio Ibervillea. Ha iniziato a stare male poco prima di laurearsi in economia e finanza quando aveva 28 anni, studiando circa 10 ore al giorno. Gli mancavano gli ultimi dieci esami, quando per il forte stress gli e’ venuto un esaurimento nervoso. Da quel momento ha iniziato una fase diversa della sua vita in cui non sono mancati i ricoveri ospedalieri. “Nonostante tutto mi volevo laureare a tutti i costi e alla fine con l’aiuto del Cup (centro universitario disabili) – racconta ancora -, assegnandomi un tutor ci sono riuscito. La laurea dopo mille difficolta’ e’ arrivata nel 2009 e quando mi hanno proclamato dottore sono scoppiato in lacrime di gioia. Mi sono laureato con la grande soddisfazione mia e della mia famiglia. Per un breve periodo sono andato pure a Londra, in Cornovaglia a lavorare con mio cugino come cameriere in un ristorante. Ho fatto il tirocinio per 18 mesi da un commercialista e adesso mi sto preparando per l’esame di abilitazione come esperto contabile“. “Chiedo al garante regionale delle persone con disabilita‘ – dice infine con forza – di aiutarci nell’applicazione della legge in materia di inserimento socio lavorativo negli enti pubblici e privati della Sicilia. Ricordo che l’Asp e l’universita’ di Palermo sono da questo punto di vista scoperti per diverse unita’ di disabili da assumere ai sensi della legge 68/99. Mi rendo conto che per gran parte delle persone il mondo della salute mentale e’ veramente sconosciuto e sono tante, ancora, le chiusure e i pregiudizi che andrebbero, a poco a poco sfatati. La societa’ e’ dura ma la speranza non la perdero‘”.

Dal 23 al 30 maggio sarà allestita preso il Centro PsicoSociale di Merate e, a seguire, dall’8 al 15 giugno presso la Hall dell’Ospedale Mandic. Successivamente la mostra sarà trasferita, dal 13 al 17 luglio, negli spazi della Hall dell’Ospedale Manzoni a Lecco, e subito dopo, dal 18 al 26 luglio, approderà presso la Lega Navale Italiana di Mandello del Lario. Concluderà il suo tour presso la Sala Civica del Comune di Cernusco Lombardone, dal 4 all’11 ottobre.

Verrà inaugurata il prossimo 23 maggio presso il CPS (Centro psico sociale9 di Merate: da allora al prossimo 11 ottobre toccherà alcuni importanti luoghi del territorio lecchese. È “EXPOniamoci”, mostra itinerante dei lavori artistici realizzati dagli ospiti del Centro Diurno di Merate e della Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza (CRA) di Cernusco Lombardone, durante le attività del laboratorio “Atelier di Pittura”, coordinato, da diversi anni, da Maria Lupia e dal Maestro d’Arte Giuseppe Salomoni.

“Questa iniziativa – spiega Simonetta Martini, psichiatra, responsabile dell’Area Riabilitativa e delle Strutture Residenziali del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera di Lecco a cui afferiscono il Centro Diurno e la CRA – vuole contribuire, nel suo piccolo, alle manifestazioni legate all’evento mondiale dell’EXPO in sinergia con un percorso creativo sviluppato con alcuni utenti dei nostri servizi”.

“Nell’ambito delle attività riabilitative svolte nelle nostre strutture residenziali – continua la specialista – un ruolo importante è stato attribuito al percorso psico-educativo, rivolto ad utenti e familiari, sulle adeguate condotte alimentari: una corretta alimentazione in persone in trattamento farmacologico, infatti, evita l’aumento ponderale (legato molto spesso anche all’uso dei farmaci), facilita il mantenimento di un sano stile di vita e previene le possibili patologie somatiche correlate”.

“Vale la pena sottolineare – dichiara Martini – che lo scopo fondamentale di questa mostra itinerante è quello di promuovere il tema e l’universo della Salute Mentale, nonché l’offerta del dipartimento di salute mentale sul territorio”.

Le tappe e le location della mostra? Dal 23 al 30 maggio “EXPOniamoci” sarà allestita preso il Centro PsicoSociale di Merate e, a seguire, dall’8 al 15 giugno presso la Hall dell’Ospedale Mandic. Successivamente la mostra sarà trasferita, dal 13 al 17 luglio, negli spazi della Hall dell’Ospedale Manzoni , a Lecco, e subito dopo, dal 18 al 26 luglio, approderà presso la Lega Navale Italiana – Sezione di Mandello del Lario. “EXPOniamoci” concluderà il suo tour presso la Sala Civica del Comune di Cernusco Lombardone, dal 4 all’11 ottobre.

“Toccare più luoghi con questa particolare ed importante mostra – puntualizza Simonetta Martini – vuol dire per noi promuovere maggiormente la sensibilizzazione sociale, affermando che il nostro compito, in qualità di operatori sanitari, è quello del pieno reinserimento della persona in un contesto di vita non stigmatizzante o emarginante”.

Il servizio promuove attività in acqua nella piscina Saline per favorire l'equilibrio psico-fisico e sociale.

Con l’arrivo della bella stagione tutti quanti abbiamo bisogno di rimetterci in forma e dedicare un po’ del nostro tempo all’attività sportiva, sempre salutare e rigenerante.

In tal senso, il Servizio Sollievo torna ad impegnarsi nell’ambito dello sport, con “A tutto Sport”, progetto di attività acquatiche e calcistiche, grazie ad un’importante collaborazione con l’Associazione Sportiva UISP di Senigallia ed al prezioso contributo di una ditta di Piticchio di Arcevia, sensibile sostenitore d’iniziative a carattere sociale, al quale va un sincero ringraziamento da parte di tutto il Servizio Sollievo.

Sappiamo che lo sport ha un grande valore nel campo della riabilitazione e della salute mentale, in quanto permette alla persona di ricreare un proprio equilibrio psico fisico e sociale. In particolare, lo sport in acqua facilita ulteriormente l’acquisizione e il miglioramento di abilità motorie e natatorie ed offre una sensazione di rilassamento e leggerezza che può sostenere il miglioramento di determinati vissuti legati al sé, al senso di autoefficacia ed al rapporto con gli altri. Allenarsi alla sincronia dei movimenti evita di concentrarsi su pensieri ansiogeni.

Il progetto, avviato mercoledì 22 aprile scorso presso la Piscina delle Saline, prevede incontri settimanali della durata di un’ora, con istruttori specializzati.

Si vuol sottolineare che la titolarità del Servizio Sollievo è dell’Ambito Territoriale Sociale n.8, che insieme alla Provincia di Ancona e alla Regione Marche lo programmano e lo sostengono, finanziandole; nelle diverse sedi di tutti i Comuni dell’ATS 8 (Arcevia, Barbara, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Ostra, Ostra Vetere, Senigallia, Serra de’ Conti e Trecastelli), è presente un’equipe composta da Psicologi ed Educatori che lavora in collaborazione con le Assistenti Sociali degli stessi Comuni, di cui ricordiamo il ruolo di ideatori, promotori e sostenitori del Servizio Sollievo e il Dipartimento di Salute Mentale – Area Vasta 2 Senigallia.

Il Servizio Sollievo è gestito dalle Cooperative Sociali H Muta e Casa della Gioventù e si occupa di attività a sostegno di persone con disagio mentale e loro famiglie attraverso colloqui, visite domiciliari, gruppi di auto mutuo aiuto e di attività ricreative e di svago con il coinvolgimento delle realtà locali esistenti.

In questa stessa sede si vuole sottolineare, inoltre, la continuità di un’altra attività sportiva, il calcio, con la squadra “Sollievo Senigallia”, che rappresenta da anni una delle iniziative di maggior successo del Servizio Sollievo e che, dallo scorso anno, si è arricchita della partecipazione attenta e sentita della stessa UISP, grazie al coinvolgimento del Presidente Massimo Tesei nell’organizzazione di tornei e progetti che ci rendono sempre protagonisti.

Tali iniziative consentono una partecipazione al sociale e un inserimento in realtà territoriali preesistenti che permette alle persone con disagio mentale di uscire da stigma e isolamento che spesso contraddistinguono tali problematiche.

Per ulteriori informazioni potete contattare il seguente numero telefonico:

Più di un terzo della popolazione europea (38% circa) è stato colpito da una qualche forma di disturbo mentale: 164 milioni di cittadini, con un impatto economico stimato in circa 798 miliardi di euro. Soltanto un europeo su tre, però, si cura affidandosi a uno specialista. Questi i dati presentati a Vienna in occasione del Congresso dell’Associazione Europea di Psichiatria (EPA). 

Mercoledì, 01 Aprile 2015 09:08

Opg buoni e opg cattivi?

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"L'Opg non è come il colesterolo". Lo scrive Giovanni Rossi, fondatore di Rete 180, nel suo blog. Eccovi il link

L'Opg non è come il colesterolo

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