Mantova, Trame Sonore 2025

La vicinanza tra artisti e ascoltatori, chiave di volta della interessantissima Kermesse di “Trame sonore”, si attua in modo particolare con la location mantovana della Rotonda di San Lorenzo, fatta costruire da Matilde di Canossa alla fine dell’XI sec. e antico ostensorio dei Sacri Vasi, ambientazione favolosa che esalta gli stili musicali e “l’acustica” (Oficina OCM).

Ecco la leggiadria e sublimità, esaltate dalle interpreti molto preparate e note Liza Ferschtman violino e Jennifer Stumm viola (Trama Una rotonda per due), il 30 maggio. Per iniziare il sereno Duo per violino e viola K 423 di Mozart (1756-1791). Il Duo fu composto nel 1783 a Salisburgo, insieme al Duo K. 424 sempre per violino e viola.

Dovevano essere scritti da Michael Haydn (fratello di Joseph) assente e furono affidati dall’arcivescovo Colloredo a Mozart. Il quartetto è emblematico dell’arte mozartiana e manifesta sentimenti festosi.

L’Allegro propone tre temi vivaci e vari con ritornello ed imitativo, l’Adagio anticipa elementi del Divertimento per tre archi (1788) ed è assai dolce e coinvolgente con melodia accompagnata molto espressiva, momento quasi “corale” con elaborazione toccante e commiato piano.

Ed infine il Rondò presenta modulazioni inaspettate; carezzevole e poi più mosso con terzine e moto cromatico. Poi il pezzo speciale di Bohuslav Martinů (1890-1959), raffrontato con W.A. Mozart. Ricordiamo che Martinů si ispirò proprio al citato Duo di Mozart con i Tre Madrigali per violino e viola H 313 in programma e volge lo sguardo alla musica folclorica di Bohemia e Moravia, che risuona nella sua opera.

Emerge un concatenarsi melodico e contrappuntistico nei Tre Madrigali dell’autore ceco che rievoca la tradizione del suo paese, ma con spunti legati alla scrittura europea e americana. Il nome madrigali suggerisce l’influsso dei madrigals inglesi, che erano una sua passione. Si notano i ritmi e l’unione libera di polifonia e melodia.

Il primo brano con accordi iterazione e echi popolari, poi aspetti mistici, a-solo della viola, intenso dialogare, con clou virtuosistico. Il mistero si trova nell’Andante moderato, che inizia con tremoli e trilli e narrativo. La musica è oscura e mistica sempre sonora e tesa ma anche cantabile e pizzicato (anche come di chitarra), glissez e ricorda Bach.

Il terzo brano Allegro mostra un ritmo fuggitivo, brillante, con forte tensione espressiva e caratteristico riprende il folclore soprattutto con un bel tema popolare con mordenti e bicordi e guarda ancora all’esempio eterno di Bach. I brani alternano parti Moderato e Allegro.

Si notano nell’opera di Martinů vari influssi: folk, impressionismo e neoclassicismo ispirato a Igor Stravinskij, unito al jazz: ha un carattere eclettico, con intensi contrappunti neobarocchi. Uno stile composito messo in evidenza dalle musiciste con aspetti tempestosi.

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Ancora la magia nell’ambiente privilegiato del romanico evocativo della Rotonda di San Lorenzo in Mantova per la Trama “Rotonda per due” con un percorso beethoveniano illuminato da ottimi e noti artisti: ecco Sergey Malov violino e violoncello da braccio stupendo strumento dal timbro struggente e Gyorgy Tchaidze pianoforte. Splendido insieme con accenti assai toccanti ed una visione personale dello stile beethoveniano, il 31 maggio.

Si apriva con Sonata per violino e pianoforte n. 2 in la maggiore op. 12 di Ludwig van Beethoven (1797-98), periodo iniziale delle prime Sinfonie che richiama Mozart con il leggiadro “staccato”, modello insieme a Johann Christian Bach, ma con rilievo dato al pianoforte: importanti le imitazioni, ma anche le modulazioni ricercate, gli scatti ritmici anche sincopati. Un brano che evoca distese di campi e boschi, andamento rapido ma anche disteso e imitativo, opera dialogante.

Nel tempo Allegro si ergono elementi virtuosistici e con appoggiature. Il tempo lento Andante piuttosto Allegretto oasi pensierosa espressiva e moderna è stata messa in risalto nell’esecuzione, tema con note puntate, imitativo e cromatico. Emergono sorprese armoniche e timbriche ed echi, quasi un lamento nostalgico meditativo, ove il canto si eleva con sobrietà ed eleganza. Si conclude coll’ Allegro piacevole, che con la propria fantasia scorrevole si avvicina allo “Scherzo”, con brevi fraseggi e momenti di ricerca ed appoggiature e terzine mosse.

Di seguito si stagliava con sentimento la più maturaSonata per violoncello e pianoforte n. 4 in do maggiore di Beethoven (1770-1827) che Malov ha sonato col raro violoncello da braccio meraviglioso. Si nota un approfondito dialogo strumentale e sperimentale. Infatti il genere cameristico rappresentava per Beethoven una chiave della sua opera e del suo stile in evoluzione. Nell’estate del 1815 compì una svolta stilistica con le due Sonate op. 102, in do maggiore e in re maggiore, dedicate, nella seconda edizione (Vienna nel 1819), alla cara amica contessa Marie Erdödy.

La Sonata fa parte della maturità dell’Autore, momento dei celebri quartetti e della Nona sinfonia ma segue il classicismo con un ritorno alla polifonia, pezzo che forma un “simbolo” della poetica beethoveniana.

Un nuovo stile con sonorità più ruvide e personalizzate tipiche del soggettivismo che vede l’emancipazione dell’artista e lo scavo interiore, ma ancora con descrizione della natura e col fraseggio espressivo. Il suono è stato reso scabro e denso. Il primo tempo Andante è emblematico dello Streben, l’anelare all’infinito e anticipa per così dire la “melodia infinita” coinvolgendo di continuo l’ascoltatore ed è stato elegantemente sfumato come una nuvola. Poi il Vivace ricco di scrittura accordale, ottave e di terzine mosse e imitazioni, emozionante. L’Adagio (e Allegro vivace) è fregiato con decorazioni che passano dalla espressività ed acquisiscono valore portante.

Romantiche arcate del cello e con semibiscrome cadenzali e ricorda un tappeto sonoro. (Beethoven si rivolse secondo il musicologo Martin Zenck al modello della Sonata per violino BWV 1016 in mi maggiore di Johann Sebastian Bach). L’Allegro vivace è un divertissement con tema giocoso ironico dialogato e con virtuosismo.

Così si considera la Sonata l’inizio del cosiddetto “terzo periodo” beethoveniano dal 1815 (Congresso di Vienna) al 1827, caratterizzato da innovazioni stilistiche a confronto con le opere precedenti.

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Ed ecco Šostakóvič, estimatore di Beethoven e che ha vissuto il difficile periodo sovietico, con musicisti d’eccezione. Sempre nella sacra e affascinante Rotonda di San Lorenzo l’1 giugno una trama con l’eccezionale Artist in Residence Alexander Lonquich, unito alla viola del virtuoso Lawrence Power, celebre a livello internazionale.

Šostakóvič (1906-1975) compose la Sonata per viola e pianoforte in do maggiore op.147 nel 1975 poco prima della morte. Questa sonata è assai ricca di interiorità e riflessioni, alternando con emozioni sentite della viola aspetti di inquietudine ed ironia. La Sonata è molto vasta in tre movimenti seguendo i canoni stilistici.

Si trovano spesso delle somiglianze con la Sonata per violino e piano op. 134 dello stesso Autore: vi sono tempi più lenti agli estremi, ed un Allegretto in mezzo. Nella Sonata per viola si staglia il Moderato d’apertura, assai libero. In entrambi i pezzi il tema iniziale del primo movimento si ispira ad una meditazione del pianoforte, anticipato da suoni pizzicato della viola.

Dopo l’ingresso del pianoforte il primo tema passa dall’uno ad altro strumento, spesso in quattro quarti; anche nelle dinamiche si trova una simile alternanza crescendo e diminuendo tra i due strumenti ben affiatati. Emergono nell’insieme molti effetti pizzicati, glissando, tremoli sul ponticello della viola e uso del cromatismo eseguiti in modo assai virtuosistico e originale.

Si nota che tutto il brano esplicitava elasticità e potenza sonora alternata a timbri vellutati. Il secondo movimento della Sonata per viola è l’Allegretto, gran parte in si bemolle minore. Apre il pianoforte con lo staccato, la viola crea una elevata melodia ispirata al neoromanticismo e aspetti neoclassici, ma chiaramente con la base d’un canto popolare russo. Tutta la Sonata usa cellule tematiche comuni.

L’Allegretto assomiglia ad un Rondò, vi sono parti distese come di Trio. Cambiano molto i ritmi, ma la base è due quarti: gli interpreti raggiungono estremo virtuosismo sia della viola sia del piano ed eco profondo. Si immaginano la steppa e la lontananza legata a momenti folclorici e con dissonanze.

Seguiva il Finale Adagio, nella prevalente tonalità di do maggiore. Un’ampia e bella melodia della viola anche a-solo. Emergono gli arpeggi del pianoforte. Si notano cellule melodiche e sentimenti beethoveniani, evocati dal ricorrere degli incipit di frammenti tematici o più spesso ritmici, si afferma così il “Beethoven in memoria” di cui l’autore aveva parlato al violista Druzinin durante la composizione e si denotano approfondite conoscenze sullo strumento della viola.

Il Finale è una meditazione introspettiva, un accommiatarsi dalla vita. Così nel terzo tempo viene liberamente citata la Sonata Al chiaro di luna di Beethoven (come ha ricordato Alexander Lonquich). Ed infine nel terzo tempo ultimi segni della Sonata come un intenso pensiero, commovente (anche a-solo della viola) quando l’autore era consapevole di essere vicino alla morte, ancora tensione ed ultimo eco di Beethoven.

Il Finale presenta l’universalità di sentimenti malinconici. Ricordiamo che la Sonata è dedicata a Fjodor Druzinin, uno dei maggiori violisti sovietici e membro del “Quartetto Beethoven”. Šostakovič è morto il 9 agosto (ricordiamo il cinquantesimo dalla morte) e non riuscì purtroppo ad ascoltare il suo ultimo brano.

La prima esecuzione con Fyodor Druzhinin e Muntian il 25 settembre, anniversario della nascita del compositore, e poi il 1º ottobre. Uno dei compositori più influenzati da Beethoven è proprio Šostakovič, Il movimento lento della Quinta sinfonia di Šostakovič rammenta la Nona di Beethoven per esempio.

Lonquich nota come Šostakovič fosse “ossessionato dalle citazioni oniriche e libere ad esempio di Richard Wagner e Gioachino Rossini Guglielmo Tell” e poi Siegfried, con la tecnica del Leitmotiv, Tristano e l’autore russo M. I. Glinka. Prima della Sonata per viola gli interpreti hanno eseguito la Trascrizione per viola e piano della Sonata Al chiaro di luna del celebre compositore inglese Edwin York Bowen (1884 –1961) con effetto romantico e interessante a confronto con la Sonata di Šostakovič, quadro immaginifico.

Una serata irripetibile sulle note notturne, dal chiarore lunare con movimenti e sentimenti, affetti ed effetti, messi in rilievo dal Duo intellettuale e intensamente espressivo. Notiamo un filo conduttore di Una rotonda per due da Mozart a Beethoven, a Martinů fino a Šostakovič che rende continua la trama musicale.

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Ricordiamo che è terminata la XIII edizione di Trame Sonore, come di solito, con l’Orchestra da Camera di Mantova diretta al pianoforte dall’Artist in Residence Alexander Lonquich, presso il rinnovato Teatro Bibiena. Hanno eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Ludwig van Beethoven che è stato composto nel 1800, ma fu probabilmente abbozzato già nel 1797. È formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro con brio (in 4/4)
  2. Largo (in 3/8, Mi maggiore)
  3. Rondò: Allegro (battute in 2/4)

La prima assoluta fu al Theater an der Wien il 5 aprile del 1803, con lo stesso Beethoven al piano. Un’opera di transizione: “l’espressione, nel dialogato è più tragica, l’aura tende verso il Romanticismo”. (Oficina OCM). Si notano contrasti orchestrali e il pianismo forte e vellutato già da Lonquich dimostrato nella Sonata di Šostakovič e si ricorda l’importanza dei clarinetti e delle cadenze nella struttura compositiva.

Barbara Baroni