La perla della musica russa per l’inaugurazione della Rassegna internazionale Trame sonore a Mantova il 29 giugno nella conchiglia della Piazza Santa Barbara con il famosissimo Concerto n. 2 in do minore op.18 per pianoforte di Sergej Rachmaninov (1873-1943). Ed ecco gli interpreti noti e valenti David Kadouch ottimo al pianoforte e Lucie Leguay direttrice d’eccezione con l’Orchestra da Camera di Mantova, che si è espressa al meglio con sinuosità e dolcezza soprattutto nel primo tempo. In evidenza gli ottoni il corno, compatti gli archi.
David Kadouch, nominato Young Artist of the Year agli International Classical Music Awards nel 2011, appare per la prima volta a Trame Sonore, con lui emerge un capolavoro toccante e romantico. Sotto la bacchetta magica di Lucie Leguay, alla guida di OCM, presente in una precedente edizione. Il Concerto conferma il suo valore culturale e artistico con l’espressione e passione dell’Orchestra.
Scritta tra il 1900 e il 1901, l’opera prese vita dopo un momento difficile per l’Autore, curato dall’ ipnosi del dottor Nikolaj Dahl. Dedicata allo stesso Dahl inizia con accordi sontuosi e coinvolgenti, per svolgersi in modo trascinante. Il secondo tempo contiene vette espressive di Rachmaninov e l’ultimo tempo è un brano proprio dell’entusiasmo dell’Autore. Il pezzo perciò è ipnotico, virtuosistico ed emozionale e adatto all’occasione.
Tempo primo Moderato e Maestoso alla Marcia, secondo movimento Adagio sostenuto dialogo dei clarinetti e flauti definito anche “lunare” e Adagio coi violini. Tempo terzo Allegro infuocato marcia in evidenza. Il concerto apre con atmosfera sentimentale e poi diviene più mosso. Il brano è stato realizzato con una bellezza da favola, con in evidenza l’orchestra e il solista coi temi noti, pieno di nostalgia e attuale. Si trova una leggenda sul notissimo secondo tema del finale. Secondo il critico Leonid Sabaneev il motivo è di un suo amico, Nikita Morozov.
All’ascolto di un brano di Morozov, sembra che Rachmaninov avrebbe detto: “Oh, ma è una melodia che avrei potuto comporre io”. “Ebbene, perché non te la prendi?”, avrebbe detto Morozov. In musicologia, viene legato al postromanticismo anche poiché la sua opera contiene vari richiami a Chopin e Liszt. Assorbe armonie e melodie simili; soprattutto, nei primi anni della sua produzione. La chiarezza chopiniana ispira variazioni, a cui è molto sensibile.
Questo avviene anche con Liszt. Emergono elementi tecnici innovatori, e trascendentali. Dall’intero corpus di Rachmaninov si sprigiona una forte passione per l’arte in grado di passare dal lato depressivo a momenti trionfali ripresi da Skriabin. Ma soprattutto l’Autore è vicino a Čaikovsky e si distingue anche per il celebre concerto Rach 3 ripreso nel film. Una scelta artistica elevata, virtuosistica che esalta a momenti ricordando la propria terra e che ha saputo trascinare il pubblico come in un sogno sottolineato da parti tematiche indimenticabili con capacità tecniche ed espressive. Una nuvola tardoromantica sublime che si staglia negli ultimi orizzonti. Ed ecco il bis grazioso da Ma mère l’oye di Ravel con il pianista e direttore a quattro mani.
Barbara Baroni
