Ci sono band che fanno musica. E poi ci sono band che, nel momento in cui parte un loro riff, cambiano l’aria della stanza.
Gli AC/DC appartengono alla seconda categoria.
Nati a Sydney nel 1973 attorno ai fratelli Angus e Malcolm Young, hanno costruito una delle identità più riconoscibili della storia del rock: chitarre secche, ritmiche essenziali, batteria poderosa, un’immagine immediatamente riconoscibile e una regola non scritta che li accompagna da sempre: niente compromessi.
Ma chiamare tutto questo semplicemente “hard rock” sarebbe riduttivo.
Gli AC/DC hanno elaborato una vera e propria filosofia del rock’n’roll.
Non un’ideologia politica, attenzione. Nessun manifesto, nessun programma da seguire. Piuttosto una concezione della vita fatta di indipendenza, ostinazione, ironia, eccesso, strada e libertà. Una filosofia che trova una delle sue espressioni più forti nella figura di Bon Scott, entrato ufficialmente nella band nel 1974 dopo aver già condiviso il palco con gli AC/DC.
Scott porta con sé una componente irriverente, carnale, ironica. Nei suoi testi c’è il gusto della provocazione, ma anche una capacità straordinaria di trasformare il rock in qualcosa di fisico, quasi tangibile.
Non bisogna necessariamente cercare un significato nascosto.
A volte il significato è proprio quello che senti: alzare il volume e sentirsi vivi.
La strada è lunga
“It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘N’ Roll)” potrebbe essere il manifesto perfetto.
Il titolo dice già tutto: se vuoi arrivare in cima, la strada è lunga.
Non c’è la scorciatoia. Non c’è la promessa del successo facile. C’è il lavoro, il viaggio, il palco, la fatica.
E dentro quella canzone c’è anche una delle caratteristiche fondamentali degli AC/DC: la capacità di prendere il mestiere del rock e trasformarlo in una specie di dichiarazione d’indipendenza.
It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘N’ Roll) — Spotify
T.N.T.: nessuna intenzione di chiedere permesso
Poi arriva T.N.T.
Qui la filosofia diventa fisica, immediata, quasi infantile nella sua sfrontatezza. È l’AC/DC che non chiede il permesso di entrare nella stanza.
È energia pura.
E forse è proprio questa la loro forza: non hanno mai cercato di sembrare più sofisticati di quello che erano.
T.N.T.
Let There Be Rock
Con Let There Be Rock il discorso diventa quasi programmatico.
Il rock non viene raccontato come qualcosa da spiegare: succede.
Chitarre, amplificatori, palco, pubblico. E una band che sembra dirci che, finché esisterà qualcuno disposto a suonare, il rock continuerà ad avere un posto nel mondo.
Let There Be Rock
Highway to Hell: la provocazione
Poi c’è Highway to Hell, probabilmente il brano che più di ogni altro ha contribuito alla mitologia degli AC/DC.
Ma fermarsi al titolo sarebbe troppo facile.
La “highway to hell” è anche una gigantesca provocazione contro il moralismo: la strada scelta è la propria strada, anche quando qualcuno dall’esterno la giudica sbagliata.
È qui che l’immaginario degli AC/DC diventa più interessante: il diavolo, l’inferno, l’eccesso vengono trasformati in elementi teatrali, ironici, provocatori.
Highway to Hell
Dopo Bon Scott: Back in Black
Nel febbraio 1980 muore Bon Scott.
Per una band qualunque avrebbe potuto essere la fine.
Gli AC/DC scelgono invece di andare avanti. Brian Johnson entra nella formazione e il gruppo lavora a quello che diventerà Back in Black, pubblicato il 25 luglio 1980.
Ed è qui che la loro filosofia mostra il suo lato più serio: resistere.
Back in Black non cancella Bon Scott. È, al contrario, una sorta di monumento musicale alla sua memoria, ma anche la dimostrazione che la band può continuare senza tradire la propria identità. Lo stesso gruppo ha raccontato il disco come un lavoro nato anche in memoria di Scott.
Back in Black
For Those About to Rock: il pubblico diventa parte della band
E infine For Those About to Rock (We Salute You).
Qui accade qualcosa di bellissimo: non sono più soltanto gli AC/DC a parlare.
Il “noi” comprende chi ascolta.
La band e il pubblico diventano una cosa sola. Il concerto non è più semplicemente un’esibizione: è un rito collettivo.
Ed è forse questa la vera forza degli AC/DC dopo più di cinquant’anni: non hanno mai smesso di capire che il rock esiste soltanto quando qualcuno lo suona e qualcun altro lo ascolta.
For Those About to Rock (We Salute You)
Sei canzoni, una sola filosofia
Se dovessimo quindi riassumere gli AC/DC attraverso sei brani, avremmo:
- It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘N’ Roll) — la strada.
- T.N.T. — la provocazione.
- Let There Be Rock — la nascita del mito.
- Highway to Hell — la libertà contro il moralismo.
- Back in Black — la perdita e la rinascita.
- For Those About to Rock (We Salute You) — la comunità del rock.
Gli AC/DC sono rimasti AC/DC perché non hanno mai avuto bisogno di reinventarsi per piacere a ogni epoca.
Il mondo è cambiato. La musica è cambiata. Le mode sono cambiate.
Loro hanno continuato a fare quello che sapevano fare.
Suonare forte. Suonare insieme. E non chiedere permesso.
Forse è proprio questa, alla fine, la loro vera “ideologia”.
Paola Morandini (per Rete 180)
