Corey Hart

L’energia del rock e l’anima synth-pop- L’approccio vocale e musicale di Corey Hart

Quando si parla di Corey Hart, la memoria collettiva corre immediatamente al grande successo del 1983 “Sunglasses at Night” o all’iconica ballad “Never Surrender”. Tuttavia, ridurlo a semplice popstar anni ’80 sarebbe riduttivo. Il cantautore canadese ha sempre incorporato un’anima marcatamente hard rock e pop-rock nei suoi lavori, distinguendosi per un’attitudine interpretativa graffiante, viscerale e ricca di patos.

La vocalità: Tra rabbia giovanile e sensibilità rock

Il marchio di fabbrica di Corey Hart risiede nel suo registro vocale versatile. Se da un lato domina i toni caldi e confidenziali tipici della synth-wave e delle ballad, dall’altro sfoggia un graffio vocale grintoso, con acuti potenti e un vibrato serrato che richiama la tradizione dell’arena rock e dei grandi frontman dell’epoca. La sua presenza scenica e la sua scrittura risentono fortemente delle influenze del rock classico, portando una carica di tensione ed energia anche nei brani dominati dai sintetizzatori.

Nei suoi album — da First Offense (1983) a Bang! (1990) fino a Attitude & Virtue (1992) — il chitarrismo distorto, i ritmi di batteria incalzanti e la voce graffiata e sofferta creano un ponte perfetto tra il mondo del pop e quello dell’hard rock melodico.

Traccia d’ascolto consigliata: 6 brani chiave

Per comprendere appieno la sfumatura rock ed energetica del suo percorso, ecco sei tracce fondamentali da ascoltare:

  1. “Sunglasses at Night” (First Offense, 1983)
    1. Perché ascoltarla: È il brano che lo ha lanciato in tutto il mondo. Nonostante la forte matrice new wave e synth-pop, il riff di chitarra incalzante e il timbro vocale misterioso e deciso stabiliscono subito la sua attitudine grintosa.
  2. “Boy in the Box” (Boy in the Box, 1985)
    1. Perché ascoltarla: Title track dell’album di maggior successo di Hart. Il brano offre una sezione ritmica serrata, chitarre rock ben presenti e un’interpretazione vocale carica di rabbia e determinazione giovanile.
  3. “Dancin’ with My Mirror” (Fields of Fire, 1986)
    1. Perché ascoltarla: Uno dei pezzi più ritmati ed energici del disco Fields of Fire. Qui Hart spinge il motore del rock anni ’80 al massimo, tra chitarre distorte e una linea vocale graffiante perfetta per i grandi stadi.
  4. “Spot You in a Coalmine” (Young Man Running, 1988)
    1. Perché ascoltarla: Estratto dall’album Young Man Running, questo brano mostra una maturazione verso sonorità blues-rock e pop-rock vigorose, mettendo in mostra un uso della voce dinamico e potente.
  5. “Bang! (Starting Over)” (Bang!, 1990)
    1. Perché ascoltarla: All’inizio degli anni ’90, Hart accentua le sonorità più ruvide ed elettriche. Questo brano ha un’impronta hard rock melodica molto marcata, guidata da chitarre elettriche in primo piano e un canto d’impatto.
  6. “Black Cloud Rain” (Corey Hart, 1996)
    1. Perché ascoltarla: Tratto dal suo album omonimo degli anni ’90, è un pezzo rock alternativo intenso e cupo dove la voce di Hart si fa drammatica e sofferta, confermando la sua capacità di evolversi rimanendo legato alle radici del rock.

Paola Morandini (x Rete 180)