
Nella splendida location della Basilica Palatina di Santa Barbara il 12 settembre si è tenuto l’incontro avvincente “Non chiamatemi bambina prodigio” con Helen Oyeyemi e Lella Costa. Narratrice britannica tra le più ricche di talento della sua generazione, scrittrice di perle contemporanee come La bambina Icaro (2005) e Boy, snow, bird (2016) , classe 1984, Helen Oyeyemi si è ispirata alla fantasia con arcaismo ed ai “melting pot” del nostro tempo con una scrittura assai personale, che unisce la forma alla fiaba e alla visione particolare della città.
L’Autrice usa moduli formali fluttuanti anche nel recente romanzo Una nuova nuova me con senso di incertezza della vita. Ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti, cresciuta a Londra, attualmente vive a Praga. La scrittrice unisce il tragico al divertente. È stata sollecitata da Lella Costa a spiegare la multipersonalità della protagonista e l’ipotesi che fosse maschile. Metteva in evidenza la libertà e la spontaneità nello scrivere e la paragona a Virginia Woolf, in particolare in Orlando. La scrittrice dice che ha iniziato a scrivere a 14 anni e leggere era la sua passione, prende come ispirazione Emily Dickinson sempre misteriosa e simbolica.
Quando Helen era alle superiori mandò giocosamente 20 pagine di un racconto a un’agenzia letteraria dalla rubrica del telefono ed ebbe stupendo come commento e divenne la bambina Icaro, romanzo fantasy che la lanciò. Mescola la cultura della Nigeria e Londra con esiti sorprendenti e si ispira anche alle detective story con Edgar Allan Poe e poi Stephen King. Traccia un percorso tra il sogno e realtà. I libri cambiano ad aprirli con donne dalle molteplici personalità disordini alimentari per esempio, bambine segrete dall’Africa e afferma: “non scrivo realismo magico. Chiamo ciò che faccio, semplicemente, storie”.
Il progetto per il futuro inverno è Paura della Primavera. E commenta “avere letto tanto mi ha influenzata con ‘800 e ‘900, unisco il senso dell’umorismo film commedia degli anni ’30 e ’40, noir, dalla commedia al dramma, universo di possibilità con amore e rispetto ma anche il nuovo”. Emerge un cambiamento nel paradigma di scrittura, una freschezza e completezza narrativa cangiante e inventiva, che invoglia a continuare a leggere. Lella Costa ha recitato pagine del romanzo Una nuova nuova me in modo coinvolgente con voce penetrante ed ha commentato lo stile naturale e polimorfo della scrittrice, ammiratrice dei Måneskin e paragonata da Lella Costa al jazz di Stefano Bollani.
Con un linguaggio sognante, virtuoso, Una nuova nuova me è un percorso profondamente introspettivo, per unire le infinite sfaccettature pirandelliane, che formano l’ Io visto come molteplice anche dalla psicologia moderna. L’Io è come un mosaico o un quadro impressionista. È una giornata per una nuova me! Kinga Sikora è una donna che cambia da lunedì a domenica. C’è una Kinga al dì: Kinga A cancella dal telefono le app; Kinga-D gode ore nella vasca da bagno e nel vino. Le Kinga dalla A alla G vivono una vita polimorfica: tra queste c’è un’organizzatrice di incontri, una profumiera e una lavavetri, tutte con vari caratteri guardati in modo introspettivo.
Almeno tre di loro sono da evitare. Nello stesso corpo, le loro personalità sono diversissime. A collegarle è il diario giornaliero che, permette loro di scambiarsi storie e difficoltà, bugie e problemi. Kinga incontra un uomo rinchiuso nel suo appartamento. E così si tende alla riduzione di una sola Kinga. Helen Oyeyemi dipinge l’individuo come una unità di membri opposti.
Barbara Baroni
