Bobò – La voce del silenzio, il nuovo film di Pippo Delbono

Bobò – La voce del silenzio, il nuovo film di Pippo Delbono, è un viaggio poetico e autobiografico che ripercorre la storia dell’artista e del suo legame profondo con Bobò, figura centrale del suo teatro per molti anni. Nonostante il titolo, non si tratta della biografia di Bobò, ma di un racconto in cui la sua presenza resta viva in ogni immagine, anche quando non appare. Delbono intreccia memoria personale e creazione artistica, usando il film come un flusso emotivo in cui lo spettatore può ritrovare parti di sé.

Il film si apre con Bobò che cammina nella neve accanto a un muro di un campo di concentramento. Da lì, Delbono rievoca l’incontro avvenuto nel manicomio di Aversa, oggi in rovina: Bobò, sordomuto, analfabeta e dichiarato microcefalo, era stato internato per quarantasei anni. Il loro incontro, avvenuto durante un laboratorio teatrale, cambia le vite di entrambi. Delbono lo porta con sé, liberandolo su un palcoscenico dove Bobò scopre nuove possibilità e un mondo che gli era stato negato.

Il film attraversa anni di vita condivisa: i viaggi, la quotidianità della compagnia teatrale, i successi, le fragilità. Bobò danza, sorride, improvvisa, trasforma ogni esperienza in scoperta, irradiando energia e stupore anche a chi gli sta accanto. Delbono si interroga sul senso di quella relazione: ha salvato Bobò o è stato Bobò a salvare lui?

Attraverso un montaggio che unisce parole, immagini, ricordi e frammenti di spettacoli, il film diventa un archivio emotivo e un autoritratto dell’artista nel dolore del lutto: Bobò è morto nel 2019, e solo dopo anni Delbono ha trovato la forza di guardare le vecchie registrazioni. Bobò non è il primo racconto di questa storia – già Grido (1996) parlava della rinascita nata da quell’incontro – ma oggi la prospettiva è più fragile e incerta. Il film diventa così una riflessione sul tempo, sull’arte come atto di resistenza e sull’amore umano che attraversa e trasforma le vite.

Bobò – La voce del silenzio, il nuovo film di Pippo Delbono

Bobò – La voce del silenzio, il nuovo film di Pippo Delbono, è un viaggio poetico e autobiografico che ripercorre la storia dell’artista e del suo legame profondo con Bobò, figura centrale del suo teatro per molti anni. Nonostante il titolo, non si tratta della biografia di Bobò, ma di un racconto in cui la sua presenza resta viva in ogni immagine, anche quando non appare. Delbono intreccia memoria personale e creazione artistica, usando il film come un flusso emotivo in cui lo spettatore può ritrovare parti di sé.

Il film si apre con Bobò che cammina nella neve accanto a un muro di un campo di concentramento. Da lì, Delbono rievoca l’incontro avvenuto nel manicomio di Aversa, oggi in rovina: Bobò, sordomuto, analfabeta e dichiarato microcefalo, era stato internato per quarantasei anni. Il loro incontro, avvenuto durante un laboratorio teatrale, cambia le vite di entrambi. Delbono lo porta con sé, liberandolo su un palcoscenico dove Bobò scopre nuove possibilità e un mondo che gli era stato negato.

Il film attraversa anni di vita condivisa: i viaggi, la quotidianità della compagnia teatrale, i successi, le fragilità. Bobò danza, sorride, improvvisa, trasforma ogni esperienza in scoperta, irradiando energia e stupore anche a chi gli sta accanto. Delbono si interroga sul senso di quella relazione: ha salvato Bobò o è stato Bobò a salvare lui?

Attraverso un montaggio che unisce parole, immagini, ricordi e frammenti di spettacoli, il film diventa un archivio emotivo e un autoritratto dell’artista nel dolore del lutto: Bobò è morto nel 2019, e solo dopo anni Delbono ha trovato la forza di guardare le vecchie registrazioni. Bobò non è il primo racconto di questa storia – già Grido (1996) parlava della rinascita nata da quell’incontro – ma oggi la prospettiva è più fragile e incerta. Il film diventa così una riflessione sul tempo, sull’arte come atto di resistenza e sull’amore umano che attraversa e trasforma le vite.