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Mercoledì, 28 Gennaio 2015 09:32

Sarà la radio che ci salverà

Nel 2010, a seguito del terremoto di Haiti, il primo canale di comunicazione ad essere ripristinato fu la rete di radio indipendenti.
L’alluvione di Firenze del 1966 è stata affrontata anche grazie al supporto di emergenza primaria dei radioamatori.
I disagi vissuti all’interno del manicomio più grande dell’Argentina hanno dato vita a una delle emittenti più interessanti di Buenos Aires.
La radio è da sempre il media più adatto a territori e contesti difficili.
Ascolta Terranave:Sarà la radio che ci salverà
Radio Fuori Onda è una web radio nata nel 2006 dall’idea e dal lavoro dell’associazione Fuori Onda. Sviluppatasi all’interno del centro di salute mentale a Roma, la radio produce programmi di diverso interesse, spaziando dalla musica alla scienza, passando per il teatro e la salute. “Parlare in radio è riabilitativo” spiega Eddi, responsabile di Radio Fuori Onda “perchè ci si mette in gioco e perchè rispetto ad altri mezzi di comunicazione è più intima e profonda”.
Sono molte in italia le realtà radiofoniche volte a sviluppare il tema del disagio psichico, da Radio Tab di Reggio Emilia a Radio Fragola di Trieste, a Radio La Colifata, a Buenos Aires. Radio Ghetto ha tre anni di vita. Questa emittente stagionale si anima d’estate, durante la raccolta dei pomodori, all’interno della baraccopoli di Rignano Garganico nota come “Gran Ghetto”. In questo complesso di baracche, abitato dai braccianti a giornata dediti alla raccolta di frutta e ortaggi, la piccola emittente alimentata a pannelli solari aiuta il Ghetto a uscire fuori e chi sta fuori a entrare dentro a questa incredibile realtà. Per la sua economicità e semplicità, la radio è lo strumento che più si presta a fare informazione nei territori più complessi e emarginati. Proprio per questo Amisnet in questi giorni ha lanciato un progetto di crowdfunding mirato a costruire una radio in valigia, uno studio mobile itinerante in grado di raggiungere i luoghi più sperduti e dimenticati. Per avere informazioni sul nostro progetto e aiutarci a realizzarlo: La radio in valigia.
Ospiti della puntata: Edgardo Reali, Radio Fuori Onda; Carmen Palazzo, Radio Ghetto Terranave è un programma di Marzia Coronati
In regia: Andrea Cocco
Alla selezione musicale: Frank
Dopo Mezzanotte
Per informazioni o consigli scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Terranave è trasmessa e diffusa da: Radio Flash (Torino, 97.6) martedì 15 (replica martedì 20,00)
Radio Indygesta (Web Radio)
Radio Onda d’urto (Brescia, Cremona, Piacenza, 99.6) mercoledì 13,30
Basilicata Radio 2 (Potenza, 93.5) martedì 20,35
Radio Ciroma (Cosenza, 105.7) giovedì 17,00
Radio Onde Furlane (Udine, Pordenone e Gorizia, 90.0) sabato 17,30
Radio Beckwith (Torino, Cuneo, 87.8, 96.55) martedì 20,00 (in replica venerdì 7,00)
Radio Sonar (web radio) martedì 15,00
Radio Città Fujiko (Bologna, 103.1) lunedì 13,30
Radio Gold (Alessandria, 88.8, 89.1)
Radio Roarr (Web Radio) Mercoledì 18,00
Radio Booonzo (Web Radio) Venerdì 16,30
Wwoof Italia Comune –
info L’Italia che cambia
La realizzazione di questa trasmissione è possibile anche grazie al supporto di Wwoof Italia

Presentato al Caffè Letterario Nuovevoci, in collaborazione con il Centro di Salute Mentale di Torre Annunziata, il nuovo libro di Peppe Dell’Acqua: “Non ho l’arma che uccide il leone”. All’incontro hanno partecipato il direttore del Centro Salute Mentale Manlio Grimaldi e la dottoressa Marinella Antonacchio. Il messaggio centrale del libro è “guarire si può”, grazie ad un diverso approccio terapeutico studiato dall’autore. Il libro infatti sviluppa nel dettaglio le modalità di ricovero del malato mentale ma soprattutto il cambiamento della considerazione di quest’ultimo in seno alla società, dopo l’approvazione della fondamentale legge 180 e la chiusura dei manicomi italiani. Per i partecipanti, un’occasione unica per conoscere da vicino le teorie del famoso psichiatra salernitano che ha lavorato al fianco, tra gli altri, del celebre neurologo Franco Basaglia. 

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Il Festival del Cinema dei Diritti Umani ricorda lo psicanalista napoletano Fausto Rossano. Ce ne parla Maurizio Del Bufalo, uno degli ideatori del Premio.

Un evento che nasce con l'obiettivo di abbattere il muro di indifferenza e della disinformazione che circonda la malattia mentale e trovare nuove strade per il dialogo e la cura. Sarà questo il "Premio Fausto Rossano", promosso dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli e di scena il 5 e 6 marzo presso il Palazzo delle Arti di Napoli, con l'intento di ricordare la figura dello psicanalista napoletano Fausto Rossano recentemente scomparso. A presentare in anteprima per Cinemaitaliano il nobile e interessante progetto, è stato uno degli ideatori, Maurizio Del Bufalo. "La prima edizione del Premio “Fausto Rossano” tenterà di incoraggiare e diffondere il cinema di testimonianza che racconta il disagio mentale attraverso storie esemplari, ed offrire un’occasione di incontro tra gli addetti ai lavori, le istituzioni sanitarie e le associazioni della società civile che lottano in tutt’Italia per difendere i diritti dei malati. Più che per denunciare, il Premio Fausto Rossano nasce per dare risalto ad un mondo di soggetti silenziosi e sommersi che, attraverso l’informazione e la solidarietà, potrebbero tornare al centro del dibattito sui Diritti Umani, considerato che, in questi anni di libero mercato e di competizione, il rischio di creare sacche di emarginazione e zone franche per la legalità è altissimo. Il cinema, con il suo linguaggio essenziale e immediato, può aiutarci a capire meglio dove nasce la sofferenza e dove arriva la speranza di uscire dalla malattia, dando spazio anche alle esperienze di resistenza che cercano di far sentire la loro voce oltre l’indifferenza. Di questa iniziativa saranno testimoni sia gli operatori del settore che le famiglie, le associazioni che lottano contro i sistemi ufficiali di cura e le organizzazioni che sostengono il reintegro sociale dei malati. Partner del Premio Rossano sono: GESCO, che raggruppa numerose cooperative sociali di Napoli, l’AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica), Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, membro delle reti Human Rights Film Network, la Rete del Caffè Sospeso, il Festival S/paesati di Trieste, il portale Napoli Città Sociale e l’associazione “Cinema e Diritti”. E’ successo già, nei lontani anni 70, che, attraverso l’esame critico dei metodi di cura adottati, l’indagine abbia rivelato l’urgenza di ribaltare i presupposti delle terapie tradizionali, ma soprattutto di denunciare i meccanismi di selezione e discriminazione sociale confezionati dal potere. Da allora, la globalizzazione ha nuovamente e ripetutamente trasformato i rapporti sociali, producendo nuovi squilibri, espulsioni e violenze a cui è difficile trovare antidoti, ricacciando ancora nel buio la parte più debole della nostra società. E’ tempo di riportare nuovamente l’attenzione su quei temi e adattarli ai cambiamenti vissuti, per ritrovare slancio ed impedire che gli odierni rimedi nascondano le antiche insidie. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, l’insufficienza di risorse adeguate, il ruolo degli operatori sociali e delle Istituzioni Locali, il riproporsi di antiche e pericolose metodiche come l’elettroshock, sono alcuni degli aspetti che vorremmo esaminare da vicino per poter capire se i manicomi sono davvero scomparsi e se i principi promossi dalla rivoluzione culturale partita da Trieste fanno ancora parte del nostro corredo culturale, come anticorpi da cui non possiamo più separarci. Napoli, città emblematica per la complessità dei suoi problemi sociali e per il suo ruolo di frontiera, prova a lanciare un segnale di attenzione verso i problemi di salute mentale e lo fa attraverso il Cinema dei Diritti Umani, scegliendolo come strumento di informazione e di lotta, ma anche di dialogo, di ricerca e riflessione, perché il numero di esseri umani esposti al rischio di emarginazione senza ritorno aumenta di giorno in giorno e il racconto per immagini può aiutarci a trovare la strada da percorrere insieme. Il bando per iscrivere opere audiovisive (corti e lungometraggi) può essere scaricato da http://www.napolicittasociale.it/portal/speciale/4974-1%C2%B0-premio-cinematografico-fausto-rossano-per-il-pieno-diritto-alla-salute.html e scade il 10 febbraio 2015. Gli autori di film, documentari e contributi audiovisivi sono invitati a partecipare. Arrivederci, dunque, a Napoli, il 5 e 6 marzo." 

Antonio Capellupo

Venerdì, 09 Gennaio 2015 15:30

Tangoterapia e salute mentale

A Bari, si è svolto nelle settimane precendenti il Natale, il Festival della Salute Mentale. Il Festival rientra nella più ampia azione che il Dipartimento per la tutela della salute mentale (Dsm) della Asl ha inteso promuovere a favore della tutela e della promozione della salute sul territorio. Un ospite del Centro Diurno di Gravina in Puglia ha voluto raccontare la sua diretta esperienza di socializzazione. Eccola per voi. «Nel corso del festival, noi ospiti ed operatori dei Centro Diurno della Cooperativa "Questa Città" abbiamo partecipato sia al Festival che ad un workshop di tangoterapia. Mi sono documentato: “La Tangoterapia nasce in Argentina nel 2008, durante il percorso viene declinato il concetto per cui ciascun individuo può sedurre l’ambiente in un modo attivo, fattivo, intraprendente, ma anche con una modalità silenziosa e attenta, ricettiva. Attraverso esercizi ed esempi pratici vengono sperimentate le diverse parti di ciascuno con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di come ci si comporta in relazione al concetto di Seduzione. Successivamente viene affrontata la tematica del Linguaggio del Corpo che ha come obiettivo la presa di consapevolezza di cosa dice il corpo quando si trova in una relazione di Tango: la differenza fra l’entrare in contatto in modo attivo (la parte maschile) con il modo ricettivo (parte femminile). Dare voce al corpo, quando si trova in relazione con un altro, significa provare a spiegarsi, aiutandosi con la Teoria della Tangoterapia, quali modalità di contatto si prediligono facendo emergere parti di sé stessi che non sempre trovano adeguato spazio nella vita di tutti i giorni. La Musica guida nella esplorazione delle emozioni. Ascoltando e ballando musiche diverse, anche non di Tango, si dà ritmo alle sensazioni, si mettono in pratica nuovamente i concetti di Seduzione e gli esercizi legati al linguaggio del corpo. In questa fase del percorso terapeutico si inizia a lavorare ad uno dei concetti più delicati della vita: la Fiducia. Fiducia significa esplorare anche la sua polarità: la responsabilità. Il Tango si presta in modo illuminante a tale esplorazione con le sue due parti bene definite. Attraverso alcuni passi specifici di Tango, si vede come ci si affida agli altri e in che modo ci si assume la responsabilità ispirando di conseguenza la fiducia altrui. La guida e l’essere guidati nel Tango possono essere metafora della propria modalità che si esprime durante la quotidianità”. Adesso mi racconto un po’...: “durante la manifestazione ho preso parte ad una lezione di tango. All’inizio, da parte mia, c’era imbarazzo ed ho notato che lo provavano anche gli altri. Man mano che l’incontro andava avanti e ci avvicendava nella presentazione, migliorava la conoscenza, poi, complice la compagnia di Filippo, l’imbarazzo è andato via via scemando. Ed il racconto prosegue: «I primi esercizi sono serviti per lo più ad ambientarci, ci veniva proposto di muoverci nello spazio facendo in modo che i nostri occhi si incrociassero, possibilmente sorridendo. Dopo questo siamo giunti al momento più piacevole per me: oltre al sorriso dovevamo cercare il contatto reciproco, le carezze, anche semplicemente lo sfiorarsi». A questo punto abbiamo formato le coppie. La mia partner era Rita. Ero emozionato all’inizio: non solo mi dovevo ricordare i movimenti, ma questi ultimi dovevano essere coordinati con quelli della partner. Avrei voluto che la performance durasse di più per completare al meglio questa bella esperienza”. Quando si balla il Tango o si ammira una coppia che balla ci sono alcune cose che risultano subito evidenti. La prima è che l’uomo conduce: ha la responsabilità di portare la dama in giro per la sala, facendola divertire, stare bene e, allo stesso tempo, controllando tutto ciò che avviene intorno per evitare che si frappongano ostacoli. La dama segue, ascolta il corpo del compagno, non anticipa i suoi gesti. La seconda è che, quando una coppia balla bene, si ha l’impressione che si tratti di un corpo solo che si muove come preda di una piccola magia. È come un’anima completa, autosufficiente. Durante il percorso di Tangoterapia si esplora ciò che avviene quando un corpo guida un altro e quando ci si lascia guidare. Perché l’obiettivo di questo percorso è quello di sperimentare la parte attiva, intenzionale, determinata e quella ricettiva, dolce, immediata. E tutti, donne o uomini, potranno vivere l’esperienza di queste due parti. Il vero obiettivo di questo percorso è vedere cosa avviene al confine di queste due parti e, forse, accorgendosi di questo, danzare verso un equilibrio più soddisfacente ed eccitante. Sperimentare un abbraccio nuovo e più soddisfacente alla vita!

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