Un terzo dell’anno trascorso davanti allo schermo. Le app più usate, il desiderio crescente di “disintossicarsi” e il dibattito in corso tra esperti e istituzioni.
7 ore e 43 minuti al giorno: ecco quanto tempo passa la Gen Z davanti allo smartphone

Stando al nuovo Gen Z Screen Time Report 2026, realizzato dalla società di ricerca DC DX, il tempo medio giornaliero trascorso sullo smartphone dai nati tra il 1997 e il 2012 ha raggiunto 7 ore e 43 minuti. In una settimana, si superano le 54 ore di utilizzo attivo, con un aumento del 6,7% rispetto all’anno precedente.
In pratica? 122 giorni all’anno passati con lo schermo in mano – più del tempo dedicato al sonno o ad altre attività quotidiane.
Le app più “assorbenti”? TikTok, Instagram… e ChatGPT
Non sorprende che TikTok guidi la classifica: oltre 10 ore settimanali di utilizzo, seguita da Instagram con più di 9 ore. Restano centrali anche YouTube e l’app Messaggi.
Ma attenzione: stanno crescendo anche le app “funzionali”, come Google e ChatGPT, salita al #14 posto nel 2025 con un balzo di 18 posizioni. Nonostante venga aperta meno frequentemente, ChatGPT viene usata per sessioni lunghe e mirate, spesso legate a studio e problem solving. Un segnale che lo smartphone non è solo intrattenimento passivo, ma anche strumento attivo, soprattutto per chi cerca risposte e soluzioni rapide.
Risultato? Disconnettersi è sempre più difficile, perché lo smartphone è anche utile.
La voglia di staccare cresce, ma come si fa davvero?
Sempre più giovani parlano di digital detox: disinstallare le app dei social, lasciare il telefono fuori dalla camera, oppure silenziarlo durante i momenti chiave della giornata.
Un aiuto concreto arriva dalle funzioni integrate nei dispositivi: ad esempio, con iOS è possibile impostare limiti giornalieri per l’uso delle app. Ma per molti non basta.
Nel suo libro How to Break Up With Your Phone, la giornalista Catherine Price propone qualcosa di diverso: capire davvero perché prendiamo il telefono in mano. Qual è il bisogno che stiamo cercando di colmare? Cosa potremmo fare al suo posto?
Francia e Australia: le prime mosse legislative contro i social
Nel frattempo, il dibattito si sposta anche sul piano politico. La Francia ha approvato una proposta di legge per vietare i social ai minori di 15 anni, seguendo l’esempio dell’Australia, che ha già attuato un divieto simile.
In Francia, l’accesso alle piattaforme sarebbe vietato non solo fuori da scuola, ma anche all’interno delle scuole superiori, dove l’uso degli smartphone è già limitato per gli studenti dagli 11 ai 15 anni. Tuttavia, diverse associazioni francesi che si occupano di tutela dei minori non sono d’accordo con il divieto assoluto, e chiedono invece che si puntino i riflettori sulle responsabilità delle piattaforme, promuovendo un uso più consapevole anziché la proibizione totale.
