Dietro le spalle

Non ho mai creduto alle tifoserie. Non mi interessa stare da una parte o dall’altra, non mi interessa gridare più forte degli altri. Mi interessa capire cosa succede quando le luci si abbassano e resta solo quello che nessuno vuole vedere. Oggi il potere non è silenzioso. Fa rumore, si espone, occupa spazio. E più si espone, più diventa fragile. Non è questione di essere contro Donald Trump. Sarebbe troppo facile. È questione di capire che quando arrivi in alto,
non sei più tu a guardare il mondo. È il mondo che guarda te. E non sempre lo fa con buone intenzioni.

Sei tracce

1. “Dogs” – Pink Floyd
Qui non c’è eroismo. Solo sopravvivenza. Chi sale troppo in alto impara a mordere. O viene morso.

2. “Working Class Hero” – John Lennon
Taglia corto. Niente illusioni. Il sistema costruisce e distrugge con la stessa freddezza.

3. “Sympathy for the Devil” – The Rolling Stones
Il potere non ha sempre il volto che ti aspetti. A volte sorride. E quello è il momento peggiore.

4. “Radio Ga Ga” – Queen
Il consenso si costruisce, si alimenta, si consuma. E poi si spegne. Sempre.

5. “London Calling” – The Clash
Non è un allarme. È già successo. Quando senti il rumore, vuol dire che è tardi.

6. “The End” – The Doors
Non è una fine spettacolare. È lenta. Inevitabile. E arriva da dentro.

Chiusura

C’è una cosa che la storia non smette mai di insegnare. Non importa quanto sei forte, quanto sei visibile, quanto pensi di avere il controllo. Se smetti di guardarti alle spalle, qualcuno lo farà al posto tuo. E non sarà lì per aiutarti.

(Paola Morandini / Rete 180)