
Nell’ambito del Festival della Salute Mentale Young di Mantova, le sale di Palazzo Te sono diventate lo scenario di un suggestivo “viaggio attraverso i misteri dell’amore”. A guidare il pubblico è stato Simone Rega, referente per i progetti di welfare e mediazione culturale della Fondazione Palazzo Te, in un incontro straordinariamente partecipato e stimolato dalle riflessioni dei presenti.
L’obiettivo dell’evento non è stato quello di proporre una lezione d’arte tradizionale, ma di trasformare il palazzo in uno “spazio sicuro”: un luogo protetto in cui partire dagli affreschi di Giulio Romano per affrontare i nodi della nostra vita emotiva.
La prima tappa ha preso spunto dalle Metamorfosi di Ovidio. Se il mito narra di corpi che si trasformano, l’innamoramento è la metamorfosi umana per eccellenza. Mettendo a confronto le sfide tra Apollo e divinità come Dioniso o Pan, Rega ha mostrato il perenne scontro interiore tra: “l’ordine e la misura” (Apollo) e “l’istinto e il disordine” (Dioniso e Pan, da cui deriva la parola panico).
Quando ci innamoriamo, la nostra razionalità viene messa sotto scacco da una forza irregolare: l’amore non è matematica. Soffermandosi poi sul “Giudizio di Paride”, l’incontro ha affrontato il confine tra l’esporsi (mostrare con autenticità la propria fragilità) e l’esibirsi (costruire maschere artificiali).
Il dialogo si è poi vivacizzato grazie ai contributi del pubblico. Riflettendo sulla confidenza, la guida l’ha paragonata alla metafora del “coltello e del burro”: ci si espone solo se dall’altra parte si trova un’accoglienza morbida.
Dalla testimonianza di un partecipante è emerso anche il dolore di chi dona tutto sé stesso senza reciprocità. Ne è nata una riflessione profonda: “ci si può spegnere anche dando troppo”. Come illustrato nell’allegoria del “boschetto”, dove un putto sorregge un albero rigoglioso e uno spento, l’amore richiede reciproco nutrimento.
Dopo un’esplorazione delle “imprese” dei Gonzaga (tra simboli di fedeltà e portoni aperti all’accoglienza), nella “Camera del Sole e della Luna” i presenti sono stati spinti a guardare verso l’alto: un invito a cambiare punto di vista per salvare i rapporti dal logorio dell’abitudine.
La conclusione del laboratorio ha regnato di un forte impatto emotivo e simbolico. Simone Rega ha invitato tutti i presenti a rispondere d’istinto, pronunciando “una sola parola”, a tre domande fondamentali:
- Cos’è l’amore?
- Cosa non è l’amore?
- Cosa ami?
Tutti i termini offerti dal pubblico — frammenti di desideri, paure e speranze — sono stati intrecciati sul momento per comporre un’unica “poesia collettiva”. In questo gesto finale, le parole individuali si sono fuse in un coro armonioso, trasformando la visita in un potente atto di condivisione, cura e mediazione culturale per la salute emotiva dei giovani.




























