Rete180

rete180mn@gmail.com

Seguici su

Felix

Felix

Un gruppo di giovani originari del Mali si è reso disponibilee per ricambiare l'accoglienza ricevuta: svolgeranno lavori di manutenzione, giardinaggio, pulizia strade

BORGO VIRGILIO (Borgoforte). I profughi ospiti a Borgoforte svolgeranno delle attività di volontariato per il territorio, dalla manutenzione dei marciapiedi allo sfalcio dell'erba. Si tratta di un gruppetto di uomini, giovani, originari del Mali, che si sono resi disponibili per cominciare, a partire da sabato, un progetto di volontariato a favore di Borgo Virgilio. «Questi ragazzi hanno fatto un percorso all'interno dell'associazione Abramo onlus, della Caritas – spiega il vicesindaco Giancarlo Froni – e hanno deciso di ricambiare l'accoglienza ricevuta mettendosi a nostra disposizione. È stato firmato un protocollo con l'associazione, e nella convenzione sono previste una serie di attività che vanno dalla pulizia delle banchine stradali alla raccolta dei rifiuti, mantenimento degli spazi verdi pubblici, piantumazione, insomma lavoretti minimi che non richiedono attrezzature complesse».

I giovani saranno seguiti sia da un responsabile del Comune, che indicherà loro quali opere sono necessarie, che dal loro tutor. «Probabilmente i cittadini li vedranno quindi in giro per le frazioni – prosegue Froni – magari anche a Romanore, dove da tempo vanno fatte alcune manutenzioni». L'obiettivo sarà avviare una nuova collaborazione. «I rappresentanti dei territori interessati dalla presenza dei cittadini stranieri hanno espresso in linea di massima l’intenzione di individuare servizi ed attività utili alla collettività e realizzabili attraverso attività di mero volontariato – si legge nella convezione tra il Comune e Abramo – le parti concordano nella necessità di attivare rapporti di collaborazione permanente che permettano l’individuazione e la gestione delle eventuali criticità che dovessero sorgere nella fase di accoglienza dei migranti ospitati a Borgo Virgilio, e nella fondamentale importanza di definire percorsi educativi di accoglienza ed integrazione che permettano loro di conoscere il contesto sociale anche attraverso attività di volontariato a favore della collettività».

Il patto firmato dai profughi coinvolti nel progetto, comporta l’impegno di rendere una o più prestazioni personali, volontarie e gratuite, individualmente o in gruppi, per il perseguimento delle finalità di carattere sociale dell’associazione, tenuto conto delle indicazioni del Comune. Nell'elenco delle attività compaiono «pulizia e mantenimento degli spazi verdi pubblici, consistente nella rimozione dei rifiuti eventualmente rinvenuti e nella cura di strade, aiuole, giardini ed altri ambienti nel territorio comunale. Opere di giardinaggio, quali sfalcio-potatura, irrigazione e piantumazione. Semina-irrigazione-taglio dei prati. Si intende ogni altra attività similare, anche comprendente l’utilizzo di utensileria e attrezzatura manuale». I volontari verranno sempre affiancati da un responsabile e Abramo fornirà eventuali attrezzi.

Elena Caracciolo

da gazzettadimantova.it

Giampaolo Perna, presidente del comitato scientifico del convegno che si è tenuto venerdì 19 e sabato 20 giugno presso il Palazzo Lombardia a Milano, ha invitato i presenti ad affrontare questa tematica di grande attualità, collegandola ai temi EXPO

Milano, 23 giugno 2015 – Secondo dati europei, il 38% della popolazione sviluppa un disturbo mentale: 160 milioni di persone che ogni anno richiedono il supporto di professionisti per curare disturbi legati all’ansia, alla depressione, all’insonnia e all’abuso di sostanze. Come affermato da Antonio Vita, professore ordinario di Psichiatria all’Università degli Studi di Brescia. Tra 20 anni il numero di individui affetti da malattie mentali potrebbe raddoppiare.

Dati allarmanti che hanno spinto Giampaolo Perna, presidente del comitato scientifico del convegno, ad affrontare questa tematica di grande attualità, collegandola ai temi EXPO: il nutrimento – sia fisico che mentale – dell’individuo, un atteggiamento etico responsabile e l’innovazione come chiave di crescita, rinascita e sviluppo.

Ad aprire questa prima giornata di convegno, Maria Cristina Cantù – Assessore Famiglia, Solidarietà Sociale, Volontariato e Pari Opportunità Regione Lombardia – Angelo Capelli – Consigliere Regionale, Vice Presidente III Commissione Permanente Sanità e Politiche e Sociali Regione Lombardia – Emilio Sacchetti, Presidente SIP- Società Italiana Psichiatria e Claudio Mencacci – Past President Società Italiana di Psichiatria, Direttore Dip. Neiroscienze “Fatebenefratelli” di Milano.

Molte le tematiche trattate dalle Autorità, che tuttavia si sono concentrate in particolar modo sull’importanza di una prevenzione più attenta, libera dalle logiche di mercato e comunicata al meglio, in grado di promuovere una forma di psichiatria sempre più autonoma e indipendente dalla medicina. A tal proposito l’Assessore Maria Cristina Cantù ha evidenziato un allarmante abbassamento dell’età media dei pazienti che riscontrano disagi psichici; problematica più volte toccata nel corso della giornata.

4 tavole rotonde si sono susseguite nella giornata di venerdì:

Il futuro dell’assistenza psichiatrica: sfide aperte
Relatori e moderatori: Antonio Vita, Mauro Percudani, Massimo Clerici, Luigi Ferrarini, Enrico Zanalda, Laura Dalla Ragione, Leonardo Mendolicchio e Mauro Asquini.

Trovare il giusto equilibrio tra scienza e società; tra capacità tecniche e attitudini umane, tra sofferenza umana e sostenibilità economica, tra università e territorio. Una sfida che si prospetta impegnativa, ma non utopica: questa tavola rotonda si propone l’ambizioso obiettivo di cercare di vedere il futuro attraverso le lenti della pratica clinica inserite nelle esigenze del territorio, delle istituzioni e della persona che soffre.

Particolare preoccupazione è quella per i giovani e giovanissimi sempre più frequentemente affetti da patologie mentali, spesso legate ai disordini nutrizionali e al consumo di sostanze stupefacenti e alcool; l’abuso di queste sostanze infatti, aumenta il rischio di depressione di almeno 5 volte (NCS, ECA Study). Uno stato di emergenza, quello legato all’infanzia e all’adolescenza, che riveste la ricerca psicoterapeutica e psichiatrica di nuove responsabilità.

Verso una Psicoterapia Evidence Based
Relatori e moderatori: Giorgio De Isabella, Davide Dettore, Aristide Saggino, Fabio Tosolin, Anna Meneghelli, Giovanna Vanni, Roberta Rossi.

Che cos’è una terapia evidence based? È una terapia basata su dati di successo o insuccesso puntuali, al fine di determinarne con minimo margine di errore la validità della cura in questione. Ancorare la psicoterapia alle evidenze scientifiche vuol dire saper tutelare ogni paziente, e garantire l’efficacia delle terapie proposte.

Il prof. Aristide Saggino ha affermato che le malattie mentali sono dannose non solo per il singolo, ma per l’intero Paese di riferimento. Un soggetto affetto da disturbi mentali è infatti portato ad assentarsi sul posto di lavoro il 25% in più rispetto ad un soggetto che riscontra problemi di natura fisica.

Inoltre, uno studio britannico ha rilevato che la spesa sociale dovuta alle malattie di natura psichica si attesta attorno ai 10 miliardi; spesa che si assottiglierebbe in maniera considerevole attraverso un investimento 400 milioni dedicato alla prevenzione e alla cura di queste patologie.

Medicina personalizzata: il futuro della salute mentale?
Relatori e moderatori: Giampaolo Perna, Giuseppe Biffi, Giovanni Biggio, Simone Vender e Claudio Vampini.

Giampaolo Perna, assieme agli altri relatori di questa tavola rotonda ha spiegato l’importanza dell’impiego di una medicina personalizzata all’interno della psicoterapia e psichiatria odierna. Questo trend, di particolare successo nel settore della medicina oncologica, nasce con l’obiettivo di creare terapie individualizzate per ogni singolo paziente.

L’applicazione di questa terapia nel campo della salute mentale propone un approccio al paziente attento alle caratteristiche individuali e ai tratti di unicità del soggetto (a livello genetico, epigenetico, fisiologico, fisico, temperamentale, traumatico, relazionale e ambientale). Un insieme di informazioni personali preziose, che, se raccolte e analizzate con attenzione possono aumentare le possibilità di successo della terapia e ridurre al minimo gli effetti collaterali.

Fare rete in psichiatria
Relatori e moderatori: Giorgio Cerati, Massimo Rabboni, Claudio Cetti, Paola Soncini, Cesaro Moro, Teres De Grada, Ughetta Radice Fossati e Anna Maria Pappalardo.

Essere colpiti da una grave forma di patologia mentale vuol dire non essere più in grado di comunicare, di interagire con il prossimo e di lavorare, con il conseguente rischio di andare incontro ad emarginazione e forti forme di depressione. Solo una fitta rete di professionisti, in grado di coinvolgere tutti gli attori protagonisti, dalle istituzioni alle associazioni, dal no profit alle professionalità sanitarie, dalle strutture pubbliche a quelle private potrà creare una rete di supporto e sostegno capace di ridare dignità e qualità di vita a chi soffre di un disturbo di natura mentale.

Durante la giornata di sabato hanno avuto luogo Letture Magistrali dedicate alla psichiatria. Ad apertura dei lavori, l’intervento di Mario Mantovani, Assessore alla Salute e Vice Presidente Regione Lombardia. L’Assessore ha ricordato il grande impegno della Regione a favore della Psichiatria e della Neuropschiatria infantile. Sono infatti stati stanziati 435 milioni di euro in tutto: 360 milioni a favore della Psichiatria e i restanti 75 a favore della Neuropsichiatria infantile. A seguire l’intervento per l’apertura della giornata del Direttore Disp. Neuroscienze Cliniche Villa San Benedetto Menni, Giampaolo Perna

da insalutenews.it

Esistono delle tutele ma il lavoro per renderle più concrete ed efficaci non può dirsi certo concluso

Trovare un lavoro in questo momento storico è difficile per tutti, inclusi gli appartenenti alle categorie protette. Questo perché, la "protezione" che la legge formalmente garantisce si rivela nella realtà, spesso blanda e lacunosa.

Le quote di riserva previste dalla legge 12 marzo 1999 n 68 spesso non sono rispettate e le Amministrazioni Centrali, anch' esse soggette al rispetto di dette quote, procedono a copertura tramite chiamata attraverso i Centri Provinciali per l'impiego dell'area nella quale è situata la sede o pubblicando bandi all'interno dei quali sono fissati forti limiti di carattere geografico.
Si vengono quindi a creare forti disparità in termini di opportunità tra coloro che vivono nell'area della Capitale, e non solo, e coloro che vivono in altre Provincie del nostro Paese.

Altro problema è quello della scarsa comunicazione intercorrente tra CPI e aziende. Molte volte il possibile datore di lavoro contatta il candidato non conoscendo la disabilità dal quale è affetto e \ o il titolo di studio in suo possesso. La cosa lascia abbastanza allibiti visto che tutte queste informazioni vengono fornite al momento dell' iscrizione tramite la compilazione dell' apposita modulistica per poi essere trattate informaticamente. Cosa succede tra l'inserimento dati e le fasi successive ? Dove si spezza la catena? E' un mistero che, personalmente, non sono ancora riuscita a risolvere.

Un' attenzione particolare merita infine il tema dei concorsi pubblici. Questi, per quel che ci riguarda, possono essere distinti in due gruppi: concorsi riservati alle categorie protette, e concorsi tradizionali.
E' bene ricordare che è diritto di ogni cittadino diversamente abile partecipare, ove ne abbia i requisiti, a qualsiasi selezione pubblica. Per sostenere le prove è possibile avvalersi dei benefici previsti dalla legge 104\ 92 il cui art 20 così recita: "La persona handicappata sostiene le prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle professioni con l'uso degli ausili necessari e nei tempi aggiuntivi eventualmente necessari in relazione allo specifico handicap.
Nella domanda di partecipazione al concorso e all'esame per l'abilitazione alle professioni il candidato specifica l'ausilio necessario in relazione al proprio handicap, nonché l'eventuale necessità di tempi aggiuntivi".
Come si evince dal testo, indicare la propria condizione e l'ausilio idoneo è essenziale. Naturalmente l'auto-certificazione non è sufficiente e sarà richiesto l'invio di "documentazione comprovante".

Questa espressione così generica certo non agevola. In essa infatti potrebbe essere ricompreso non soltanto il certificato d'invalidità rilasciato da Inps ma anche un secondo certificato redatto appositamente da un medico ospedaliero. Si raccomanda quindi di contattare l'Amministrazione che ha emesso il bando per non incappare in spiacevoli sorprese.
Bandi dal testo più preciso eviterebbero equivoci, perdite di tempo e snellirebbero il già non sempre chiarissimo iter burocratico.

Non si può non citare, in questa sede, l'importante novità introdotta dalla legge 11 agosto 2014 n 114 ossia che una persona con invalidità uguale o superiore all'80% non è tenuta a sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista. Anche qui si pone una grande questione linguistica. Se la denominazione non è prova pre-selettiva, ma i contenuti sono quelli di suddetta prova, l'esonero è concesso ? Al momento sembra che la risposta a questo quesito sia negativa.
Si auspica che la questione venga chiarita quanto prima, che la macchina burocratica sia sempre più snella e che domanda e offerta possano davvero incontrarsi così da poter realmente valorizzare i talenti di ogni persona.
Le categorie protette devono essere tali non solo di nome ma soprattutto di fatto.

Per approfondire

Speciale lavoro e disabilità

Da disabili.com

Start up da idee imprenditoriali di persone con disabilità

L'inclusione lavorativa dei disabili non sia solo obbligo di legge

Dott.ssa Agnese Villa Boccalari

Domani la manifestazione che da quattro anni porta i pazienti psichiatrici del capoluogo sabaudo a sfilare contro lo stigma e i pregiudizi. Per questa edizione, massiccia sarà la partecipazione di associazioni e realtà cittadine che lavorano sul disagio psichico. Delegazioni da tutta Italia

TORINO - Le voci, che circolavano da mesi tra soci e simpatizzanti, la davano come un’esperienza ormai conclusa. E i negozianti del centro, magari, avran pure tirato un sospiro di sollievo: niente più folli in corteo all’ora di punta dello shopping, né uomini coperti solo da strisce di nastro isolante a turbare le dame della Torino bene nei pomeriggi afosi di giugno. Ma alla fine la banda di matti più famosa d’Italia ha deciso di riprovarci. E domani, per il quarto anno di seguito, il Torino Mad Pride tornerà a sfilare per le strade del capoluogo sabaudo; portando ancora una volta in parata le storie e le voci di pazienti psichiatrici, operatori sociali e attivisti dell’antipsichiatria, uniti per rivendicare “la libertà di vivere il proprio disagio psichico senza per questo essere sedati, emarginati o rinchiusi”.

Per l’edizione di quest’anno, il Mad Pride ha deciso di farsi famiglia allargata, coinvolgendo nell’organizzazione dell’evento quasi ogni associazione che nel capoluogo sabaudo si occupa di disagio psichico e salute mentale: “Con noi - spiega Simone Sandretti, co-ideatore dell’iniziativa - ci sarà la onlus Arcobaleno e i redattori del mensile Segn/Ali; il gruppo di ricerca poetica dell’associazione Mente locale e lo staff del Caffè Basaglia; l’associazione Il Tiglio e gli organizzatori dello Psicologia film festival”. L’appuntamento è per le 14.00 di domani in piazza Carlo Alberto: di lì, il corteo si muoverà lungo il centro cittadino fino ad attraversare il ponte della basilica della Gran Madre, fermandosi per una tappa intermedia nei locali della Cavallerizza Reale e una conclusiva nella Caserma occupata di via Asti. Qui, e lungo tutto il tragitto, i partecipanti alla parata verranno intrattenuti da concerti, spettacoli teatrali, declamazioni poetiche e dai dj dell’emittente torinese “Radio banda larga”, che cureranno la selezione musicale.

Dopo la scorsa edizione, incentrata sul rapporto tra la follia e il mondo del lavoro, il tema scelto per quest’anno è “Tutti fuori”: “un invito a venir fuori dai nascondigli - spiega Sandretti - a liberarsi dal terrore dello stigma che attanaglia molti utenti ed ex utenti psichiatrici. Ma anche un’esortazione rivolta alle altre associazioni, perché escano allo scoperto e si uniscano a noi; negli scorsi mesi, abbiamo iniziato a renderci conto che la nostra rischiava di diventare un’esperienza eccessivamente autoreferenziale. Per questo, abbiamo deciso di dare il Mad Pride in pasto al popolo”. Così, domani, all’arrivo in Cavallerizza, Paride Gavallotti - “matto e facilitatore sociale” che a Foggia lavora col noto psichiatra Mariano Loiacono - coinvolgerà i presenti in una delle sessioni di danza e percussioni con le quali pare riesca a produrre benefici su molti utenti psichiatrici. Sui microfoni del camion principale, poi, i dj di Radio banda larga si alterneranno ai poeti del Circolo Orfeo; mentre un’altro furgone ospiterà una versione itinerante dell’Assemblea permanente dell’ascolto, la riunione-flusso di coscienza che il Mad pride tiene a cadenza settimanale., A esibirsi sul palco di via Asti, poi, ci saranno il cantautore folk-sperimentale Lukasz Mrozinski, che al Mad Pride ha intitolato il suo primo album, e il co-fondatore del collettivo Luca Atzori, regista teatrale che porterà in scena “Gli aberranti”, la telenovela dei folli.

“Per la prima volta - continua Sandretti - quest’anno saremo raggiunti da varie delegazioni di utenti e attivisti da tutta italia. Per l’anno prossimo, il gruppo romano sta già organizzando una versione locale del Mad pride, alla quale parteciperemo attivamente. Altri gruppi arriveranno da Campobasso, Firenze e dalla Puglia”. Nato nel 2012 come associazione, da un’idea che Sandretti e Luca Atzori ebbero durante un ricovero del primo, il Torino Mad Pride organizzò la prima parata dell’orgoglio dei folli nell’estate dello stesso anno. Da allora, il gruppo ha promosso una miriade di iniziative ed eventi collaterali, tra spettacoli teatrali, eventi e dibattiti: le ultime due sono state la breve occupazione dei locali abbandonati del Centro diurno di Salute mentale di via Gorizia, subito ribattezzato “Repubblica dei matti, e il lancio di Matti a cottimo, una sorta di ufficio di collocamento per utenti psichiatrici pensato per funzionare come un vero e proprio “Linkedin dei matti”. Per informazioni, visitare il profilo facebook della manifestazione. (ams)

© Copyright Redattore Sociale

Sei ragazzi, di cui due donne, una volta alla settimana si allenano in una palestra a fianco di campioni della boxe italiana. "Tiene la mente serena", spiega Franco Chierchi, maestro della disciplina. Ardigò (Aiutiamoli): "Imparano a essere più autonomi, a gestire meglio il proprio corpo"

MILANO - Mauro è il più anziani del gruppetto. Infila i guantoni e assesta due pugni a uno dei sacchi appesi al soffitto. Mi guarda soddisfatto: "È uno sport faticoso, ma ci si sente meglio. Ho la pancia e ogni tanto mi devo fermare per riposare, ma è utile". Mauro è uno dei sei ragazzi con problemi di salute mentale, seguiti dall'associazione Aiutiamoli, che frequentano il corso di box nella palestra O.pi.gym, in corso di Porta Romana a Milano. Mentre i sei, di cui due ragazze, fanno i loro esercizi sui tappettini, nel ring si stanno allenando due campioni della boxe italiana: Andrea Scarpa e Renzo De Donato. "È uno degli aspetti positivi di questa esperienza -spiega Cristina Ardigò, presidente dell'associazione Aiutiamoli-. I nostri giovani non sono separati dagli altri, imparano a stare in mezzo alle persone". Il corso di boxe si tiene una volta alla settimana, per un'ora. "Quanto basta per rimettere in moto un corpo fermo da anni e affaticato dai farmaci -aggiunge la presidente-. Li aiuta a essere più autonomi, a gestire meglio il proprio corpo".

Per Franco Chierchi la boxe è vita. È stato campione europei dei pesi mosca, ha insegnato boxe in un carcere francese per due anni. E ora gestisce, insieme al nipote Alessandro e ad Alberto Canuzzi, la palestra O.pi.gym, ricavata in un seminterrato. "È molto bello vedere che migliorano ogni volta che vengono qui -racconta-. La boxe aiuta a tenere la mente serena, a scaricare tensioni, a incanalare la rabbia in un percorso diverso. È una disciplina completa. Non è solo tirare pugni. Anzi, prima c'è tanta ginnastica, esercizi di coordinamento. Fa bene a chiunque, anche a chi ha problemi di salute mentale". "Uno dei nostri ragazzi stava sempre appartato, anche al centro diurno. Non legava con nessuno -racconta Stefano Conti, uno degli educatori di Aiutiamoli-. Con il corso di boxe è riuscito ad aprirsi agli altri e ora partecipa anche ad altre attività dell'associazione".

Spesso chi ha problemi di salute mentale viene visto come una persona potenzialmente pericolosa. A parte il fatto che si tratta di un pregiudizio -sottolinea Cristina Ardigò-, l'attività sportiva, e in particolare la boxe, permette invece di sfogare la rabbia. Una rabbia che deriva dal fatto di essere consapevoli di avere un problema che non permette di vivere pienamente la propria vita, di trovare un lavoro, di avere una relazione sentimentale". L'associazione Aiutiamoli, nata nel 1989 per iniziativa di alcuni parenti di malati mentali, oggi gestisce un centro diurno e un progetto di residenzialità leggera, costituito da una rete di appartamenti in cui vivono autonomamente alcuni pazienti con il sostegno e la supervisione di un'equipe di volontari e operatori. "Nel centro diurno abbiamo molte attività -ricorda la presidente dell'associazione-. Corsi di inglese, di teatro, di arte, di ballo latino americano… per citare solo alcuni. Organizziamo gite, visite, uscite in pizzeria. Il 24 maggio abbiamo partecipato al Cleaning day al Parco Sempione. Tutto questo perché i malati psichici non rimangano isolati, ma possano vivere bene in mezzo agli altri". (dp)

da redattoresociale.it

Nel 2011 il 2 per cento delle aziende aveva assunto disabili psichici, nel 2013 la percentuale è scesa allo 0,6 per cento: -72%. Dati presentati al convegno organizzato dall'Inail sull'inserimento lavorativo. Le patologie più presenti sono la depressione, l'ansia e l'Alzheimer

ROMA - Più di un milione di persone in Italia ha una malattia mentale o un disturbo del comportamento e solo il 13,2 per cento dichiara di avere un lavoro. Sono i dati dell'Istat presentati durante il convegno Inail sull'inserimento socio-lavorativo delle pazienti con disabilità psichica. Le patologie più presenti sono la depressione che colpisce il 4 per cento della popolazione, l'ansia (3 per cento), l'Alzheimer (l0,9 per cento) e il disturbo del comportamento alimentare (0,5 per cento).

L'obiettivo dell'iniziativa organizzata dell'Isfol, in collaborazione con l'Osservatorio nazionale sulla disabilità istituito presso il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, è quello di sviluppare il dibattito sull'inclusione sociale e valorizzare le risorse individuali dei pazienti. "Nella nostra società - ha detto Alfredo Ferrante, dirigente delle Politiche per le persone con disabilità del Ministero del Lavoro -, le persone con disabilità vivono una condizione di marginalità e i malati psichici subiscono una discriminazione più forte. Questo è un problema soprattutto culturale: dobbiamo superare la paura della diversità. Chi ha un disagio deve godere degli stessi diritti della maggior parte della popolazione. Solo così potrà avere una vita indipendente".

Secondo i dati Isfol, nel 2011 il 2 per cento delle aziende in Italia aveva assunto persone con disabilità psichica, nel 2013 la percentuale è scesa allo 0,6 per cento, con una diminuzione del 72 per cento. Per Franco Veltro, direttore del Dipartimento di salute Mentale del Molise, "il 70 per cento delle persone cha hanno una malattie psichiatrica desidera lavorare e il 75 per cento di queste patologie è causato dalle condizioni sociali. Ci si ammala di più quando si è poveri".

Un aspetto significativo della paura del diverso riguarda chi è affetto da schizofrenia: "Il 22 per cento ha un solo episodio nella vita di manifestazione di questa malattia senza alcuna compromissione delle abilità personali, ma solo il 10 per cento ha un lavoro retribuito - spiega Veltro -. Le Regioni cercano di fare quello che possono: nel Lazio sono stati avviati 1413 progetti di inserimento lavorativo ma solo 77 persone hanno ottenuto un lavoro. Nella maggior parte dei casi vengono assunti nelle cooperative sociali".

Secondo Franca Biondelli, sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro: "L'Organizzazione mondiale della salute ha calcolato che il tasso di disoccupazione per chi ha disturbi psichici si aggira al 70 per cento. Dobbiamo superare le barriere culturali che limitano l'accesso al lavoro e combattere lo stigma che è ancora forte. Mia sorella è affetta da un disagio mentale quindi capisco le difficoltà che incontrano le loro famiglie. Stiamo lavorando sul ‘dopo di noi' per non lasciare soli i pazienti dopo la morte dei loro genitori".

Dal 4 al 6 giugno al Dopolavoro ferroviario operatori, familiari, avvocati a confronto sulla cura della malattia mentale. Ci sarà anche il sottosegretario Vito De Filippo

PISTOIA. Dal 4 al 6 giugno a Pistoia si terrà l’incontro nazionale del Forum Salute Mentale, alla sua ottava edizione. Il convegno avrà luogo presso il Dopolavoro Ferroviario, in piazza Dante Alighieri 1. All’apertura dei lavori di giovedì 4 giugno interverrà il sindaco Samuele Bertinelli, che darà il benvenuto agli ospiti a nome della città.

Il Forum Salute Mentale, nasce oltre dieci anni fa con la Carta di Posillipo e il successivo documento programmatico redatto il 16 ottobre del 2003, in occasione del primo incontro nazionale a Roma. Motivo fondante, e tuttora linea guida del Forum, “ridurre la dissociazione tra enunciati e pratiche nel campo delle politiche della salute mentale”.

Tra gli aderenti al forum ci sono operatori, educatori, psichiatri, psicologi, persone che hanno vissuto o vivono l’esperienza del disagio psichico, familiari, giornalisti, sindacalisti, avvocati, magistrati. L’incontro di quest’anno, che vedrà la presenza del sottosegretario alla salute Vito De Filippo, sarà focalizzato sul significato della “cura” nell’ambito della salute mentale.

"Per denunciare la diffusione dei luoghi della cronicità - si legge nella nota di presentazione dell'iniziativa, che ne definisce l'obiettivo - il consumo insensato delle risorse, i Centri di salute mentale ridotti a meri ambulatori, le pratiche restrittive e poco rispettose della dignità umana nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, le porte chiuse, l’abuso farmacologico, le contenzioni, l’isolamento, le nuove forme di internamento dopo la chiusura per legge lo scorso 31 marzo degli ospedali psichiatrici


giudiziari, la contraddizione ora più che mai evidente tra cura, custodia, pena, responsabilità soggettiva e incapacità di intendere e di volere. Per interrogarsi sull’incuria che non ha mai abbandonato il campo della psichiatria e che ostacola l’approccio in termini di salute mentale".

da iltirreno.it

Martedì, 02 Giugno 2015 07:52

Il terribile è già accaduto

di Roberto Perrotti (da insalutenews.it)

Parlare di follia e di teatro desta un senso di libertà e qualche capogiro, perché delle due esperienze si può dire tutto e il contrario di tutto. Di una cosa siamo certi: gli argomenti si versano gli uni negli altri al punto che i loro piani si giustappongono.

Lo sapevano bene Dionisio e Proteo, numi tutelari delle identità multiple, delle metamorfosi e dell’alterità dell’attore e del folle.
Lo sapeva bene Eschilo che, con il personaggio di Oreste, espresse la follia legata alla colpa; lo sapeva Sofocle che condusse Aiace alla morte, soluzione definitiva per cancellare l’onta della follia; lo sapeva infine Euripide che mosse Medea verso la pazzia, dovuta allo straziante conflitto dell’animo umano.

Eppure il teatro non è solo interrogazione o rappresentazione, esso è il luogo elettivo della cura e della terapia, come vogliono gli studi teatrali e le ricerche psicologiche.
Alexandre Dumas, maestro del romanzo storico, a metà dell’ottocento, durante la sua permanenza a Napoli, assiste a una rappresentazione teatrale realizzata dai pazienti del manicomio di Aversa. Ne rimane profondamente turbato e affascinato.
Da quell’esperienza di teatroterapia si sono dipanate diverse interpretazioni, molteplici approcci, che hanno inteso organizzare l’autentica tragicità della messinscena.

Benché il binomio teatro-disagio sia stato analizzato con metodi diversi, il suo studio ha ampliato di molto i confini dell’arte teatrale e della speculazione psicologica.
Negli anni sessanta si è lavorato in modo sistematico, con soggetti disagiati, sia nelle associazioni, sia nei reparti ospedalieri, servendosi di laboratori teatrali e di workshop a indirizzo terapeutico.
Un nome fra tutti, Gary Brackett, regista e attore del Living Theatre di New York, che, affascinato dalla follia, ha introdotto tecniche come la recitazione non-fictional, (interpretazione non convenzionale), e l’espressionismo di Antonin Artaud, grande e folle autore.

Riferimento per molti sono apparsi i lavori dello psichiatra R.D. Laing, maestro dell’antipsichiatria, che nel libro Nodi ha elaborato il concetto di alienazione, attraverso la rappresentazione di “nodi”, di legami d’amore, di dipendenze e d’inquietudini.
Consapevole di quanto poco si conosca della follia dei “folli” e ancor meno di quella dei “sani”, la ricerca negli anni si è spinta verso un piano che sapesse coniugare esperienze in bilico fra il caos e l’ordine, fra l’ironia e il dolore.
Questa è la strada percorsa dai teatri della diversità, con laboratori di base e di ricerca. Si pensi al servizio psichiatrico di Forlì, al Living Follia di Triggiano, all’Officinateatro di Caserta, ai centri di salute mentale di Roma, di Trieste e di Modena; si considerino alcuni lavori di Ascanio Celestini e di Eugenio Barba.

In Campania, sull’orma medesima, è nata la rassegna, Tutti pazzi per il teatro, voluta dal Servizio di Salute Mentale di Puglianello, che propone un laboratorio teatrale permanente, una rassegna dei servizi psichiatrici campani e workshop formativi per operatori e pazienti.
Un programma deciso che non vuole occultare la diversità della follia ma rileggerla in modo ironico, provocatorio e consapevole.
Il sottotitolo di tale rassegna recita, Da vicino nessuno è normale, che fa da contrappunto a quello del Living Follia di Triggiano, secondo il quale, Il terribile è già accaduto.

da bikeitalia.it

Dei ricercatori inglesi dell’università di Reading stanno cercando volontari ultracinquantenni da coinvolgere in uno studio sui benefici dell’uso della bici sulla salute mentale. Gli unici requisiti necessari sono l’avere più di 50 anni e il “non essere un utilizzatore regolare di bici”.

Ai partecipanti verrà chiesto di pedalare per mezz’ora tre volte a settimana, per un totale di otto settimane. All’inizio e alla fine del periodo di prova verranno sottoposti ad alcuni test per valutare la loro memoria, attenzione e velocità nel risolvere test cognitivi.

Carien Van Reekum, uno dei ricercatori dell’università di Reading (dipartimento di Psicologia), ha affermato: “Al momento stiamo studiando i cambiamenti cognitivi ed emozionali che accadono quando si invecchia, e il modo in cui questi incidono sul benessere. Diversi studi recenti hanno dimostrato come l’esercizio fisico regolare sia uno dei fattori più importanti nel mantenere, o addirittura migliorare, le capacità di pensiero e ragionamento in età avanzata.

Il nostro team vuole capire se includere l’uso della bici nella routine quotidiana, ad esempio per andare al lavoro o a fare la spesa, possa avere un effetto positivo sulla salute mentale in età avanzata. I risultati di uno studio effettuato su un primo gruppo di volontari hanno suggerito che tutti i partecipanti hanno tratto beneficio dall’esperimento; molti di loro hanno scelto di continuare a usare la bici anche dopo il periodo di prova. Questi test sono un’ottima opportunità per riscoprire le gioie e i benefici del ciclismo, contribuendo allo stesso tempo a uno studio scientifico importante”.

I partecipanti al test riceveranno un corso gratuito per imparare a usare al meglio la bici, e un controllo gratuito delle condizioni della propria bici. Avranno anche la possibilità di provare una bici elettrica Raleigh.

Già in passato abbiamo riportato notizie relative a diversi studi che dimostravano i benefici della bici sulla salute fisica e mentale. Citiamo ad esempio questo studio sulla possibilità che pedalare con una certa intensità possa far regredire alcuni sintomi del Parkinson; e questo articolo sull’uso della bici nella riabilitazione post-infarto.

Nei Paesi Bassi, il 23% degli spostamenti effettuati da chi ha più di 65 anni sono fatti sulle due ruote a pedali; questa percentuale cala al 15% in Danimarca, al 9% in Germania e all’1% nel Regno Unito. Non sono disponibili dati aggiornati e specifici riguardo alla situazione in Italia.

da gazzettadimantova.it

Presentato a Milano il progetto della Provincia che si concluderà a fine anno. Nelle 54 aziende sparse per la Lombardia prestano la loro opera 1.400 persone.

MANTOVA. Mantova all'Expo con una delegazione della Provincia partita in autobus all'alba alla volta dell'esposizione di Milano. Scopo: presentare il progetto “Agricoltura sociale Lombardia”, che nel Mantovano è nato e ha coinvolto adesso altre sei province.

Si tratta di “esperienze di inclusione socio-lavorative”: il progetto promuove una serie di pratiche che coniugano l'aspetto imprenditoriale di un'azienda agricola con un programma di inserimento sociale rivolto a persone disabili, soggetti in difficoltà come tossicodipendenti, ex detenuti, minori a rischio, rifugiati politici, immigrati o donne in pericolo.

Già dal 2012 la Provincia di Mantova ha ideato e si è fatta promotrice di questa iniziativa, sviluppata assieme a For.ma e all'istituto Bigattera. Sono 54 ad oggi le aziende agricolo-sociali lombarde che hanno aderito (di queste il 63% sono cooperative, il 18% aziende agricole individuali e il 19% altre forme di impresa), sparse tra Mantova, Lodi, Milano, Monza Brianza, Como, Lecco e Bergamo.

Nel Mantovano sono 9 le aziende agricole aderenti, vale a dire la cooperativa sociale Virgiliana Onlus di Virgilio, la società agricola Cencio Molle di Curtatone, la cooperativa onlus “Pier Giorgio Frassati” di Canneto sull'Oglio, l'associazione di volontariato Hortus di Mantova, il centro polivalente Bigattera di Mantova, la cascina Sguazzarina di Castel Goffredo, la Ortovivai Basso Walter di Roncoferraro, l'azienda agricola Valle dei Fiori di Mantova e la cascina Basalganella di Ceresara. Il progetto, partito nell'ottobre dello scorso anno, si chiuderà il 31 dicembre del 2015, per un costo totale di 378.000 euro, interamente coperto da Regione e Province. Sono 1.400 le persone coinvolte, e di queste il 30% sono svantaggiati, con disabilità o difficoltà.

Ora il progetto è sbarcato all'Expo. Sino a domenica 31 maggio e dal 28 settembre al 4 ottobre, il padiglione del Terzo settore, ospiterà queste realtà. Folta la delegazione mantovana a Milano: il presidente della Provincia Alessandro Pastacci, la vicepresidente Francesca Zaltieri, Gianni Petterlini, che dirige il progetto, Andrea Poltronieri, direttore di progetto per For.ma, l'assessore regionale alle Politiche Agricole Gianni Fava e Albertina Chirico, responsabile del Centro polivalente Bigattera. (n.a.)

Sito ospitato da dpm web&seo

Questo sito utilizza cookie per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Proseguendo con la navigazione accetti l'utilizzo dei cookies. Per maggiori informazioni su come utilizziamo i cookie e su come rimuoverli, consultare la nostra politica sui cookies.

Accetto i cookies da questo sito